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Dicevano gli antichi: “Assueta vilescunt”: le cose ordinarie perdono valore. E a questa triste legge non sfuggono neppure i miracoli più grandi tra i quali la Celebrazione Eucaristica. Per questo ogni tanto è bene leggere qualche testo che ci aiuti a progredire nella conoscenza e nella consapevolezza del Mistero.
Pietro Antonio Ruggiero nel libro Schola Amoris, la Messa come relazione, Euno Edizioni, ripercorre le parti della Messa alla luce dei cinque verbi indicati dal Convegno Ecclesiale di Firenze, in preparazione al Congresso Eucaristico di Genova. Di pagina in pagina l’autore ci fa rivivere il rito eucaristico in tutta la sua sacralità e bellezza. Si potrebbe pensare: nulla di nuovo sotto il sole, ma la novità è proprio quello sguardo d’amore per cui le cose consuete non si sviliscono. La struttura del libro è molto lineare. Il primo posto è assegnato al tema della festa e al progetto di liberazione del Signore che, oggi come allora, si scontra con la logica utilitaristica del faraone. I mattoni del faraone contro la festa di Dio! E quando la vita perde la festa si perde anche il senso più profondo del lavoro. La liturgia d’apertura rappresenta l’accostarsi timoroso e rispettoso dell’uomo: Signore permetti che mi avvicini un po’? Il passo successivo dell’amore, dopo la trepidazione, è il dialogo: annuncio della Parola di Dio e risposta dell’uomo. La presentazione delle offerte è il momento in cui si lascia l’ambone e ci si accosta all’altare per offrire le gioie e le fatiche del vivere quotidiano. Qui la scuola d’amore, che è la Messa, tocca un nervo scoperto della civiltà contemporanea che esalta il possesso e non ne vuol sapere di sacrificio. In realtà non si perde quel che si offre a Dio, ma lo si preserva dalla smania del possesso che soffoca e distrugge. La quarta tappa di questo itinerario d’amore è rappresentata dai Riti di Comunione, Padre Nostro, scambio della pace, comunione: è questo il momento in cui l’amore si rende una cosa sola con l’Amato. La frazione del Pane prima dell’unione totale “corpo a corpo” con Gesù, ci dice che non c’è unione che sia egoistica: infatti noi siamo una cosa sola anche con i fratelli. Spezzare il pane, dividersi è la condizione per moltiplicarsi e spezzarsi è il presupposto per trovare l’unità. La benedizione finale svela un ulteriore obiettivo: la missione. Qui siamo entrati per amare Dio, da qui usciamo per amare i fratelli.
Rosaria G. |