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L’ADORAZIONE SILENZIOSA
COME APOSTOLATO
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Vivere un apostolato lasciando che sia “solo” Gesù a fare tutto, si va sul sicuro e forse costa anche poca fatica. Mi riferisco all’Adorazione Eucaristica silenziosa. Basterebbe che qualcuno esponesse Gesù in una Chiesa e si lasciasse la porta aperta. È Lui poi che attira; è Lui poi che tocca i cuori. E noi cosa facciamo? Dobbiamo stare lì ed adorare! Ma in che modo? Con una fede che brucia e che sposta le montagne. Con il cuore che, come una culla vuota, desidera accogliere tutta la tenerezza di Dio per poi traboccare d’amore per gli altri. E se qualcuno non fosse a conoscenza di questo tempo di preghiera? Ecco, bisognerebbe preparare locandine e volantini da distribuire… e poi il passa parola… invitare parenti, amici conoscenti. E se qualcuno non sapesse “stare” a lungo con Gesù? Pensare ad iniziative: ogni tanto animare l’Adorazione prendendo un testo biblico e aiutare gli adoratori a comprendere il senso di quella Parola per la loro vita. Detto questo… ritiro l’affermazione iniziale: l’Adorazione Eucaristica, come ogni apostolato, “si fa in due”! Come su un tandem: Gesù pedala avanti… a noi tocca sostenere il suo ritmo, stando dietro! Questa è l’esperienza che facciamo noi Annunziatine qui a Matera da un paio di anni. Il giovedì, il venerdì e il sabato sera, per circa un’ora e mezza, nella Chiesa di Santa Chiara, in Via Ridola, cuore del passeggio materano, viviamo questo apostolato di gruppo. Il giovedì è un’Adorazione animata. Gli altri due giorni è silenziosa, avendo due momenti comunitari all’inizio, con i Vespri, e a conclusione, con la Compieta. Per noi, questo Apostolato è vitale! Non mancano fatiche… ma con l’aiuto del Signore andiamo avanti. Il racconto che segue, scritto per un’esercitazione del Laboratorio di Comunicazione religiosa che frequento all’Istituto di Scienze religiose di Matera, forse dà un assaggio di ciò che viviamo. Il racconto sembra esaurirsi in un’unica serata… ma non è così; è un mosaico di scene vissute nel tempo, con l’aggiunta di qualche “sogno”. Mi è capitato, più volte, di rimanere in fondo alla Chiesa e osservare il via vai di gente che entra ed esce (soprattutto in primavera)…un’osservazione, che si trasforma in contemplazione, perché davvero ogni persona, con la sua storia, parla di Dio… è uno “spettacolo vivente”. Buona lettura! |
Uno “spettacolo” in via Ridola «Quel venerdì sera via Ridola non era come sempre. Uno spettacolo rompeva la monotonia del solito passeggio. Sono davanti all’antico monastero di Santa Chiara, il portale della chiesa è spalancato. Sui gradoni due fiammelle. Quell’unica luce che proviene dall’altare mi invita ad entrare. Capisco subito di che si tratta: è un’Adorazione Eucaristica. Mi fermo in piedi, in fondo. Metà banchi sono occupati, e ci sono anche molti giovani. C’è silenzio davanti a quell’Ostia illuminata che sembra aver fermato il tempo. Un violino tocca le corde dei cuori; ma c’è un silenzio adorante. Qualcuno si avvicina ad un leggio posto giù, all’angolo del primo banco. È una ragazza che rompe quel silenzio; legge dal libro del Profeta Isaia: “Non temere, io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni...”. Concluso il brano, sembra ora dar voce a qualcosa di suo: “Tu mi hai scelto. Fu l’Amore che scelse. E quando mi hai scelto, mi hai liberato dal nulla”. Silenzio. Poi riprende: “Nell’adorazione Dio pone gli occhi su di me. Lasciamoci attraversare da quello sguardo che ci chiama per nome. Quel nome è la mia storia...”. Stacco gli occhi da quell’Ostia e vedo, tra i banchi, due sacerdoti con una stola viola che li identifica. Un ragazzo è accanto ad uno di loro e si sta confessando. Francesca V. |