Oltre a svelarci piccole strategie di comunicazione in ambito televisivo e non solo, offrendoci racconti della sua esperienza personale, ci ha fatto molto riflettere sull’uso che si fa di questi potentissimi mezzi di comunicazione: “I Social”, che mettono in rete milioni di persone, ma che spesso diventano enormi maschere, dietro le quali si celano varie identità, quella reale della vita quotidiana e quella dell’apparire che viene condivisa sulla rete. Da qui l’invito ad essere se stessi sempre, ad avere l’idea di un’unica vita (reale e online), una sola faccia, e su questo far leva per evangelizzare dando testimonianza. Però ci ha anche detto che questo non basta, infatti evangelizzare non significa pubblicare soltanto immagini di santi, il Vangelo del giorno o simili. Con mia sorpresa ho appreso che tra le immagini più “postate” sui Social Network, dopo il primo posto aggiudicato a gatti (o meglio “gattini”) e ricette, ci sono proprio le immagini religiose! Evangelizzare sui Social non è questo. Per portare frutti è necessario annunciare sapendo ascoltare, accompagnare, “estendere on-line i nostri impegni battesimali” attraverso la normale testimonianza quotidiana. Ma oltre a questa strada privata, più frutti ancora si possono raccogliere con strade comunitarie: condividendo un progetto insieme ad altri, così come fanno le associazioni.
“Mettere alla base un’idea, un progetto editoriale”, “mettere insieme intelligenze e farle lavorare insieme”: questa la chiave vincente: unire le forze; un grande stimolo per tutte noi, che siamo sorelle Annunziatine, che siamo famiglia, Famiglia Paolina… quanto potenziale! Non sono mancati i suggerimenti pratici, infatti, è necessario chiedersi sempre, così come faceva il nostro amato Fondatore: “Che bisogno ha questa umanità? Di che tipo di evangelizzazione ha bisogno?” Chiediamo anche noi i lumi al Signore dal Tabernacolo! R. Carello suggerisce di puntare ai temi di “nicchia”, ad esempio sui Social esiste “un buco vocazionale...” ah quanto ci è caro questo tema! Si potrebbe creare una pagina FaceBook alimentata in chiave vocazionale, ovviamente non solo mirata a quella religiosa e sacerdotale ma far risaltare il concetto che: “Tutto quello che vorrai fare e farai nella vita è vocazione”, è ciò per cui siamo stati creati, ciò che meglio sapremo fare e che più ci renderà felici nel realizzarlo. Nel grande fiume di informazioni che scorrono in rete e che fanno “rumore”, la comunicazione ha successo se riesce a catturare l’attenzione della persona, parlando al cuore e alla pancia piuttosto che alla testa, se si ha la capacità di conoscere la cultura alta per spezzettare il linguaggio e renderla accessibile a tutti. Infatti, secondo R. Carello: “il telespettatore è sempre un bambino di 11 anni e nemmeno intelligente!”.
Tutte caratteristiche che il nostro Papa Francesco, da grande comunicatore, sa mettere in pratica benissimo: sintetizzare un discorso in tre parole chiave, da ripetere spesso per far sì che restino a mente più facilmente; con semplici gesti umili si rende familiare e quindi il messaggio arriva al cuore della gente. Nel pomeriggio siamo entrati nel “mondo di Twitter” presentato da Paola Galotta, apprendendo le potenzialità comunicative di questo Social che ha un modo di relazionarsi molto diverso da quello di FaceBook, è molto veloce e necessita di tanta creatività per diventare attrattivi ed essere “seguiti”. Così con un pizzico di fatica siamo passati dal concetto di “amicizia” a quello di “followers” (seguaci). Nei successivi laboratori abbiamo creato il nostro profilo e ci siamo cimentati negli inseguimenti e nell’inventiva. È stato molto divertente.
Dopo cena abbiamo visto il film “Veronica Guerin: il prezzo del coraggio”, la storia di una giornalista irlandese molto tenace, un po’ imprudente, ma coraggiosa, assassinata per aver condotto una forte battaglia contro lo spaccio e diffusione di droga nel suo paese. Un film un po’ crudo, con qualche scena di violenza che fatto riflettere su tante storie reali che avvengono quotidianamente, sul fatto che il mondo è intriso di peccato, che troppo facilmente si cede a compromessi e si rimane in silenzio, permettendo al male di avanzare. Quanto è importante difendere una giusta causa, quanto questo lo dobbiamo applicare nella nostra vita in cui abbiamo il dovere di difendere il Vangelo! Infine, nella mattinata di domenica oltre ai laboratori di Twitter, abbiamo dato “Uno sguardo sui Social network più attuali” presentato da Debora Biscione che ha illustrato brevemente altri modi di comunicare molto gettonati tra i giovani. Un esempio: “Instagram” con cui ci si racconta soltanto attraverso le fotografie e i cosiddetti “selfie”, gli autoscatti che vanno ad immortalare il momento che si desidera condividere con gli amici.
A conclusione del corso c’è stato lo spazio della condivisione finale, che naturalmente è sempre molto bello ed arricchente, ci fa crescere nella conoscenza e nell’amore vicendevole. Oltre ai vari momenti di confronto e di preghiera (la Santa Messa, il Santo Rosario e l’Adorazione Eucaristica), è stata molto edificante la cura e l’aiuto reciproco: in particolare durante i laboratori le più giovani ed esperte andavano in soccorso alle meno esperte, seguendole passo passo nel non facile approccio con questi nuovi mezzi di comunicazione. Gli stimoli in questo corso sono stati davvero tanti, alcune sorelle più giovani hanno subito creato una piccola équipe in cui confrontarsi per generare idee, seguendo il suggerimento di R. Carello ad unire le menti e mettere su un progetto. Al momento si sta ancora cercando la giusta ispirazione, il terreno su cui poter seminare. Certamente con il sostegno della preghiera da parte dell’Istituto si potrà portare più frutto!
Aurora M. |