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GESÙ VIA VERITÀ VITA
NELLA CATECHESI

 




Nella meditazione tratta dal testo Alle Suore di Gesù Buon Pastore, anno 1959, serie rossa, pp. 133-143, il Primo Maestro spiega come la spiritualità della Famiglia Paolina deve essere vissuta da ogni membro nella vita spirituale come nell’apostolato e quindi applicata anche nel fare il catechismo. Solo se daremo Gesù Via, Verità e Vita, infatti avremo dato il catechismo “completo” e avremo assicurato un vantaggio grande alle anime.

Recitiamo molto spesso la giaculatoria: Gesù Maestro via verità e vita, abbiate pietà di noi. […] E allora sia come nostra santificazione e sia come apostolato, sempre modellarsi come metodo sotto questa invocazione, sopra questa definizione che Gesù ha dato di se stesso: “Io sono la via, la verità e la vita”. Che cosa significa?
Significa che tutto il lavoro spirituale e anche lo studio, massimamente poi l’apostolato, hanno da tener presente, hanno da prender lo spirito che è indicato in questa definizione: Gesù Maestro, via, verità e vita. Perché diciamo via? Diciamo via per duplice ragione: primo in quanto che Gesù ci ha dato gli esempi, e prima egli ha fatto e poi ha insegnato. Se prima ha condotto la sua vita nell’umiltà, ecco che dopo raccomanda l’umiltà a noi: “Imparate da me, che sono mansueto ed umile di cuore” [Mt 11,29]. [...] Allora che cosa poi significa: sono la verità? La verità, e cioè Gesù Cristo è la verità sostanzialmente come Dio, la verità sostanziale. Tutte le verità sono da lui, quindi, come tutti i raggi del sole che arrivano sulla terra scaldano, ecco, sia perché vi è il grande calore del sole, e se scaldano questi raggi tanti punti della terra è sempre perché è raccolto il calore del sole, ecco, così tutte le verità rivelate vengono da Gesù Cristo, confermate, dichiarate, predicate, proposte a noi a credere. [...] Poi Gesù Cristo è vita, cioè egli è la vita soprannaturale dell’uomo. Quando il bambino nasce è figlio dei suoi genitori, figlio dell’uomo, e quando invece esce dal battesimo, ecco, è figlio di Dio, ha una vita

nuova che prima non aveva; e se conserva questa vita egli vivrà eternamente in cielo. [...] Ecco subito allora un’applicazione, prima applicazione all’apostolato. Il catechismo si ha da fare completo. Questa è la specialità dei vostri catechismi! Questa è la ragione per cui si son preparati i catechismi da tanti e tanti anni, almeno da quarantacinque- quarantasei anni, e son diffusi un po’ in tutte le regioni e nazioni dove sono arrivati i nostri, le suore, sì. Il metodo, lo spirito pastorale. Il metodo via, verità e vita quindi perché sia più efficace questo, sia completo. Completo in sé e porti l’uomo a dare un culto completo a Dio e a onorare Iddio con tutto se stesso! Del resto è più ragionevole; è conforme all’uomo, è conforme alla rivelazione: “Io sono la via, la verità e la vita”. Quindi nella stessa lezione di catechismo ripeto, sempre nella stessa lezione del catechismo, si devono dare tre cose assieme: la verità, la via, la vita. E alle volte, prima la verità poi la via e la vita; ma le altre volte, prima la via poi la verità e la vita.
Pressappoco [è] la stessa cosa, dipende dalla domanda di catechismo che si ha da spiegare. Se è una domanda che riguarda i comandamenti, cioè la via, allora prima la via, poi si dirà la verità, poi si dirà la vita. Se è una domanda che invece riguarda i sacramenti, la preghiera, prima si dice la vita poi si dirà la verità e poi la via. E se prima è una domanda del credo o cioè che riguarda la religione, le prime verità fondamentali del catechismo, prima si dirà: “Io sono la verità”. Si dà prima la verità e poi la via e poi la vita. Facciamo un esempio: chi ci ha creati? Ci ha creati Iddio. Ecco, questa è la verità. Però mentre che noi spieghiamo che questa è la verità e portiamo le ragioni per cui noi crediamo di essere stati creati da Dio, dobbiamo aggiungere: che insegnamento a noi viene da questa verità? Che insegnamento morale? Se sono creato da Dio, sono di Dio, quindi devo star nell’umiltà, perché niente ho che sia mio, tutto è di Dio. Dio ha creato l’anima nostra, ha creato il mondo, ha creato l’uomo, ecco: tutto viene da Dio. Allora, l’umiltà.
Poi l’adorazione: il padrone supremo di tutto, Dio. Devo dire che egli è il mio principio e sarà pure il mio fine, cioè l’eterna felicità. Quindi in terzo luogo spiegare la vita e cioè la grazia. Questo Dio non si è contentato di crear la mia vita naturale, che io fossi un uomo, una persona, ma ha voluto “sopraggiungere” alla vita naturale la vita soprannaturale ha aggiunto infinitamente più nobile, sì, e che dipende dalla grazia meritata per mezzo di Gesù Cristo nella sua passione e morte particolarmente. Se si è detto così dopo bisogna insegnare a pregare, a dire: Vi adoro affinché al mattino tutti i cristiani si volgano al Signore e lo riconoscano come il padrone dell’universo e creatore del mondo e di noi. “Vi adoro mio Dio, vi ringrazio di avermi creato, fatto cristiano”. Creato, i doni naturali; fatto cristiano, i doni soprannaturali della grazia. Dire bene il Vi adoro, glorificare Iddio che ci ha creati: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo o Gloria in excelsis Deo! Insegnare in sostanza a glorificare Iddio e a rendergli grazie, ringraziarlo dei benefici ricevuti, sì. E si arrivi pure a dire: “Vi offro le azioni della giornata” perché tutto deve andare a Dio.
Sono partito di là, devo tornare là, ma tornare là non più povero come sono uscito dalle mani di Dio, ma ricco dei meriti. E per questo il premio. “Vi offro le azioni della giornata, fate che siano tutte conformi alla vostra volontà, quindi per la vostra maggior gloria”, ecc. Ecco, catechismo fatto così. […] Il catechismo in sostanza si deve dare completo. E si possono portare degli esempi, si possono illustrare le verità della Chiesa con esempi della Scrittura, parole della Scrittura e con esempi, con le parole e della Chiesa e dei grandi scrittori, ecc. Sì. Alla fine sempre far pregare, e magari a metà della lezione di catechismo. […] Comunque sempre un cantico, una lode che sia come conseguenza e si riferisca cioè a quella che è stata la lezione, a quello che si è detto nella lezione di catechismo. Perché? Perché noi abbiamo la verità rivelata, supponiamo: “Sopra di te, Pietro, fonderò la mia Chiesa” [cfr. Mt 16,18]: dobbiamo crederla. “Sopra di te Pietro fonderò la mia Chiesa”; quello che avrai legato sarà legato, ecc. E quindi devo obbedire ai comandi di Pietro: parte morale. “Sopra di te Pietro fonderò la mia Chiesa”: la Chiesa è un’istituzione soprannaturale. Io devo vivere nella Chiesa. E quand’è che sono unito all’anima e al corpo della Chiesa? Quando vivo in grazia, altrimenti sono un morto. E quante volte nei paesi ci son più morti che vivi, perché non vivono in grazia queste anime. E allora si domanda la grazia di conservar la grazia, di aumentar la grazia continuamente, e portare la grazia alle anime, farle pregare le anime. C’è la verità, c’è l’insegnamento. Nella parte della vita domandiam la grazia di credere e di praticare quell’insegnamento che ci viene dalla lezione di catechismo, dall’argomento trattato nella spiegazione del catechismo. Se noi insegniamo solo una parte, facciam sempre una cosa monca! Le anime non ricaveranno tutto il bene che devono ricavare. Che cosa vale saper molto se uno poi non fa l’atto di fede? E l’atto di fede è da Dio, cioè noi crediamo, ma perché la fede è donum fidei, è il dono di Dio, il dono della fede. E allora preghiamo per averla, per aumentar la fede; e si può anche recitare il Credo. E poi per vivere secondo la fede non basta che sappiamo l’insegnamento morale, ma che pieghiam la testa; non basta che sappiamo l’insegnamento morale, ma che dopo vogliam seguirlo. E questo si ha considerando Gesù come vita, pregando, domandar la grazia di credere e di vivere secondo Dio, secondo la rivelazione. Vi son tanti metodi, vi sono tante cose, ma quello è il metodo, è il metodo completo, il metodo che dobbiamo sempre adottare e praticare. Oh, anche riviste di catechetica e anche libri di catechetica non sempre spiegano la cosa interamente. Voi state al vostro spirito che è quello, perché porterete un vantaggio immensamente più grande alle anime.

Beato Giacomo Alberione

 

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