![]() |
MARIA
EDUCATRICE DEL FIGLIO DI DIO
(2)
![]() |
Il silenzio di Nazareth: casa di “preghiera” Racconta Luca nel suo Vangelo: “Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (2,51-52) “Scese con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso”. Discesa e sottomissione: Gesù dopo essere rimasto a Gerusalemme, in un “luogo alto” e dopo essersi situato “al di sopra” di essi disobbedendo per un ordine superiore del Padre celeste, ora si unisce a loro e ripassa “al di sotto” di loro. Dopo essersi distaccato da loro Gesù ritrova i genitori, ma ne rimane distaccato sul piano del “sapere”: “Essi non compresero ciò che diceva loro”. Maria e Giuseppe non comprendono, ma non chiedono altro, si fidano di Dio e tornano nella loro casa per vivere la volontà di Dio fino in fondo. Nella famiglia Gesù torna al suo posto di figlio rispettoso e obbediente verso quelli che, per volontà del Padre, hanno la responsabilità su di lui. Rientrato a Nazareth, torna ad una scrupolosa osservanza della pietà filiale in conformità alla legge. E torna a vivere, con Maria e Giuseppe, una vita avvolta nel mistero e nel silenzio. Un silenzio che non significa assenza di parole, di dialogo, ma un silenzio che porta il cuore di ciascuno all’ascolto del volere di Dio. È un silenzio eloquente attraverso cui la famiglia di Nazareth accoglie il dono di una Presenza e vive un rapporto unico ed esclusivo con Dio. Gesù, vive una vita semplice, umile, aiutando Maria e Giuseppe nel lavoro quotidiano scandito dalla preghiera. Maria, nel silenzio della sua casa, continua la sua riflessione nel mistero che si concluderà, come per i discepoli, solo dopo la luce pasquale. Il Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera enciclica Redemptoris Mater, così afferma: «Durante gli anni della vita nascosta di Gesù nella casa di Nazareth, anche la vita di Maria è “nascosta con Cristo in Dio” mediante la fede. La fede, infatti, è un contatto col mistero di Dio. Maria, costantemente, quotidianamente è in contatto con l’ineffabile mistero di Dio che si è fatto uomo». |
A differenza dei discepoli, “stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti”, Maria “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”, e, sottolinea Giovanni Paolo II: “Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola”. Cioè conserva nel suo cuore quei ricordi, spiega ancora il Pontefice in una catechesi, «relativi ad un periodo di profonda intimità con il Figlio. L’unione tra Gesù e la “piena di grazia” supera di gran lunga quella che normalmente esiste tra madre e figlio, perché è radicata in una particolare condizione soprannaturale ed è rafforzata dalla speciale conformità di entrambi alla divina volontà. Il clima di serenità e di pace, presente nella casa di Nazareth, ed il costante orientamento verso il compimento del progetto divino, conferivano all’unione tra madre e figlio una straordinaria e irripetibile profondità». Maria custodisce tutto nel suo cuore con silenzio discreto, riverente e si lascia coinvolgere dal mistero sicura di giungere, anche con la sofferenza, anche attraverso il disegno oscuro della morte, alla vera comprensione. La sua fede, non priva di stupore e di difficoltà a comprendere il disegno divino, è, come la definisce Ratzinger: “Un lasciarsi cadere, un arrendersi e un affidarsi alla verità, a Dio”, è un continuo confrontarsi con la “spada” che le è stata preannunciata, fino alla manifestazione della luce pasquale. È una fede che nasce nella libertà del “sì” pronunciato all’annunciazione fino ad entrare nella kenosi più profonda, partecipando pienamente allo spogliamento di Gesù; una fede che è andata sempre crescendo nella consapevolezza di dover donare tutta se stessa alla volontà del Padre, attraverso la sua presenza accanto al Figlio. Tina R. |