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L’UOMO DELLA SINDONE

 




Sempre, ma in modo ancor più intenso in Quaresima, siamo invitati a meditare la Passione di Cristo. Tante le modalità che ci sono offerte: via Crucis, lectio divina, catechesi, film, recital. La storia ci ha consegnato un reperto tra i più interessanti e studiati: il lenzuolo della Sindone. Ad esso si sono accostati teologi, biblisti, storici, archeologi, antropologi, medici specializzati in anatomia, esperti di tessuti e studiosi dei pollini. Ad esso si accosta ogni credente. Marco Tommaso Reali, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, nel libro: L’uomo della Sindone, edizioni San Paolo, ci offre una lettura “anatomica” e al contempo spirituale del sacro lenzuolo. Partendo dal corpo dell’uomo adagiato sul telo, sviluppa un collegamento con la nostra storia personale. Il volto dell’uomo della Sindone è un volto limpido, semplice, trasparente nella sua trans-lucente passione e risurrezione, un volto autentico e fiero, che non nasconde nulla del dono fatto all’umanità. Le mani ci richiamano al lavoro, all’operosità, alla capacità di donare, alla preghiera, ai gesti di tenerezza.
I piedi di Gesù sono i piedi del primo pellegrino di Terra Santa, i piedi dell’uomo-Dio che ha percorso questo luogo per annunciare la sua comunione con il Padre, per testimoniare che ogni luogo della terra è santo se percorso dall’amore di Dio. Il costato è il cuore di Cristo dove i sentimenti di amore del Figlio di Dio trovano dimora, dove ciascun credente misticamente trova rifugio davanti ai mali e alle delusioni dell’esistenza. L’acqua che esce dal cuore trafitto dalla lancia richiama il rapporto esistente tra il genere umano e l’acqua che nasce ancor prima che noi nasciamo. L’autore ne ricorda l’importanza psicologica, antropologica propria di molte culture, richiama i numerosi passi biblici ed episodi evangelici legati ad essa. Il sangue è segno di vita che scorre

dentro il corpo, ed è ciò che di più intenso appartenga all’uomo e mostra la forza della propria esistenza. Per questo il sangue di Cristo è la testimonianza più eloquente del dono della sua vita.

Rosaria G.