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L’AMICIZIA AL TEMPO DEL WEB
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Sicuramente tante di noi che frequentano regolarmente i social network (spazi su internet dove si condividono i propri pensieri, le proprie idee con altri), l’hanno letta o addirittura condivisa con i propri contatti. Ciò mostra che, non importa quanto “virtuale” ci possa essere nella vita, l’uomo ha bisogno della “realtà”, del “contatto fisico”, in quanto egli è insieme indissolubilmente anima e corpo. |
Amicizia virtuale e amicizia reale Mi ero appena iscritta al famoso social network Facebook per capire come funzionasse e come poterlo usare per l’evangelizzazione. Vi avevo trovato già diverse Annunziatine. Con una di esse, che conoscevo poco più che di vista, avevo cominciato a chattare (cioè scambiare messaggi scritti in privato in tempo reale) perchè ci ritrovavamo lì allo stesso orario. Ci scambiavamo idee, opinioni e proposte apostoliche per poter annunciare il Vangelo con questi nuovi mezzi che il progresso mette a disposizione. Ma soprattutto condividevamo le nostre giornate, gli impegni, la nostra vita, la vocazione. A poco a poco dal chattare abbiamo cominciato a sentirci telefonicamente fino a stringere una bellissima amicizia spirituale, di cui non posso far altro che ringraziare e benedire il Signore. Tutto è nato sul web! A mio avviso internet è un canale potentissimo dove si può incontrare l’altro, si può coltivare il prezioso dono dell’amicizia, si può stabilire un dialogo con persone geograficamente lontane. Man mano che si entra in intimità con una persona, si avverte l’esigenza di guardarla negli occhi e di averla vicina nella sua dimensione fisica. Internet è solo un ponte, un mezzo per creare contatti, ma non è sufficiente perchè un incontro tra due o più persone sia completo. Vorrei osare un paragone biblico. Se pensiamo all’esperienza che il popolo di Israele, nell’Antico Testamento, aveva di Dio, ci rendiamo subito conto che Dio era aiuto, sostegno, provvidenza, presenza costante, ma comunque lontano. Dio nei cieli, il popolo sulla terra. In Gesù, Parola fatta carne nel grembo di Maria, Dio tocca l’uomo nella sua fisicità e questo contatto continua ancora oggi nell’Eucaristia, che quotidianamente entra in noi portando la vita nuova. I nativi digitali e il concetto di amicizia Per i nativi digitali (coloro che sono nati all’incirca dopo il 1983 e che sono cresciuti nel mondo delle nuove tecnologie) l’amicizia è intesa e vissuta in modo diverso da come la intendiamo e la viviamo noi immigrati digitali (chi è nato prima degli anni Ottanta, ma usa con una certa regolarità i social network) e da come la intendono e vivono coloro che non “frequentano” affatto le reti sociali (che è un altro nome per designare i social network). Queste nuove generazioni sono perennemente connesse alla rete tramite smartphone e tablet (entrambi dispositivi portatili che permettono di telefonare, inviare sms, e-mail e ovviamente accedere ad internet), computer ed altri apparecchi tecnologici, tanto che possiamo considerare questi strumenti come delle protesi, dei prolungamenti delle dita, degli occhi, delle braccia. Basta premere un pulsante e parte una dichiarazione d’amore, un litigio, un sorriso – che si esprime tramite i cosiddetti emoticons (cioè dei semplici disegni che riproducono diverse espressioni di volti e stati d’animo) – così come basta premere un pulsante per fare pace, per dirsi “addio” e così via. Ciò che caratterizza le relazioni e le amicizie, è l’oggi. Oggi ti sono fedele. Oggi ti voglio bene. Oggi per me non sei importante. Oggi! Domani non so. La fedeltà è legata all’oggi, non al “per sempre”. Anche per questo, i giovani hanno paura di unirsi in matrimonio oppure di consacrarsi al Signore, perchè questi passi richiedono un “sì!” per tutta la vita, anche se sappiamo che è da rinnovare ogni giorno con amore e con perseveranza. I nativi digitali e l’AMICO I giovani di oggi considerano antiquato e spesso poco credibile chi non parla questo loro linguaggio. Anche il Vangelo, se non lo si fa passare attraverso queste modalità, difficilmente penetrerà nei cuori di questi ragazzi e di queste ragazze. Non possiamo non partire dalla considerazione che ogni uomo porta in sé l’impronta di Dio, viene da Dio e a Dio è chiamato a ritornare. Ogni uomo cerca, anche inconsapevolmente, Dio. Noi sappiamo, per esperienza, che quando Dio si fa sentire, lo si comincia a cercare un po’ dappertutto, nei luoghi più svariati, nelle parrocchie, in gruppi di preghiera, associazioni, tramite pellegrinaggi, avvicinando sacerdoti, consacrati, ecc. In poche parole si cerca negli spazi fisici che ci circondano. Poi, man mano che prosegue questa ricerca, si arriva a comprendere con chiarezza che Dio abita nel nostro cuore ed è lì che avviene l’incontro più intimo e prezioso col Signore. In un percorso analogo i giovani hanno da superare uno step in più, la strada oggi si fa ancora più lunga, viene incrementata dal web che, pur non essendo un luogo fisico propriamente detto, è comunque un ambiente molto vasto che rischia anche di distrarre deviare o allungare il cammino. Il nostro compito diventa allora aiutare questi ragazzi a orientarsi. La nostra presenza deve “seminare” tracce del Maestro Divino anche lì, in quello spazio, pur consapevoli del fatto che è la Verità stessa che si fa strada e si fa trovare da chi la cerca. Rosa L. D. |