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“Per essere apostoli occorre un amore appassionato a Gesù Cristo, un amore vero, un amore pieno. L’apostolato è amore che trabocca, che scoppia, che si effonde in testimonianza ed azione”. Queste parole del Beato Paolo VI descrivono al meglio la fonte da cui deve scaturire ogni attività apostolica. Vita d’unione con Dio e attività nell’apostolato sono indissociabili, non antagoniste ma sorelle. Come l’amore di Dio si rivela nella ricerca della Sua intimità, così l’amore del prossimo si manifesta nell’attività a suo favore. L’Abate Dom Chautard (1858-1935) nella sua opera L’anima di ogni Apostolato, edita dalla San Paolo nella collana i Capolavori della Fede, ci ricorda che nella propria missione bisogna essere insieme Marta e Maria, in una contemplazione operosa e in un attività contemplativa. L’invito fondamentale è quello di accogliere la Grazia di Dio così che l’azione divina poi si manifesti, perfino involontariamente, attraverso la propria persona. Vivere in raccoglimento sotto lo sguardo di Dio non è un programma facile da accettare, soprattutto in un tempo come il nostro preso dal travolgente ideale dell’azione, dell’attività per il rendimento. La vita esteriore è una sorta di ebbrezza che esercita su di noi un fascino irresistibile, e ci impedisce di riflettere su ciò che Dio si aspetta da noi. Si ama l’azione perché ci esonera dal vero lavoro: quello che Dio vuole operare in noi. Se i santi hanno realizzato tante opere che ci stupiscono, è perché la contemplazione non ha ostacolato le loro occupazioni, ma è stata una fonte di luce per l’intelligenza, una fornace d’amore per il |