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Quale meraviglia nel contemplare la bellezza di un tramonto o di un fiore, la vastità di un cielo terso o di una notte stellata, la calma di un lago o la voce del silenzio. L’estate ci dà modo di sperimentare tutto questo e di scoprire come la contemplazione sia sorgente di dialogo continuo con Dio, con gli uomini, con la Creazione. A volte fermare lo sguardo prende il fiato e l’anima, perché significa toccare con il cuore l’eterna sapienza di Dio che continua a regalarci a piene mani la sua perfezione d’amore. Nel libro Dio piantò un giardino e vi collocò l’uomo, a cura dell’USMI Nazionale e pubblicato da Edizioni Messaggero, troviamo un confronto di idee ed esperienze sul tema del rapporto tra l’essere umano e l’intera creazione; senza dimenticare il ruolo che l’uomo svolge all’interno del mondo in quanto responsabile del creato. Apre la riflessione l’esperienza di un monaco che attraverso l’ascolto e la contemplazione impara a consegnarsi totalmente ai progetti di Dio. Un Dio che fin dalle origini manifesta la sua simpatia per il mondo, che è appassionato alle vicende umane tanto da coinvolgersi in esse: parla, soffre, minaccia, gioisce. Una buona parte del libro è dedicata al cuore, base e radice di ogni persona, luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo, simbolo della forza vitale, ma anche tanto fragile di fronte al male e al peccato, ferito dall’orgoglio, dalla superbia e dalla vanagloria. Ancora una volta la conversione della mente e del cuore si rende necessaria, non solo per il benessere del singolo, ma per la salute della comunità e di conseguenza del cosmo. Ci vengono poi indicati dalla Bibbia, dai Padri e dalla Tradizione della Chiesa i mezzi per purificare il cuore dalle sue passioni: la fede, la preghiera, la contemplazione, la vigilanza. La purificazione del cuore, apre ad atteggiamenti nuovi e fraterni: solidarietà, misericordia, servizio; è la capacità di riversare ciò che si è ricevuto: beni, intelligenza, tempo, amore. Non dimenticandoci di un prezioso consiglio dettato da San Bernardo: “Se sei saggio ti mostrerai conca e non canale. Il canale, quasi istantaneamente riceve e riversa, la conca invece attende fino a quando è ricolma e condivide. Oggi nella Chiesa ci sono molti canali e poche conche. Molti vogliono effondere prima di aver ricevuto, più disposti a parlare che ad ascoltare, pronti ad insegnare quello che non hanno imparato, impazienti di dirigere gli altri, essi che non sanno governare se stessi”.
Rosaria G. |