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PRIMA LETTERA A TIMÒTEO
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1Tm 2: la carità condizione per una preghiera autentica Con il capitolo 2 della Prima Lettera a Timòteo inizia l’esposizione di un codice di comportamento rivolto a diverse categorie di persone, simili ad altri presenti nel Nuovo Testamento, specialmente nelle lettere apostoliche. Spesso questi codici si presentano come codici familiari, cioè con indicazione per i vari membri della famiglia nel loro ruolo di mariti, di mogli, di figli o di servi. Nel nostro caso si tratta piuttosto di un codice ecclesiale, cioè rivolto alle persone riguardo al ruolo che esercitano nella comunità cristiana. Questo sarà più evidente nel capitolo 3, quando l’Autore rivolgerà la sua istruzione normativa ai vescovi ed ai diaconi. Nel capitolo 2 egli si rivolge agli uomini ed alle donne, ma dà loro indicazioni sul comportamento da tenere nell’assemblea liturgica, più che su cose riguardanti la vita domestica. Tuttavia le due realtà, ecclesiale e domestica, non sono del tutto distinguibili. Il culto cristiano infatti è soprattutto un culto dell’esistenza. Perciò la norma liturgica trapassa naturalmente in una indicazione di comportamento morale e personale. Potremmo forse dire che proprio in questo sta la novità e la specificità del codice della 1Tm, cioè nel fatto che rende evidente che il culto è celebrato bene quando è manifestazione di una vita santa, vissuta nell’amore fraterno e nell’obbedienza a Dio, e che la vita dei credenti si svolge tutta davanti a Dio, per cui il presentarsi a lui nel culto è solo il manifestarsi della verità più intima di tutta l’esistenza. La prima indicazione che Paolo dà, è la viva raccomandazione alla preghiera. Una raccomandazione solenne, in cui si specificano quattro forme dell’orazione: domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti. Difficile dire se chi dà queste prescrizioni intende specificare quattro tipi diversi di preghiera, o si tratta solo di conferire importanza e forza all’esortazione ribadendo con ben quattro sinonimi lo stesso concetto. |
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| loro affidato goda dei benefici di una società giusta e pacifica. Questa preghiera asseconda la volontà di Dio, che vuole la salvezza di tutti. Traspare qui un’idea globale di salvezza, una salvezza che coincide con lo shalom biblico, cioè la pienezza di tutti i beni spirituali e materiali che permettono di vivere una vita santa e serena. Ma l’affermazione della universale volontà salvifica di Dio trapassa questo senso e ci apre ad una visione positiva dell’azione di Dio nel mondo. Dio non vuole la rovina di nessuno. Dio ha uno sguardo sereno e fiducioso verso tutti, per i quali ha realizzato le condizioni di salvezza nella mediazione di Cristo offerto in riscatto per ogni uomo. È così esclusa ogni idea settaria ed elitaria, ogni forma di predestinazione e di elezione escludente. Se Dio ha un popolo eletto è solo perché esso sia la porta di accesso a tutti i popoli, lo spazio aperto di salvezza in cui tutti sono chiamati ad entrare. Per questo gli eletti pregano costantemente, con una preghiera che impegna e da forma a tutta la loro esistenza. L’umanità degli eletti continua ed attualizza l’unica mediazione, quella di Cristo Gesù. Egli qui è definito dalla sua condizione di uomo perché tramite la sua vicenda umana si compie l’opera della salvezza. Qui l’Autore si pone sulla linea teologica della Lettera agli Ebrei, che discostandosi dalle concezioni ellenistiche della mediazione del Logos in quanto intermediario tra Dio e la creazione, lega il sacerdozio di Cristo alla sua incarnazione che si compie nell’assunzione della morte in espiazione ed a vantaggio per tutti. Per questo le condizioni richieste per la preghiera sono condizioni non rituali, ma esistenziali. I cristiani devono pregare “alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemica”. PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) La preghiera è relazione di carità con Dio e con il prossimo: come curo di rendere pura questa relazione per una preghiera autentica? 2) Il cristiano è chiamato alla responsabilità per il bene del mondo: quale cura può esercitare il cristiano nella politica, per una società più giusta e fraterna? 3) La sobrietà della spesa per se stessi e la solidarietà: come condurre stili di vita più sobri e come promuoverli nella Chiesa e nella società? 4) Quali spazi si aprono oggi alle donne nella Chiesa in obbedienza allo spirito di ciò che Paolo scrive, più che alla lettera legata al suo contesto culturale? Don Marco Renda |