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CRISTO VIVE IN ME

 

Nella convinzione che le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio, a fondamento di una fervente attività apostolica, il beato don Giacomo Alberione ha posto – per lui e per tutti i membri della Famiglia Paolina – la sequela di Cristo Maestro Via, Verità e Vita e una intensa vita spirituale. La sua spiritualità affascina e appassiona ancor oggi chi a lui si avvicina. È il caso di Giuseppe Forlai, sacerdote della Diocesi di Roma e docente di Teologia presso l’Istituto di Spiritualità della Pontificia Università Gregoriana. Nelle pagine di Cristo vive in me, edito dalle Paoline, ci offre un’attenta lettura dell’esperienza spirituale del nostro Fondatore racchiusa nel Donec Formetur, cogliendone le linee essenziali. Per don Alberione nel Vangelo, nel ritmo dell’anno liturgico e nelle verità più semplici e comuni del catechismo, si nasconde un tesoro inesauribile, capace di condurre il cristiano alla perfezione del suo stato. Per Alberione si vive “con” e “per” il Maestro al fine di trasformarsi “in” Lui durante tutto il cammino della vita, per poter dire un giorno con San Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me”.
E perché lo Spirito Santo possa realizzare tutto questo, è necessario santificare la mente, illuminare la volontà, unificare il cuore, presentando la nostra umile e fiduciosa offerta: “Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo”. Nell’esporre le tre tappe del Donec Formetur, l’autore riporta innumerevoli assonanze di pensiero con grandi Santi: da Agostino a Francesco di Sales, da Teresa d’Avila a Giuseppe Cottolengo, dalle Fonti Francescane a Charles de Foucauld, fino ai giorni nostri con Divo Barsotti. Madame Guyon, esponente di spicco della spiritualità francese del secolo XVII, così commentava la dottrina paolina della cristificazione: “Gesù Cristo – se uno gli si abbandona e lo segue in quanto Via, lo ascolta in quanto Verità, poiché è Colui che ci anima in quanto Vita – s’imprime Lui stesso nell’anima di costui, e gli fa portare tutti i propri stati. Portare tutti gli stati di Gesù è cosa assai più

grande che farne oggetto di meditazione. San Paolo portava nel proprio corpo gli stati di Gesù Cristo: io porto – dice – sul mio corpo i contrassegni di Gesù; ma non dice che ci ragionava su”.

Rosaria G.