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LA LETTERA DI GIUDA
Non ci dilungheremo molto nel leggere la lettera di Giuda. Questo scritto è molto breve e non presenta un grande sviluppo di temi. Potremmo quasi dire che si tratta di una predica molto forte rivolta ai cristiani perché si guardino dagli errori di dottrina e di comportamento di alcuni “impostori” (v. 18), che potevano traviare la comunità. Inoltre lo studio che abbiamo fatto della Seconda Lettera di Pietro ci aiuta a comprendere la Lettera di Giuda: il contenuto infatti è simile e gli avversari contro cui combatte Giuda sembra che abbiano gli stessi comportamenti e le stesse idee degli avversari combattuti dalla Seconda Lettera di Pietro. Inoltre gli esempi di punizione divina, richiamati per minacciare di castigo severo gli empi, sono quasi uguali sia in Giuda che nella Seconda Lettera di Pietro, perciò rimandiamo allo studio precedente per il commento. Ci soffermiamo invece a notare alcune differenze. Anzitutto l’intestazione. Chi è questo Giuda che si presenta come “servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo” (v. 1)? Il nome Giuda era tra i più diffusi al tempo di Gesù. Dopo l’esilio babilonese il nome era stato usato quasi come una fiera rivendicazione dell’appartenenza alla pura razza ebraica, che aveva il suo fulcro nella tribù di Giuda, la tribù del re David, la tribù da cui doveva sorgere il Messia. |
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| una parentela più stretta con Giacomo che non con Gesù? Sono tutte ipotesi che non possono trovare risposta. Ci accontenteremo di dire che il nostro autore, menzionando Giacomo, si lega alla cerchia dei parenti di sangue di Gesù ed alla tradizione cristiano-giudaica, che vede in Giacomo il suo rappresentante. Forse potremmo anche vedere una rivendicazione di una linea cristiana più legata alle origini giudaiche che corre parallela con quella più aperta al mondo pagano, rappresentata da Pietro e Paolo e dal resto del collegio apostolico storico, cioè coloro che hanno seguito Gesù durante la sua vita terrena. Se questa ipotesi fosse vera renderebbe più comprensibile un altro particolare di questa Lettera che crea un problema teologico. Giuda al v. 9 cita come prova di ciò che vuole insegnare un testo apocrifo. Com’è possibile che un autore ispirato non si appoggi sull’autorità delle Scritture ispirate, ma su quella di un testo che né la Chiesa né la Sinagoga riconoscono come ispirato? Ed il fatto che sia citato da un autore canonico dà valore di testo sacro a ciò che cita? Tuttavia dobbiamo semplicemente dire che il nostro Autore è solo debitore della cultura giudaica del suo tempo, dove questi testi apocrifi erano letti e diffusi. PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) Quali criteri di appartenenza nelle nostre comunità: quelli secondo la carne (come i “fratelli del Signore”) o secondo lo Spirito ed in obbedienza alla Parola di Dio? Il rischio corso dalla comunità primitiva è sempre presente! Don Marco Renda |