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MARIA TRA LA LUCE E L’OSCURITÀ
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Nella misura in cui il contemplativo avanza nei misteri di Dio, Dio cessa di essere idea per diventare “trasparenza” e inizia ad essere libertà, umiltà, gaudio, amore. Il contemplativo è un beato. Nel suo “intendere” (verbo attivo) vive momenti passivi: ammirazione, gratitudine, emozione. Si tratta di quel sospeso stupore che sperimentava Paolo quando diceva: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie” (Rm 11,33). Ed eccoci nuovamente sulla nostra pagina di Vangelo. Prima ancora di contemplare la scena, meditiamo sulle parole pronunciate dall’angelo Gabriele nel giorno dell’annunciazione. Constatiamo che Maria, in quella circostanza, ebbe una rivelazione completa e perfetta di Colui che sarebbe fiorito, silenzioso, nel suo seno: “Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo... il suo regno non avrà fine” (Lc 1,32). Possiamo pensare che, la splendida visita di Dio, in quel giorno, la travolse con una straordinaria infusione di luce e di conoscenza. Possiamo credere che l’inondazione fecondante e personale dello Spirito Santo fu accompagnata dalla pienezza dei suoi doni, in particolare dallo spirito di sapienza e d’intelligenza. Alla luce penetrante della presenza unica dello Spirito, in quel giorno, Maria vedeva tutto molto chiaramente. Certo, il suo domandare “Come avverrà questo …?” (Lc 1,34) ci dice che ella non aveva conosciuto i passi concreti per “stare” nella volontà di Dio, ma la rivelazione sul Figlio dell’Altissimo fu chiara. Riprendendo i testi che abbiamo considerato lo scorso mese, ricordiamo che Maria, più tardi, certe cose non le “comprendeva” e di altre “si stupiva”. Ebbene, c’è forse qualche contraddizione? Se nel giorno dell’annunciazione Maria comprese pienamente la realtà di Gesù e poi, a quanto pare, non comprendeva più la stessa realtà, che è successo nel frattempo? Possiamo pensare che quel substrato oscuro e contraddittorio è colmo di grandezza umana e Maria emerge da tale oscurità più luminosa che mai. La Madre non fu un demiurgo, cioè uno strano impasto tra la dea e la donna. Fu una creatura come noi. |
Una creatura eccezionale, questo sì, ma non tanto eccezionale da smettere di essere creatura. Ciò che accade a noi, poté accadere anche a lei, pur restando sempre intatta la sua grande fedeltà al Signore Dio. Che cosa avviene, infatti, a noi? Pensiamo, per esempio, a due innamorati. In un giorno lontano si sposarono. Lui diceva che nel firmamento non esisteva stella più luminosa di lei. Lei era certa che neppure con la lanterna di Diogene avrebbe mai trovato nel mondo un essere umano più perfetto di lui. Tutti dicevano che erano nati l’uno per l’altra. Per alcuni anni furono felici. Poi qualcosa penetrò nella loro vita come un’ombra maledetta. Forse oggi pensano che avrebbero dovuto sposare un’altra persona. Come può avvenire che quanto un giorno era luce, divenga poi oscuro? È necessario tener bene i piedi a terra: è la nostra umanità. E ancora, pensiamo alla nostra realtà di anime scelte e chiamate da Dio... Può avvenire lo stesso? Bisogna che ce lo ripetiamo: è la nostra umanità. Francesca V. |