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L’APOSTOLATO DELL’ANNUNZIATINA
NEL PENSIERO DI DON ALBERIONE (III)
(5)

 

In occasione degli Esercizi del 1959 a Cinisello, Don Alberione diceva alle Annunziatine: “Perché chiamarsi Annunziatine? Non è a caso. Il fatto dell’Annunciazione e, quindi dell’incarnazione del figlio di Dio, è il più grande fatto della storia, perché allora comincia la nostra redenzione. Perciò Annunziatine vuol dire stare nel centro della storia e nell’inizio della redenzione. È il più bel nome”(MCS, 180). Essere collocate al centro della storia della redenzione richiama da vicino Colei che a questa storia ha dato origine con il suo “fiat”. La Madonna è per tutti i consacrati un modello, ma in modo particolare per noi Annunziatine è davvero Madre, Maestra e Regina. È Colei alla quale guardare per poter vivere ed incarnare nella fedeltà la vocazione alla quale siamo state chiamate. Indicativo e fondamentale al riguardo è l’articolo del nostro Statuto che dice: “Per comunicare all’uomo la pienezza del mistero, i membri dell’Istituto vivono e operano nel Cristo integrale... come lo ha vissuto San Paolo, nel clima della Vergine, Regina degli Apostoli” (Statuto, II, 6.1). Non basta che viviamo ed operiamo in Gesù Divino Maestro, Via, Verità e vita cosi come l’ha vissuto San Paolo – cioè con la sua stessa passione e intensità – ma è necessario che tutto sia volto e si sviluppi in un “clima” particolare: il clima della Vergine Maria. Essere Annunziatina significa vivere in questo clima, penetrare e far proprio il mistero della vita di Maria, quelli che furono i suoi sentimenti. Il Primo Maestro associandoci al mistero dell’Annunciazione, è come se ci invitasse ad abitare nel cuore della Vergine Annunziata per imparare, direttamente da Lei, a vivere da vere Annunziatine. La Famiglia Paolina, di cui facciamo parte, ha un raggio di apostolato molto ampio; è come una iniziativa universale. «Per mezzo delle pubblicazioni noi raccomandiamo e promuoviamo tutto, tutti gli apostolati, tutti i mezzi che servono per elevare l’uomo, per formare i cristiani e dare anche tutto quello che è buono secondo San Paolo: “Tutto quello che è vero, puro, giusto, santo sia oggetto

dei vostri pensieri. Quello che da me avete imparato, ricevuto, udito e in me veduto, mettetelo in pratica (Fil 4,8-9)”» (MCS 486). Ma l’Annunziatina, nella sua specificità è aperta a tutte le forme di apostolato che corrispondono alle personali inclinazioni, anche quando occorre “occupare incarichi di importanza e responsabilità”. Nella nostra realtà sociale ed ecclesiale è più che mai necessaria ed urgente la presenza di persone oneste, che sappiano accollarsi responsabilità e decisioni valide per sé, ma soprattutto per gli altri. L’Annunziatina è chiamata a tenere presenti le direttive, lo spirito e i metodi della Famiglia Paolina, il cui fine è “salvare le anime”. Se possibile, privilegiare tutti quegli ambiti che ci permettono di operare con i mezzi della comunicazione sociale. Potremo non solo lavorare nella radio o in tv, ma addirittura erigere emittenti radio, televisive, e siti internet. Un valido apporto sarà la propaganda e la distribuzione di libri, riviste, prodotti audiovisivi e multimediali… ed altri mezzi ideati dal progresso tecnico che possano servire per edificazione della Chiesa e della società. Poi ancora: l’animazione della celebrazione della “giornata” annuale dei mezzi di comunicazione sociale, la diffusione della Sacra Scrittura, la lettura del Vangelo nelle famiglie, la partecipazione attiva alla liturgia, lo studio del catechismo, la recita del santo Rosario nelle famiglie (cfr. Statuto IV, 5).
È inoltre vero apostolato far conoscere la nostra vocazione, perché altre giovani si consacrino a Dio nell’Istituto. Se siamo contente di amare Dio e di annunciarlo ai fratelli la nostra gioia dovrà manifestarsi; la più bella “pubblicità” per l’Istituto sarà il nostro sorriso, la serenità del nostro vivere quotidiano. Come si può vedere le possibilità che abbiamo sono infinite, e sono tutte buone, ma occorre saper scegliere ciò che è più urgente e utile. Sfruttare inoltre la nostra secolarità per giungere là dove altri non arrivano; la nostra vocazione ci chiama ad operare agli avamposti, “in prima linea”. Non abbiamo paura perché, se viviamo nella fedeltà, la grazia ci è data in abbondanza. Leggiamo nello Statuto: «Dietro l’impulso dello Spirito Santo”, per imitare più profondamente la forma di vita “che il figlio di Dio abbracciò quando venne nel mondo per fare la volontà del Padre e che propose ai discepoli che lo seguivano”; per “compiere efficacemente e dovunque l’apostolato e per ottenere i frutti dello Spirito” e “tendere alla perfezione della carità”, professano mediante voti riconosciuti dalla Chiesa, i Consigli Evangelici di castità, povertà e obbedienza, ordinando la loro vita secondo il presente statuto» (Statuto, I, 12). Le Annunziatine devono essere donne di grande fede, di grande amor di Dio, dotate di una volontà ferma e di grande spirito di iniziativa necessario per compiere un apostolato in cui molto è lasciato all’iniziativa personale.
Persone che si lasciano coinvolgere dall’amore di Cristo e ne seguono le orme con la passione del cuore, perciò anche capaci di far “vedere” Dio attraverso la loro esperienza di vita, unicamente con la loro presenza. Per fare apostolato “bisogna essere persone generose, inventive, umili, delicate, pronte, inesauribili nelle iniziative, riguardose. L’apostolato fatto con amore, con invenzione e mezzi sempre nuovi, da una parte è faticoso… ma frutta merito, pace e benedizione” (HM VI 219-220). I doni che abbiamo ricevuto gratuitamente da Dio come Annunziatine sono molti, Basta riflettere con calma sul primo capitolo dello Statuto. Innanzi tutto l’Istituto è aggregato alla Società San Paolo; quindi partecipiamo alla grazia del sacerdote e dell’opera dell’evangelizzazione. La secolarità ci permette di testimoniare il Vangelo nel mondo e di esercitare l’apostolato “operando dall’intimo della realtà terrene” (Statuto, I, 1). Proprio perché aggregate alla Società San Paolo e inserite nella Famiglia Paolina siamo invitate a diffondere il messaggio della salvezza principalmente secondo l’apostolato e lo spirito della Società San Paolo. Siamo invitate a vivere e far fruttificare il carisma di Don Alberione all’interno della Chiesa. La forza della nostra azione apostolica scaturisce anche dall’essere associate allo zelo sacerdotale. In proposito il Fondatore è molto chiaro e dissipa eventuali remore, se dovessero essercene ancora: “Voi siete chiamate a cooperare al Sacerdozio facendo un apostolato con essi. Voi Partecipate dello stesso loro ministero… perché insegnate… la dottrina di Cristo.
L’anima del vostro apostolato dev’essere il Sacerdozio che per voi è rappresentato dalla Società San Paolo. Bisogna che questo ci unisca a Gesù Cristo Ostia: la vostra vita dev’essere offerta con Cristo. Sarete consofferenti, compredicanti, concatechizzanti. Questa partecipazione al Sacerdozio di Cristo, attraverso la Pia Società San Paolo è nell’essenza della vostra istituzione: “chiamate in aiuto alla Chiesa” (HM III, 140-142). “Tieni sempre presente la tua missione come la stella del tuo cammino, ideale della vita, ragione della tua esistenza, oggetto del rendiconto del giudizio particolare. Vivi per essa, pensa, lavora. Concentra tutte le tue forze nella sua riuscita. Non disperdere altrove intelligenza, tempo, denaro, ingegno, cuore. Non lasciarti abbattere da ostacoli, sacrifici, incomprensioni. Nel richiamo della decisione che un giorno hai preso dopo la preghiera, riflessione, consiglio, ritroverai te stesso, ritroverai coraggio e forza a perseverare” (CISP, pg. 1094). Solo se siamo fedeli ad un serio programma di vita e di preghiera ispirato allo Statuto riusciamo a vivere la nostra stupenda vocazione e ad essere “testimoni” credibili del Maestro Divino.

Angela A.

 

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