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DEVOZIONE A GESÙ MAESTRO

 

Prendendo spunto dalle antifone dei testi liturgici che cominciano con la parola “Maestro”, Don Alberione ci invita a riflettere sulla qualità della nostro rapporto con Gesù Maestro che è Verità, Via, Vita. La meditazione è tratta dal testo Per un Rinnovamento spirituale (pp. 238-244).

Questa meditazione deve avvicinarci sempre di più a Gesù Maestro, facendoci desiderare meglio la pietà, e portandoci ai frutti che questa pietà deve produrre nelle nostre anime. [...]

1. Gesù Verità. La prima antifona si riferisce specialmente a Gesù Maestro di verità, anzi la Verità stessa: Magister, scimus quia verax es [Maestro sappiamo che sei veritiero], perché insegni la verità. Per questo, nelle Costituzioni nostre abbiamo scritto che tutto il sapere, tutta la scienza che si comunica, deve specialmente tendere a presentarci Gesù Via, Verità, Vita. Gesù Cristo è Verità per essenza, verità increata, l’unico vero Maestro. E Gesù Cristo si è fatto Maestro per insegnare agli uomini questa verità: la verità che salva. Egli non è venuto a insegnarci come sia fatto il cielo, l’astronomia, ma è venuto ad insegnarci la via del cielo. Sul monte Tabor, dopo che Gesù si era trasfigurato ed erano accanto a Lui Mosè ed Elia, si fece udire la voce del Padre Celeste: “Ecco il mio Figliolo diletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo” [Mt 17,5]. Il che significa: “Udite la sua parola”. Dobbiamo quindi rivolgerci alla Chiesa e lasciarci guidare da essa, perché la Chiesa prende dal Vangelo, cioè dalla dottrina di Gesù Cristo, e ci comunica la verità. Essa è come la sede, la reggia della verità. Noi sempre possiamo rivolgerci alla Chiesa e lasciarci da essa guidare. E se non comprendiamo tutto, questo dimostra semplicemente la scarsità della nostra intelligenza. Sappiamo che Dio è infinitamente sapiente: Egli non può ingannarsi; è infinitamente buono e non può ingannare alcuno. Ora, la Chiesa, prendendo le verità dal Vangelo, è una Maestra infallibile: affidiamoci ad essa. Occorre che noi, da una parte, assecondiamo e seguiamo in tutto la Chiesa, e che

diamo la preferenza sempre nei nostri apostolati, e specialmente nelle nostre letture e meditazioni, a quello che la Chiesa, il Papa insegna. Nello stesso tempo, grande importanza alla lettura del Vangelo. Il Vangelo è accompagnato da una grazia speciale: ha una forza intrinseca. Ogni lettura spirituale fatta sul Vangelo ha in se stessa una garanzia di buoni frutti. D’altra parte, quel Gesù che aveva creato l’uomo, sapeva bene come era fatto il cuore dell’uomo. E ha proporzionato, mirabilmente adattato, il suo insegnamento al cuore dell’uomo, alla mente dell’uomo. Quale importanza diamo noi alla dottrina della Chiesa, e quale alla lettura del Vangelo? [...]
2. Gesù Via. Vi è un’altra antifona che dice: Magister, quid faciendo vitam æternam possidebo? [Maestro che cosa devo fare per possedere la vita eterna?] (Mt 19,16). Gesù osservò: “Perché m’interroghi su ciò che è buono? Solo Iddio è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti...”. E continuò: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi” (Mt 19,17-21). Gesù è modello di ogni virtù: modello di umiltà, modello di carità, modello di obbedienza, modello di povertà e nello stesso tempo modello di purezza, di prudenza, di fortezza, di temperanza. Gesù è uno specchio che possiamo sempre mettere davanti a noi: Speculum virtutis [Specchio di virtù]. Egli ci propone la sua dottrina non soltanto quando insegna le virtù, ma specialmente quando le pratica. Egli sapeva bene che gli uomini apprendono più dagli esempi che non dalle parole. Quindi coepit facere et docere (At 1,1), cominciò a praticare e poi ha insegnato a fare. Noi contempliamo specialmente le sue virtù che sono poi state raccomandate nei “consigli evangelici”: povertà, castità, obbedienza.
La povertà del presepio; la povertà della casa di Nazareth; la povertà del ministero pubblico; la povertà con cui Gesù ha chiuso la sua vita terrena, morendo ignudo su di una croce. E come aveva avuto a prestito – diciamo così – una capanna per nascere, così ha preso in prestito un sepolcro per riposare i tre giorni che precedettero la sua risurrezione. Sulla purezza di Gesù l’evidenza è così chiara, che egli ha permesso di venire accusato in tante maniere, ma sopra questo punto non ha voluto essere toccato. Ecco: occorre tale delicatezza che, per quanto gli uomini possano essere maligni, non abbiano un fondamento per accusare. Ab omni specie mali, libera nos, Domine [Da ogni parvenza di male, liberaci o Signore]. Quanto poi all’obbedienza: Gesù è entrato nel mondo per obbedienza al Padre: la sua nascita, la sua dimora a Nazareth, il ministero pubblico e la sua stessa morte, tutto è avvenuto in obbedienza al Padre: Non sicut ego volo, sed sicut tu [Non come voglio io, ma come vuoi tu] (Mt 26, 39). Quæ placita sunt ei facio semper [Faccio sempre le cose che gli sono gradite] (Gv 8,29). È così che noi possiamo dire? Noi nell’esame di coscienza dobbiamo contemplare le virtù di Gesù, provare a metterci dinanzi al suo specchio e confrontarci con Lui. Oh! ci troveremo molto lontani, lontani. [...]
3. Gesù Vita. “Il Maestro ti manda a dire: dov’è la sala dove mangerò la Pasqua con i miei discepoli? Ed egli vi mostrerà una gran sala allestita, qui apparecchiate” (Lc 22,11-12). Era la Pasqua, l’ultima del Salvatore Gesù, e i discepoli vennero mandati a preparare l’ultima Cena. Essi dovevano dire al padrone: “Il Maestro dice: il mio tempo è venuto” (Mt 26,18), cioè quello della sua passione: “Voglio fare la Pasqua presso di te con i miei discepoli”. Ecco Gesù Vita, Vita specialmente nell’Eucaristia. In questo sacramento egli nutre questa vita, che già abbiamo ricevuta nel Battesimo. Il centro della giornata deve essere la Comunione. Tutto il resto è come i raggi che partono dall’Ostia, in maniera che una parte della giornata sia indirizzata a preparare l’anima alla Comunione, specialmente con buone confessioni e con buoni esami di coscienza. E l’altra parte della giornata sia indirizzata a ringraziare Gesù e a fare fruttare la Comunione. È necessario che noi, dopo avere ricevuto Gesù, conserviamo il raccoglimento, non soltanto in quel momento in cui siamo inginocchiati nel banco, ma anche dopo. [...] Le parole eccessive sono un grande male nelle Comunità.
È necessario che noi ci raccogliamo e diventiamo saggi: e parliamo dopo aver riflettuto e quando è tempo. Quando noi, invece, ci teniamo uniti a Gesù, abbiamo più forza nelle nostre cose. L’apostolato riesce meglio; lo studio riesce meglio; tutta la formazione riesce meglio. Facciamo un proposito insieme: moderare questa facilità, che ormai si è diffusa un po’ dappertutto, di parlare senza riflettere, e giudicando a destra e a sinistra. Chi più giudica, meno fa, e perde il suo tempo, e si trova responsabile davanti a Dio. Gesù giudicherà e premierà ciascuno secondo le sue opere, e non secondo le sue chiacchiere. Le chiacchiere non servono per il cielo e non sono quelle che ci otterranno il premio. Nella facilità a parlare non manca mai il peccato, per una ragione o per l’altra; senza tener conto delle conseguenze che derivano poi da certi discorsi. [...]

Beato Giacomo Alberione

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