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“Acquista la sapienza, acquista l’intelligenza, non dimenticare e non ti allontanare dalle parole della mia bocca” (Proverbi 4,5-6). Questi versetti racchiudono l’anima del pensiero educativo ebraico; l’intelligenza da conquistare è in ebraico la bynah, cioè la capacità di comprendere, di esplorare, di considerare con prudenza il reale, di scrutarlo e percepirlo nei suoi significati. Accanto a questo percorso, che richiede dedizione e impegno, ci sono il precetto del ricordo, la fedeltà all’ascolto e alla Parola di Dio, l’accettazione di una certa disciplina. Miriam Cimnaghi, docente di ebraico biblico e guida biblica in Israele, nel libro A Spasso tra le lettere ebraiche edito dalle Dehoniane, ci presenta la pedagogia ebraica fatta di consigli, ammonimenti, rimproveri, esempi, certa che da questo testo ogni educatore o insegnante possa trarre stimoli e riflessioni per il proprio lavoro. L’opera educativa è un’avventura i cui risultati talvolta possono essere deludenti, ma va sempre affrontata con coraggio e determinazione. L’insegnante deve saper guardare oltre, senza confini, con l’occhio di Dio per poter alimentare continuamente la mente e il cuore degli studenti. E non deve stupire che nel pensiero ebraico si consideri Dio come educatore, maestro, padre, quindi modello di riferimento per ogni pedagogo. Attraverso brani biblici, passi del Talmud, la tecnica del Midrash, aneddoti di vita e i 48 gradini per accedere alla Torah, vengono presentate diverse strategie educative. Quella dell’ascolto e della memoria, della domanda e della ripetizione, della diversità e dell’umorismo, dell’immaginazione creativa e della discussione. Non mancano poi suggerimenti pratici come l’imparare a benedire e a gioire delle semplici gioie, come il pio ebreo che due volte al giorno ricorda: “Deporrai davanti al Signore il tuo cesto e gioirai con il levita ed il forestiero che è in mezzo a te”. Il non perder tempo, ma anche il non arrabbiarsi poiché “una parola gentile allontana la collera, una
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