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IL VANGELO SECONDO MARCO
(1)

 

Accogliamo con gioia e ringraziamo di cuore don Primo Gironi, biblista paolino, che gentilmente si è reso disponibile per offrire il suo contributo nella nostra circolare.

Introduzione e guida alla lettura

Un vangelo rimasto nell’ombra. Fino al XVIII secolo quello di Marco figurava come uno scritto quasi di “secondo ordine”, un vangelo “rimasto nell’ombra”. Questo piccolo libro di appena 666 versetti, che non conteneva il “discorso della montagna” (come invece lo troviamo in Mt 5-7), né il “vangelo dell’infanzia” (che è narrato da Matteo e da Luca nei primi due capitoli del loro vangelo), né le grandi parabole di Luca (pensiamo alla parabola del buon Samaritano [Lc 10,29-37] e alla parabola del figliol prodigo [Lc 15,11-32]), era considerato il “pa- 500 Lo rente povero” degli altri evangelisti. Era anche ritenuto frutto di uno scrittore ingenuo, che lavorava su un materiale grezzo da lui fissato nello scritto in modo disordinato. Infatti, secondo un’antica testimonianza risalente al 120-130 d.C. e attribuita a Papìa (vescovo di Geràpoli [nell’attuale Turchia], vissuto tra il 70

e il 130 d.C.), Marco avrebbe scritto “con esattezza, ma senza ordine tutto ciò che si ricordava delle parole e delle azioni del Signore”. Inoltre, secondo S. Agostino – il grande Padre della Chiesa vissuto dal 384 al 430 – Marco sarebbe stato l’“abbreviatore” (breviator) dell’evangelista Matteo e in tutto dipendente (pedissequus) da lui (come pure dall’evangelista Luca). Con queste definizioni il grande santo intendeva giustificare sia la brevità dello scritto di Marco sia l’assenza di testi importanti contenuti negli altri evangelisti. Così, lungo tutta l’antichità si è privilegiato il vangelo secondo Matteo, che veniva considerato il più “completo”, mentre lo scritto dell’evangelista Marco veniva quasi relegato ai margini della vita della Chiesa e non suscitava l’interesse dei commentatori.
Un vangelo rivalutato. Oggi il vangelo secondo Marco è giustamente rivalutato. Gli studiosi del Nuovo Testamento hanno individuato nel suo racconto su Gesù non solo il primo vangelo fissato nello scritto in ordine di tempo, ma hanno riconosciuto in Marco il fondatore di quel genere narrativo che noi ancora oggi chiamiamo vangelo, come appare dalle prime parole del suo scritto su Gesù: “Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1,1). Non è quindi Marco che ha sintetizzato il testo di Matteo e di Luca, ma sono questi due evangelisti che ampliano e sviluppano il testo scarno di Marco. Marco è perciò la loro fonte, cui essi attingono per la stesura del loro vangelo. Così è caduta per Marco quell’impropria definizione di “abbreviatore” coniata da S. Agostino, forse ingannato dalle sole 11.229 parole che compongono il testo tramandatoci da questo evangelista.
Chi è Marco. Marco appartiene alla seconda generazione cristiana. Nel libro degli Atti degli apostoli è conosciuto anche come Giovanni Marco (cfr. At 12,12.25). In un primo tempo egli operò accanto a Barnaba (di cui era cugino: Col 4,10) e a Paolo (che accompagnò nel primo viaggio missionario: At 13,5-13). In seguito fu discepolo di Pietro a Roma (cfr. 1Pt 5,13, dove Pietro chiama Marco “figlio mio”). Proprio a Roma Marco seguì la predicazione di Pietro, che poi fissò nello scritto, verso l’anno 70 d.C., dando così origine al vangelo che porta il suo nome. Nello stendere il suo vangelo, probabilmente Marco aveva a disposizione una fonte contenente i principali “detti” di Gesù (conosciuti con il termine greco lòghia, “parole, detti”). Questa fonte è andata perduta, ma gli esegeti ne colgono le tracce nei vangeli sinottici (come sono chiamati i vangeli secondo Matteo, Marco e Luca), dandole il nome di fonte Q (Q è l’abbreviazione del termine tedesco Quelle, che significa “fonte”).
La struttura del vangelo secondo Marco. I 16 capitoli di cui si compone questo vangelo trovano il loro centro nel capitolo 8. Nell’insieme del vangelo secondo Marco, questo capitolo va considerato il punto di arrivo di quanto l’evangelista ha fino allora affermato di Gesù (capitoli 1,1-8,29) e il punto di partenza di quanto su di lui scriverà nei capitoli seguenti (8,30- 16,20). Vengono così delineate le due grandi parti in cui è suddiviso questo vangelo, in modo tale che al centro di esse emerga la professione di fede di Pietro in Gesù: “Tu sei il Cristo” (8,29).

Prima parte: i miracoli di Gesù (1,1-829): A differenza degli evangelisti Matteo e Luca che collocano i miracoli in contesti diversi, intercalandone il racconto con la predicazione di Gesù, Marco li colloca per la maggior parte in questa prima sezione. Vedremo che cosa significa ciò per il discepolo (e il lettore di oggi) che si interroga sulla identità di Gesù per poi mettersi alla sua sequela. Nel vangelo secondo Marco i miracoli hanno lo scopo di condurre il discepolo al riconoscimento della vera identità di Gesù, come fa Pietro con la sua professione di fede. In questa professione di fede culmina il cammino del discepolo (e del lettore) che si è messo alla ricerca della vera identità di Gesù (“La gente, chi dice che io sia?... Ma voi, chi dite che io sia?”: 8,27.29). È un cammino che parte dallo “stupore”, dalla “meraviglia”, dalla “paura” che i miracoli di Gesù suscitano nei discepoli (“Tutti furono presi da timore”: 1,27; cfr. anche 2,12; 6,51) ed è scandito dall’interrogativo che percorre ogni pagina di questa sezione del vangelo: “Chi è mai costui?” (cfr. 1,27; 4,41), fino a concludersi nella risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo”. È anche un cammino che rispecchiava la catechesi su Gesù rivolta ai catecumeni, e che culminava nella professione di fede proclamata nel battesimo. Ciò spiega perché quello di Marco veniva considerato come il vangelo del catecumeno, cioè di chi per la prima volta si metteva alla ricerca della identità di Gesù per poi professarla nel battesimo ricevuto nella Veglia pasquale. Ma anche di chi, già battezzato, vuole riscoprire la persona di Gesù e rinnovare la fede in lui, Messia e Figlio di Dio. Per questo un commentatore contemporaneo non esita a definire il vangelo secondo Marco una “narrazione” che lungo l’arco di due ore veniva proclamata nella notte della Veglia pasquale ai catecumeni che stavano per ricevere il battesimo (B. Standaert, Marco. Vangelo di una notte. Vangelo per la vita [tre volumi], EDB, 2011). Ecco come può essere suddivisa questa prima parte:

1. LA PREPARAZIONE DEL MINISTERO DI GESÙ (1,1-13) Predicazione del Battista (1,2-8); battesimo di Gesù (1,9-11); tentazione di Gesù (1,12-13)

2. GLI INIZI E LO SVILUPPO DEL MINISTERO DI GESÙ (1,14-8,29) La chiamata dei primi discepoli (1,16-20); a Cafarnao una “giornata tipo” di Gesù (1,21-39) Racconti di miracoli, discussione sul digiuno, istituzione dei Dodici (2,1-3,35) Parabola del seminatore e altre parabole (4,1-33) Altri racconti di miracoli, missione dei Dodici, morte del Battista, insegnamento sul “puro” e sull’”impuro” (5,1-8,26)

3. LA PROFESSIONE DI FEDE DI PIETRO (8,29).

Seconda parte: il cammino di Gesù verso la croce: È la sezione racchiusa nei capitoli 8,30- 16,20, tutta impostata attorno alle esigenze che la sequela di Gesù comporta. È anche la sezione che comprende il racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù (capitoli 14-16). Marco presenta le condizioni della sequela subito dopo la professione di fede di Pietro, perché solamente chi, come lui, ha riconosciuto la vera identità di Gesù è anche in grado di condividerne il cammino verso la croce e il destino di sofferenza e di morte. Queste esigenze sono formulate mediante le espressioni: “rinnegare se stessi”, “prendere la croce”, “essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”, “perdere la vita” per la causa di Gesù e del Vangelo (cfr. Mc 8,34-35; 9,35; 10,43-44). Sono le esigenze che derivano dal messianismo sofferente, che Gesù ha abbracciato, portando a compimento nella sua passione quanto il profeta Isaia aveva detto nei “Canti del Servo sofferente del Signore” (cfr. Is 42,1-9; 49,1-6; 50,4-11; 52,13-53,12). In questo personaggio, che sacrifica la propria vita per la salvezza del suo popolo, Marco coglie i lineamenti di Gesù e l’offerta di se stesso sulla croce (cfr. Mc 10,33-34; 9,31; 8,31). Per questo egli non descrive dettagliatamente le tentazioni di Gesù (come fanno Matteo e Luca): infatti tutto il suo vangelo è percorso da una tentazione continua cui Gesù deve opporsi, quella cioè di cedere al messianismo trionfalistico, che si insinua ambiguamente nel successo dei suoi miracoli. Ciò spiega perché in questa seconda parte i miracoli diminuiscono fino a sparire man mano che Gesù si avvicina alla croce. “Se con la potenza dei miracoli Marco intende dimostrare che Gesù è il Figlio di Dio, con la debolezza della croce intende dimostrare quale Figlio è Gesù” (B. Maggioni). Il contenuto di questa seconda parte può essere così suddiviso:

1. LE ESIGENZE DELLA SEQUELA DI GESÙ (8,30-10,52) Primo annuncio della passione (8,31-33); la trasfigurazione (9,1-8)

Secondo annuncio della passione (9,30-32) Insegnamenti di Gesù sul servizio, sullo scandalo e sulla ricchezza (9,32-10,31) Terzo annuncio della passione (10,32-34)

2. IL MINISTERO DI GESÙ IN GERUSALEMME (11,27-12,44) Gesù entra in Gerusalemme (11,1-25) Alcune controversie con le autorità religiose (11,27-12,44)

3. IL DISCORSO SULLA FINE DEL TEMPO E DEL MONDO (13,1-37) La grande tribolazione di Gerusalemme (13,14-26) La parabola della pianta di fico e l’invito a vegliare (13,27-37)

4. LA PASSIONE E LA RISURREZIONE DI GESÙ (14,1-16,20) Preparativi per la Pasqua (14,1-31); arresto e condanna di Gesù (14,43-15,23) Crocifissione, morte e sepoltura di Gesù (15,24-42); risurrezione e apparizioni di Gesù (16,1-14) L’invio in missione degli Undici e l’ascensione di Gesù (16,15-20).

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1) Quello di Marco è conosciuto come il Vangelo del catecumeno che si incammina alla ricerca della vera identità di Gesù per professarla nel sacramento del Battesimo. È possibile anche a noi oggi intraprendere nuovamente il cammino alla ricerca di Gesù, seguendo le indicazioni di Marco per ravvivare la nostra fede e la memoria del nostro Battesimo?

2) Marco è il primo a fissare nello scritto il Vangelo di Gesù. Il suo è uno scritto breve ed essenziale. Ci può essere di aiuto a discernere oggi ciò che è essenziale e fondamentale nella nostra vita di fede e di preghiera, di relazione con gli altri, di presenza nell’apostolato, nelle opere e nella missione dell’Istituto e della Chiesa?

3) Nella prima parte del suo Vangelo, Marco ci offre una particolare interpretazione dei miracoli, sui quali Gesù non fa assegnamento per il successo della sua missione. Sappiamo imitare Gesù nell’espletare i nostri doveri, nel vivere la nostra vocazione non privilegiando il successo e il plauso, ma privilegiando il compimento della volontà del Padre, accettando di camminare anche noi verso la croce?

Don Primo Gironi, ssp

BREVE BIBLIOGRAFIA:

Commenti al Vangelo secondo Marco per lo studio personale e l’approfondimento:
S. GRASSO, Vangelo di Marco. Nuova versione, introduzione e commento, Paoline, Milano 2003.
G. PEREGO, Marco. Introduzione, traduzione e commento, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011.
G. STANDAERT, Marco. Vangelo di una notte. Vangelo per la vita, EDB, Bologna 2011
Presentazione del Vangelo secondo Marco per una interpretazione attualizzante:
B. MAGGIONI, Il racconto di Marco, Cittadella, Assisi 2005.
K. STOCK, Marco. Commento contestuale al secondo vangelo, AdP, Roma 2010.


 

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