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LA VITA PER LA QUALE SONO NATA

 

Quest’estate, a Camaldoli, ho fatto la mia Prima Professione dopo un lungo cammino, iniziato quando avevo poco più di 12 anni. Ora vivo, finalmente, quella vita per la quale sono nata. Vi risparmio tutti i dettagli della mia chiamata, ufficialmente ascoltata più di 9 anni fa, quando, dopo anni di resistenze ho accettato di conoscere la Sua Volontà. Che Dio si accontentasse di potermi amare, come desideravo io, non mi bastava più, volevo che ne fosse pure contento… ma la Sua felicità, pian piano, divenne prioritaria rispetto alla mia, tanto da non poterne più fare a meno… Quello che accadde dopo fu un fiume di grazie, immeritate da me, alle quali, purtroppo, non seppi certo corrispondere;

ci son stati in particolare 2 anni, prima del mio ingresso in Noviziato, nei quali, non essendo riuscita ad andare avanti per la mia mancanza di docilità, tornai indietro… Penso sia stata la Madonna, che sempre mi è stata accanto, ancora una volta a salvarmi; fu grazie ad un inatteso, quanto provvidenziale, problema di salute che mi ridestai. Se Dio infatti mi avesse chiamato di lì a poco, che avrei potuto dirGli? Senza rispondere al Suo Amore, come Lui desiderava, fallivo la mia vita… o meglio, fallivo quella vita che Lui mi aveva donata, e che non era solo per me, ma anche per gli altri. Dio mi ha tanto amato, ma così tanto che quando in Cielo lo scoprirete, resterete sgomente per quanto grande sia potuta essere la mia ingratitudine. Ora la mia vita vuole e deve essere soltanto un grazie a Lui. Ma ritorno al motivo per il quale vi sto scrivendo: parlarvi della mia Prima Professione. Apro solo una breve parentesi, ci tengo infatti a precisare che nel Registro ho firmato come Prima Professione, ma tra me e Dio esiste un patto: essa è già la mia Professione Perpetua… perché non si può amare qualcuno a tempo, il mio è un sì per sempre! Lo era già quando ho presentato la domanda di Ingresso in Noviziato tanto che, a San Giovanni Rotondo, chiesi a don Vito se potevo fare la mia Prima Professione, perché sapevo che Dio mi voleva qui, poco importava se non conoscevo l’Istituto, se mi sarebbe piaciuto o meno… piaceva a Lui, nient’altro era importante. La mia vocazione è fare la Volontà di Dio, a questo sono chiamata!
È per questo che poi, la mattina delle Professioni, mi scusai con don Vito, dicendogli che rimettevo nelle mani di Dio quel mio desiderio, perché in me non ci fosse più niente della mia volontà, ma solo la Sua. Ho vissuto gli anni di Noviziato quasi come una penitenza da accettare, come un tempo, eccessivo, che mi separava dall’inizio di quella vita alla quale Dio mi chiamava da sempre, e che ora riuscivo a vedere bene. Solo nel mese precedente agli Esercizi iniziai, invece, a capire quanto fossero stati preziosi quei 2 anni e a ringraziare Dio per avermi dato, sempre, la grazia di farli bene, superando le crisi, che anch’io ho avuto, le tentazioni, che non mancano mai… nella fedeltà che inizia fin dalle più piccole cose. Da allora non ho fatto altro che ringraziare! Che cosa è cambiato con la mia Prima Professione? Tutto! Sono cambiata io, il mio rapporto con Gesù è nuovo e diverso… è una vita nuova che nasce, e si forma ogni giorno sempre di più. In quest’ultimo anno incalzavo spesso Gesù, ma non solo, su cosa volesse dire, nel concreto, essere Sua sposa, perché nessuno riusciva a darmi una risposta soddisfacente. Ricordo che fin da adolescente quando leggevo, per esempio, “Storia di un’anima” di Santa Teresina (ma poi anche altri libri: di Santa Teresa, di Suor Faustina, ecc.) rimanevo sempre perplessa di fronte a certe sdolcinatezze con le quali si rivolgevano a Gesù, boh… a me sembravano esagerazioni, roba da donnette dell’Ottocento! A Gesù io dicevo: “Ah… noi siamo amici… tra noi niente di queste cose zuccherine!”.
Non che non ci fosse tenerezza tra di noi, ce ne era tanta, ma il mio, forse, era un affetto più da bambina. Non capivo il senso di certe “romanticherie”… soprattutto il fatto che lo chiamassero, addirittura, “Sposo!?”. Mi dicevo “Ma come è possibile?!”. Boh! Ecco ora riesco a capirlo, perché così io chiamo Gesù e, quando lo chiamo, mi si accende come una fiamma nel cuore, sento come una pace che mi riempie di gioia, di una gioia che non conoscevo prima, sento che io appartengo tutta a Lui e Lui, ora, appartiene tutto a me, io sono Sua e Lui è mio, per sempre! Lui non mi lascia mai sola, mi è accanto in un modo continuo e presente. Nel passato, ho sempre sperimentato la Sua Presenza, ma ora è diverso… non so spiegare, ma è come se fosse cambiata “la qualità”… penso che, soprattutto voi, anime consacrate, possiate capire ciò che non riesco a dire con le parole, perché anche voi lo provate. Possiamo solo ringraziare Dio, per averci concesso questa immensa grazia, di essere state scelte da Lui, senza che ne avessimo alcun merito, per vivere già su questa terra il Paradiso. Sì, perché il Paradiso non è tanto un luogo, ma è Dio stesso!

Antonia S.