affinché potessimo arrivare al paradiso. Gesù è venuto, si è fatto uomo ed ha segnato la strada con le sue orme divine. L’ha fatto specialmente nella sua vita comune dove fece tutte le cose più umili e semplici per dirci: la vita più semplice e sicura è la vita comune, umile e ritirata, è la santificazione delle opere quotidiane. Ora la nostra anima deve finalmente considerare e risolvere di seguire ed imitare Gesù Cristo, guardare e fare come il divino modello. Dovremo fare tre cose: 1) Tenere l’occhio a Gesù; 2) domandarci ad ogni azione: Quid nunc et quomodo Jesus? [Cosa farebbe ora Gesù e in che modo?]; 3) mirare Gesù per comprendere il grande valore della giovinezza.
1. Tenere l’occhio a Gesù. Le virtù che Gesù ha esercitato hanno acquistato grazie per noi. Tutte le sue azioni avevano un valore infinito. Ogni suo gemito nella culla, ogni azione aveva un merito così grande da poter salvare tutte le anime. E così le sue virtù hanno guadagnato tali grazie da santificare la nostra vita quotidiana e ordinaria [fatta] di piccoli meriti e piccole virtù da esercitare. Rivolgiamoci dunque a Gesù Bambino come grazia e preghiamolo di cuore per avere sempre presenti gli esempi datici nella sua capanna. Abbiamo devozione al santo presepio in cui Gesù sebbene bambino era potente. Egli accolse i pastori e li santificò, diede tale aumento di virtù e di grazia a Maria e a Giuseppe che non si potrà giammai misurare sulla terra.
Inoltre quel caro Bambino accolse anche i Magi mentre presentavano i loro doni ed ossequi e comunicò forza alle loro anime e ai loro cuori, alla volontà per stabilirli fortemente nella virtù e mutarli da pagani in santi. Le anime che amano tanto il Bambino e il Crocifisso si fanno molto sante, perché in questi punti noi impariamo di più gli esempi che ci ha dato, ed è sulla croce e nel presepio che noi comprendiamo maggiormente l’amore che ha Gesù per noi. Dobbiamo aver devozione alla visita di Maria a S. Elisabetta, in cui Maria porta Gesù nel suo seno; devozione alla purificazione in cui Gesù fu ricevuto come vita e placò per noi il cielo. Come nel presepio ha voluto acquistarci le tre virtù: povertà, ubbidienza ed umiltà, così nella purificazione ha purificato noi. Aver devozione alla fuga in Egitto. Egli era bambino, sì, ma comprendeva quanto voleva dire essere bandito...
Come soffriva quel cuoricino! E questo, tutto per noi. Aver devozione all’abitazione di Nazaret. Nazaret, paese sperduto fra i monti, paese dove tutti temevano di passare, paese disprezzato di cui si diceva: “Che cosa può mai venire di buono da Nazaret?” (cfr. Gv 1,46). Ed il buono venne, e bastò per tutti. Gesù scelse per sé quell’abitazione. Aver devozione a Gesù che va al Tempio, che è smarrito e ritrovato e specialmente a Gesù che torna a Nazaret e [là] passa la sua vita: “Et erat subditus illis” [E stava loro sottomesso, cfr. Lc 2,51]. Consideriamo Gesù nella sua preghiera e meditazione, Gesù che accanto alla mamma nella bottega attende al suo lavoro e cerca di soddisfare anche il minimo desiderio di Maria. Diciamo a Gesù che ci modelli su di lui e consideriamo come sia sempre uguale a venti, ventuno, ventidue, venticinque anni.
Avere dunque devozione a Gesù Bambino, e cioè al terzo mistero gaudioso; avere devozione a Gesù garzone, quando sale al Tempio e vi rimane tre giorni, e quindi al quinto mistero gaudioso; a Gesù garzone che abita in quella miserissima casa e sta là a fare le sue azioni piccole e comuni, mirato dagli angeli che ne danno l’annunzio al cielo. Avere ancora devozione al secondo mistero gaudioso: Maria porta nel suo seno Gesù che [santifica il Battista] e poi redimerà noi. Preghiamo Gesù fanciullo e giovanetto, affinché metta in noi le sue virtù private, piccole e comuni, e diciamogli: “In che cosa devo imitarti, o Gesù?”. Certo, non vorrà l’imitazione nelle cose grandi. Vogliamo forse metterci a risuscitare i morti, a guarire i ciechi e gli storpi? Gesù non vuole questo, ma l’imitazione nella vita quotidiana. Domandiamo a lui la grazia perché egli è la nostra vita. Se in qualche momento ci sentiamo deboli, stanche ed annoiate della vita sempre uguale, dello studio lungo, delle preghiere, del lavoro sempre il medesimo, ecc., andiamo a Gesù, egli ha guadagnato grazia per ogni dubbio, ogni noia e dolore e per vincere ogni tentazione. Andiamo a lui: egli è la Vita.
2. Volgiamoci a Gesù come modello, e diciamoci: “Quid nunc et quomodo Jesus?: Come, in qual modo, farebbe Gesù se fosse al mio posto?”. Che bella massima è questa! Com’è bene ripetersi spesso: Come farebbe Gesù questa azione? Come obbediva alla Madonna e a S. Giuseppe? Oh, la castità dei suoi sguardi! Quegli occhi! Che modestia! Che parole brevi anche con i parenti! Il suo rifugio era a fianco di Maria. Egli non sentì mai vanità e sciocchezze del mondo. Prese il latte scarso, breve il sonno e anche in quello, col cuore vigilante. Tutto se stesso, tutto quanto aveva: letto, mensa, vestiti, ecc., atteggiamenti e modi di agire sono una scuola aperta all’umanità, specialmente ai giovani. Gesù è modello di amore. Amore al Padre, alle anime, alle virtù, specialmente all’umiltà, ubbidienza, semplicità, ecc. Come farebbe Gesù? Ecco la bella massima dei santi, la massima contenuta nell’aureo libro dell’Imitazione di Cristo! Questa è la massima che si può e si deve dire di ogni azione, preghiera, riposo o altro, e specialmente nei momenti in cui i doveri sono pesanti e la vita noiosa. Oh, sì, allora con confidenza e amore facciamoci coraggio e diciamo: “Quid nunc et quomodo Jesus?: Come farebbe adesso Gesù se fosse al mio posto?”
3. Mirare Gesù per comprendere la bellezza e il valore della vita giovanile. […] Gesù ama i fanciulli e desidera e predilige la vita giovanile. Le virtù si acquistano nell’età giovanile. Farà bene in seguito e si farà tanti meriti chi ha santificato la vita giovanile. Così chi fa bene il probandato e il noviziato farà in seguito tali progressi da far stupire quanti l’osservano. Ma bisogna incominciare da giovani. Il nostro cuore è prezioso, ma guai se lo buttiamo nel fango! Quest’anima è uscita dalle mani di Gesù, è preziosa, e guai a chi butta nel fango la sua giovinezza! Attente, attente! Gesù ci ama, ma è geloso e vuole tutto il nostro cuore, ma tutto; diamoglielo tutto intiero, con generosità. Consideriamo Gesù come vita e grazia. Per noi egli ha preparato tesori e grazie, per noi, per noi! Egli nella sua vita ha pensato a noi in particolare. Là, in quella casetta, c’era un cuore che batteva per noi, ci conosceva per nome e diceva: “Lavoro, soffro, per quel cuore, per quella giovane!”. Se noi non ci attacchiamo adesso a Gesù, non ci attaccheremo mai più. Le vocazioni nascono in giovani e giovani ferventi: quindi amare Gesù. Gesù è ancora modello di ogni virtù e perciò in tutto quello che dobbiamo fare, miriamo a Gesù. Se vogliamo essere umili, ubbidienti, povere, caste, ecc., volgiamoci sempre a Gesù modello, a Gesù che ci fa vedere la preziosità della nostra età. Come sono belli questi anni! Oh, non sprechiamoli, non perdiamo l’innocenza, apriamoci all’amore di Gesù e non al fango, affinché non abbiamo da piangere l’età giovanile più tardi, dopo aver calpestato i fiori e la preziosa margherita nel fango delle vanità mondane! Beate voi che siete ancora giovani, beate voi che avete un cuore ancora vergine! Ah, sì: pure, vergini, piene di amore a Gesù! […].
Quali confidenze e intimità dolcissime ha Gesù e l’anima pura che si unisce a lui nella santa Comunione! Diamo il cuore, la vita, l’anima a Gesù. […]. E se fossimo ancora innocenti sul letto di morte? Oh che gioia! Gesù ci direbbe: “Veni, sponsa mea...!: Vieni, mia sposa, sei tutta bella!” [cfr. Ct 4,7-8]. Meditiamo le parole sentite, perché queste cose sono importantissime, non perdiamo tempo; avanti con amore, coraggio e con gran cuore. Gesù ci dirà tante cose ancora.
Beato Giacomo Alberione