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SAN PAOLO MODELLO DEL RELIGIOSO

 


In “Si vis perfectus esse”, da p. 150 a p. 153, è riportata una meditazione (n° XV) di don Alberione ai Sacerdoti della Pia Società S. Paolo, in cui egli presenta S. Paolo come modello di vita per tutti i consacrati, sia per quelli di vita attiva che di vita contemplativa, cioè attività e contemplazione ben armonizzate.

Ci accostiamo questa sera al nostro Padre San Paolo, per ascoltarlo sulla vita religiosa. La sua vita è modello di vita religiosa. Lo abbiamo già meditato, lo recitiamo nella coroncina. Il nostro Padre San Paolo, dal Paradiso ci sia abbondante di grazie; Egli, che è custode della nostra Casa, sia per noi l’esemplare, il Dottore del Divin Maestro, il Padre e Patrocinatore della [nostra] causa.

1. San Paolo modello di vita religiosa?

Sì. È modello di vita contemplativa, di vita attiva, di vita mista. 1° La vita contemplativa è costituita dall’orazione, dalla virtù, dai voti. San Paolo visse nello spirito di orazione; convertito, lo zelo lo portò subito a predicare, ma poi si ritirò e fece anni di ritiro nel deserto e a Tarso, dove si diede allo studio, ma più di tutto alla preghiera e alla contemplazione delle cose sante, come i religiosi di maggior austerità, come San Basilio e San Girolamo; [contemplazione] unita alla penitenza. Il Signore l’unì a sé così che gli rivelò le cose che egli apprese direttamente da Gesù Cristo. Si scrisse perciò che San Francesco nella contemplazione fa eco a San Paolo, tanto che la predicazione di San Francesco e di Sant’Ignazio fanno eco a quella di San Paolo: è l’intesa delle anime grandi. San Paolo continuò la vita contemplativa: nei viaggi, sui mari, nelle città, nelle sinagoghe, nelle carceri: la sua anima si espandeva e riguadagnava il tempo speso per i fratelli. E poi le virtù. La castità: egli era vergine, e voleva che tutti fossero come lui, e trascinò [altri] alla pratica di tale virtù. Non si parla mai di castità senza la sua autorità. Fu poverissimo: lavorava con le sue mani e così si guadagnava il pane; accettò solo in casi di necessità l’elemosina; viaggiò a piedi; soffrì ogni strettezza ed ogni indigenza, e anche il cibo del carcerato mangiò, e riposò nei ceppi e sulla terra della prigione... Eppure la sua salute avrebbe avuto bisogno di riguardo, poiché le malattie lo travagliavano... Il nostro cuore si commuove... Egli non aveva nulla fuorché la Scrittura ed un grande amore a Gesù Cristo. Così egli va e predica ai poveri, agli operai e ai soldati. La sua obbedienza a Gesù fu perfetta fin da principio: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. Non mosse più passo che nell’obbedienza a Gesù: la sua obbedienza fa eco a quella di Gesù: “Fattosi obbediente fino alla morte...”. Ed erano voti, come attesta San Tommaso: non solo quindi virtù perfetta, ma virtù religiosa, la quale è tanto religiosa in quanto è virtù apostolica, che è modello della vita religiosa.
2° Il nostro Padre è modello di vita attiva: e si è votato al Vangelo, così che [ebbe a dire] “ho faticato più di tutti costoro...”: viaggi, le chiese fondate, la “sollecitudine per tutte le chiese”... Egli portava i discepoli nelle proprie viscere... e il suo cuore traboccava sulla ragione nello scrivere.
3° Ma così unì la vita attiva alla contemplativa, e visse la vita perfetta, la vita mista, l’una e l’altra ben contemperata. L’Ora et labora l’aveva nella maniera più sublime realizzato: meditava e contemplava, pregava e soffriva, in intima unione con Gesù, in modo che, morendo, dà la vita per le anime. Consideriamo tutta intera la sua fisionomia; sovente San Paolo ci è dato a metà: noi consideriamolo integro. La dottrina di San Paolo è sprone alla vita religiosa.

2. Applicazioni

La vita contemplativa e la vita attiva. Grande scoglio e difficoltà si trova nell’unire le due vite; si è tentati di squilibrio. Teniamo gli occhi su San Paolo, su Maria, sul Divin Maestro. Gli scogli sono: o vivere troppo per noi, o vivere troppo per gli altri.
Princìpi: prima noi a noi stessi, sulle regole di Gesù: trent’anni [di silenzio] davanti a tre [di vita pubblica]; e nei tre, molto ritiro. Quando si impiega un’ora per gli altri, dopo aver bene pregato e studiato molto, si ottiene molto; se invece si impiega molto per gli altri con poca preparazione, si ottiene poco. La vita è più spirito che azione: diamolo a noi [lo spirito], sia come nutrimento nostro e sia come preparazione per gli altri. Secondo: dare a noi i tempi più belli, la parte migliore della giornata. Terzo: dare all’anima quello che le spetta; ma se veniamo meno, ripariamo in modo che, nella settimana almeno o nel mese, abbia l’anima il suo conto. Tenere però bene l’occhio alla regolarità. Quarto: non fare torto all’anima nostra e quindi non esporci mai al pericolo dell’anima nostra. Se quindi una persona o un trattamento ci può essere di pericolo, teniamoci indietro; non possiamo fare tutto il bene! Attenti al confessionale, alle relazioni, ecc. Esempio: “Con le donne, discorso breve e asciutto” (San Agostino). Nelle letture: non possiamo leggere certi periodici... perché prima [urge] la cura dell’anima; né cose troppo superiori, avendo cultura limitata o perché il ragionamento non è abbastanza alto: salvare, ma non perderci (“Salvare, ma prima salvarci”, San Paolo, Novembre 1950, p. 4). Se vengono troppo a trovarci, bisogna ritirarci. Benefici: la vita contemplativa aiuta la vita attiva. Toglie le tentazioni e infervora; e perciò orario abbondante. Assicuriamo però prima di tutto la regolarità della vita religiosa. Bisogna che le cose siano giuste: non abitudine di lavorare [troppo]; non abitudine di uscire troppo; non confessare troppo. La vita at-

tiva ben regolata ed organizzata aiuta sempre ad adempiere ai doveri: chi ha giovani, prega; chi fa scuola, studia; chi scrive, si prepara; chi predica, prega; chi tratta con giovani poveri, s’eccita nella povertà; chi dirige il giornale, si fa bravo amministratore; chi prende amore a un’opera di zelo, assorbe qui le energie dello spirito e del corpo e del cuore. La vita contemplativa è l’anima dell’attiva; chi prega, infiamma; chi si prepara, è chiaro, breve ed efficace... [Pensiamo a] San Benedetto... San Girolamo... E tutt’e due le vite costituiscono l’optimum. Sia anche qui benedetto il Signore. Chi studia, illumina nella scuola; chi medita, scrive con potenza. Oh, i Santi Padri, che efficacia...! È il Maestro che ce l’ha svelato; San Paolo è il fedele discepolo, che dobbiamo imitare. Tanto più chi deve fare lo scrittore, molto bene può conciliare le due vite. Il lavoro non ci assorba troppo, da farci dimenticare la [parte] contemplativa: per es. il dover fare scuola costringe a studiare ciò che non si sa. Solo in cielo comprenderemo! Sia lodato Gesù Cristo!

Beato Giacomo Alberione

 

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