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LE ANNUNZIATINE DELLA SARDEGNA

 

Anche quest’anno abbiamo vissuto l’inizio dell’anno apostolico (“mandate per l’annuncio”) in un clima mariano ad Oristano, vicino al santuario della Madonna del Rimedio dove, per il Convegno di zona, le care suore Giuseppine ci hanno accolto nel loro Centro di spiritualità. Il Convegno di zona è più che un ritiro allargato perché Maria ci chiama attorno a sé come al cenacolo, distribuendo copiose grazie per andare ad annunciare il Signore Risorto nelle strade che Lui, Gesù, ci indicherà: ovviamente cogliere in un colpo d’occhio tutte le Annunziatine della Sardegna, “vecchie e nuove”, fa bene al cuore. Sabato 14 Settembre, l’ora di adorazione, nucleo propulsore della nostra spiritualità, è stata illuminata dalla Parola della Prima Lettera ai Corinzi, 12,12-25 che don Gigi ci ha “spezzato” per poter essere accolta meglio nella nostra mente, nella nostra volontà, nel nostro cuore. Essa ha fatto luce nei recessi della nostra coscienza là dove s’annida sempre la Verità: l’esaltazione della Santa Croce è l’esaltazione del “niente”, seguendola si va controcorrente perché nel mondo non si esalta il niente, ciò che non conta e non appare. Il tema dell’unità che la Parola ci ha proposto va di pari passo con la benevolenza, il prendersi cura dell’altro, abolendo la carnalità cioè l’uomo vecchio con la sua maldicenza-invidia-gelosia. La dignità di un cristiano non deriva dalla funzione svolta nella Chiesa ma dalla partecipazione, dalla convocazione; l’importante è non mettersi fuori dalla Chiesa, quindi vivere la comunione: in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nei nostri gruppi. Il corpo di Gesù, il Bambino che Maria ha concepito e dato al mondo è intero, vitale, non è stato un aborto, non ci è stato dato a pezzi ma intero: così è la Chiesa; così siamo noi singolarmente e come gruppo: dobbiamo dare Gesù intero, vitale, non a pezzi. Gesù nella Parola della seconda adorazione che abbiamo vissuto (Gv 17,15-24) viene incontro alla nostra fragilità con la sua preghiera sacerdotale dove intercede per noi presso il Padre affinché ci custodisca dal maligno, dal diavolo, da colui che divide: basta una parola per dividerci tra noi. Gesù in Mt 12 ci dice che di ogni parola vana che gli uomini diranno dovranno render conto il giorno del giudizio: tutte le

parole sono pesate, ci portano in alto o in basso. La nostra missione è quella di comunicare vita e la vita è solo Gesù (intero). Comunicare vita con il pensiero, l’amore, volontà di stabilire rapporti vitali tra gli uomini, tra noi, l’agire come Gesù, far vivere Gesù in noi: ne consegue che bisogna amare il raccoglimento, il silenzio. “Fatevi una santa solitudine perché Dio parla nella solitudine. Non basta essere in clausura: le suore di clausura sanno spesso più notizie degli altri. Bisogna farsi una clausura nel cuore, altrimenti dove parla Gesù?” (FSP 41, p. 288). “Io e il Padre siamo una cosa sola; voglio che anche loro siano con noi”: Gesù, facendosi uomo, ha portato tutta l’intimità di Dio Padre con sé nella vita umana. Il Vangelo di Gesù è il Vangelo dell’intimità e tanto più questa intimità la domanda ai consacrati, da cui l’obbligo a tutti i Paolini dell’adorazione quotidiana perché il Padre e il Figlio nello Spirito Santo desiderano comunicarsi a noi portandoci nella loro intimità. Il raccoglimento interiore è condizione primaria per la vita spirituale, dobbiamo essere anime adoratrici che amano il raccoglimento perché staremo e faremo felici. Il Convegno di zona è un momento irrinunciabile nella presa di coscienza della “vera” appartenenza alla Famiglia Paolina e lo spirito di famiglia si costruisce anche vivendo in raccoglimento e convivialità questo dono del Signore. Alla fine della giornata, con il rosario, abbiamo affidato noi stesse, la nostra vocazione e tutta la Sardegna alla nostra Regina Maria perché non ci perda d’occhio e allontani da noi il tarlo della dissipazione.
A metas annos chin salude!

Marisa V.