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LA DEVOZIONE A GESÙ MAESTRO
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Nella seguente meditazione, tratta dal volume Alle Pie Discepole 1960 (pp. 68-74), Don Alberione sottolinea che un’anima progredisce tanto quanto penetra e pratica la devozione a Gesù Maestro. Il Signore benedica largamente i pensieri, i desideri e i propositi che avete preparato in questi santi giorni. Tutto da offrirsi al Signore con il pensiero: “Signore, da me nulla posso, ma con voi posso tutto e tutto voglio fare a vostra gloria e per il premio eterno”. [...] Domandare al Signore costantemente la fortezza come virtù cardinale, la fortezza come dono dello Spirito Santo, sì. La religiosa o è forte o condurrà sempre una vita meschina. Dev’essere forte perché, giorno per giorno, azione per azione, occupazione per occupazione, non vi è eroismo, ma l’eroismo sta nella continuità dell’osservanza religiosa e cioè: povertà, castità, obbedienza nella vita comune. Oh, sopra questo punto, sempre l’esame di coscienza nel quale, per discendere ai particolari, due punti ritenere presenti: la santificazione nostra individuale e la santificazione dell’apostolato; due punti che corrispondono ai due |
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primi articoli delle Costituzioni. La santificazione nostra, cioè, se c’è il progresso, il progresso che si può rilevare; se c’è stato, si può rilevare in un corso di Esercizi, dopo un anno di lavoro spirituale, sì. Giorno per giorno è difficile rilevarlo. Eh, ma quando la mamma rivede la sua figlia dopo un anno s’accorge se è cresciuta o no. Giorno per giorno non poteva rilevarlo, ma dopo un anno un po’ si accorge se la figlia è cresciuta in statura e poi anche se è cresciuta in santità, se è cresciuta in sapienza, sì. Vedere se c’è il progresso. E, secondo, se si santifica l’apostolato. L’apostolato, in primo luogo, è quello eucaristico, per cui voi indirizzate le vostre preghiere secondo le intenzioni di Gesù, le intenzioni più belle, quelle intenzioni con cui Gesù s’immola sugli altari. E questa preghiera diviene apostolato perché si applica a tutti ed è l’apostolato della preghiera che si incentra particolarmente sulla devozione all’Eucaristia, le due ore di adorazione in particolare, sì. Vedere se innanzi a noi, quando siamo all’adorazione, passa il mondo e cioè, noi passiamo in rassegna quasi le cinque parti del mondo e ci rappresentiamo quei due miliardi e 800 milioni di uomini che vivono e quelli che hanno già partecipato e partecipano ai frutti della redenzione e quelli che ancora non conoscono la redenzione, oppure non l’hanno accolta, molti. Allora le preghiere nostre, le preghiere vostre, per tutti gli uomini. Un cuore come il cuore del Maestro: Venite ad me omnes. E l’altro principio: Deus vult omnes homines salvos fieri [Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati] (1Tm 2,4): il Signore desidera la salvezza di tutti e che tutti arrivino a conoscere le verità che salvano. Poi in queste intenzioni particolarmente comprendere: la Chiesa, il Papa, i sacerdoti, i religiosi e tutte le religiose e tutte le attività di apostolato che vi sono nella Chiesa. [...] Secondo pensiero: sempre procedere con fede. E nel nostro libro vi è quella preghiera: Segreto o Patto per la riuscita, sì, nel quale Patto si dicono tre cose al Signore: Signore, noi siamo scarsi in tutto; e tuttavia quel che già abbiamo è vostro; eppure essendo scarsi in tutto, abbiamo fede in voi; perché avendoci destinati a una santità speciale e a un apostolato speciale, certamente ci accompagnate con la vostra grazia, perché la vostra volontà è sempre, quando si riferisce a noi, accompagnata dall’aiuto che viene da voi, quindi la nostra fiducia. Perciò la speranza nella promessa del Signore: “Qualunque cosa chiederete vi sarà data” (cfr. Gv 16,23), qualunque cosa chiederete al Padre, a voi sarà data. E sì, sarà data la santità a cui si è chiamati; sarà data l’abilità negli apostolati a cui si è destinati; sarà data anche la scienza per conoscerli, per compierli santamente, la diligenza e lo spirito di sacrificio. Sì, fiducia nella Parola di Dio. Allora dalla nostra parte ci impegniamo a far tutto, solo e sempre per la gloria del Signore. Dall’altra parte sappiamo che a questo nostro desiderio corrisponde la promessa di Dio di ascoltare le nostre preghiere quando son fatte secondo i disegni di Dio. La nostra preghiera bisogna sempre che sia ordinata non a far la nostra volontà, ma a fare e compiere noi quello che Iddio vuole da noi. La domanda centrale del Padre nostro è: “Sia fatta la tua volontà come in cielo, così anche in terra” (cfr. Mt 6,10). Così [vale] anche [per] noi. Noi non abbiam da pregare contro di noi, nè contro Dio, abbiam da pregare che si compia la volontà di Dio e in questa volontà di Dio c’è la nostra santità e c’è il premio promesso. Quindi, pregare sempre. Domandare tutte le grazie, specialmente spirituali, ma anche le materiali, ma sempre: secondo i vostri disegni, o Signore: Non mea, sed tua voluntas fiat: non la mia volontà, ma la tua sia fatta (Lc 22,42). Possedere questa mente, questo interiore spirito di Gesù, quando pregava là, nel Getsemani. [...] Oh, allora, tutta la pietà conformata a questa devozione: sia la meditazione sia la Visita sia l’esame di coscienza sia la lettura spirituale sia il modo di ascoltar la Messa, il modo di fare la comunione e la stessa confessione. Poi praticarla nella vita, e cioè: sempre l’accrescimento di fede per onorare Gesù che è “Verità”. Sempre l’accrescimento di docilità nel seguire, nell’imitare Gesù che è “Via”. E sempre l’aumento di grazia da Gesù, il quale è “Vita”. E vita che è sgorgata dal calvario e che si estende, attraverso rigagnoli, anzi fiumi di grazia in tutte le direzioni del mondo. E quanto ne viene di questa acqua salutare, inviata a voi, predilette di Gesù: dilecti a Deo (1Ts 1,4), amate dal Signore! Quindi, tutto in questo senso: aumento di fede, aumento di fedeltà, cioè di speranza: “mediante le buone opere che io debbo e voglio fare”; e l’aumento di carità verso Dio: “ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa” e amo il mio prossimo per Dio, per il paradiso, sì. Poi, dopo averla praticata voi, questa devozione, chiedere al Signore la grazia che questa devozione penetri in tutti, particolarmente nella Famiglia Paolina. Conformarsi a questa devozione vuol dire conformare la pietà, come ho detto, ma anche conformare lo studio, conformare la vita religiosa, conformare l’apostolato, in questo senso: di onorare sempre il Maestro Divino in quanto egli è la verità, in quanto egli è l’esemplare, in quanto egli ci ha conquistata la grazia che porta a noi la vita eterna, sì. Ma domandarla anche per tutti, questa grazia. Oh, da questa devozione, quante benedizioni verranno sopra la Famiglia Paolina! Anzi, credo che non sia esagerato dire che un’anima progredisce tanto (parlo delle anime che appartengono alla Famiglia Paolina), quanto penetra e pratica questa devozione. E così anche in ogni singola Casa penetra la devozione a Gesù Maestro e viene praticata, anzi meglio, vissuta, vissuta affinché noi ci conformiamo a Gesù: Conformes fieri imaginis Filii sui [diventare conformi all’immagine del Figlio suo] (Rm 8,29). Il Padre celeste che ha amato e che ama il suo Figlio, ecco, questo desidera e questo vuole, che noi siamo giustificati e arriviamo al premio: quos autem praescivit praedestinavit conformes fieri imaginis Filii sui [perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo] (Rm 8,29), sì. Conformati a Gesù Cristo, ecco, a Gesù Cristo nella mente: pensare come lui. E allora, mediante la lettura del Vangelo e i catechismi e tutta la cultura religiosa si può raggiungere sempre meglio questa mèta. E poi conformarci a Gesù Cristo nella vita, nella vita delicatissima di Gesù, nella vita poverissima di Gesù, nella vita obbedientissima di Gesù, nella vita di comunità che condusse Gesù in famiglia, dove egli era il membro della famiglia religiosa modello e si conformava e obbediva: subditus. E vita comune che poi estese durante la vita pubblica, che volle vivere con gli Apostoli, che elesse ut essent cum illo: perché stessero con lui (Mc 3,14). Lui è il capo della comunità, del collegio apostolico, della nuova famiglia. Oh, vedere, dunque, di penetrare sempre meglio questa devozione. In questo noi dobbiamo confidare in Maria che è stata la più fedele interprete dell’insegnamento di Gesù. E confidare in s. Paolo, il quale tra gli scrittori, i predicatori, è stato colui che ha penetrato meglio il mistero di Gesù Cristo, il mistero della salute in Gesù Cristo, sì. Come è preziosa la lettura delle Epistole di s. Paolo! Però, negli altri Esercizi ho sempre ricordato questo: che se uno leggesse un capitolo della Bibbia al giorno, finirebbe con l’avere un’istruzione elevata, un incoraggiamento a seguire gli esempi santissimi, sia di quei personaggi che sono ricordati nella Scrittura sia, particolarmente, gli esempi di Gesù. Se si legge un capitolo di Bibbia ogni giorno, in quasi 4 anni – poiché la Bibbia ha 1.300 capitoli circa – si riuscirebbe a leggere tutta la Bibbia, sì. Questo programma sarebbe tanto bello, giacché fate la Visita, per la lettura spirituale. Dove c’è un libro di lettura spirituale più alto, più bello di quello che ci ha dato Dio stesso? Gli altri libri sono di questo autore, di quell’altro autore, e in tanto valgono in quanto ci danno quel che è scritto nel Vangelo, in quanto cioè, i loro insegnamenti sono conformati al Vangelo. Ma è sempre più importante andare alla fonte che è Dio: fons aquae salientis in vitam aeternam: la fonte dell’acqua che sale a vita eterna (Gv 4,14). Ora vi do la benedizione sopra tutti i vostri propositi e sono certo che il Signore è con voi e vi accompagnerà ogni giorno e vorrete, arrivando al prossimo corso di Esercizi, dire a Gesù: “Vi ringrazio, un poco ho progredito, siate benedetto e ringraziato”. Beato Giacomo Alberione
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