Pietro si ricordò. La parola di Gesù è parola profetica: perché purtroppo Pietro l’aveva meritata una previsione così amara per la confidenza (nel senso di fiducia presuntuosa) che mostrava nelle proprie forze. Ebbene, ricordate che siamo caduti perché confidavamo in noi, perché eravamo superbi? Ricordate che avevamo sentito: Non metterti nell’occasione, prega... E Pietro si era messo nell’occasione con i nemici di Gesù, e al Getsemani egli non aveva pregato, ma aveva sonnecchiato e si era addormentato. E noi abbiamo fatto anche così. Ma vediamo la misericordia di Dio. Vi è qualcuno che non ha il vero pentimento: è umiliato, ma non per aver offeso Iddio; è umiliato in questo senso: di sentire più disgusto per l’umiliazione che gli è venuta, che per la pena recata al Cuore di Gesù. Pietro non ha fatto così; si ritirò “e pianse amaramente” (Mt 26,75); e andò dalla Madonna. Andate dalla Vergine benedetta, la nostra Madre! Oh, la nostra Madre, la Santa Madonna! Refugium peccatorum, Consolatrix afflictorum, Auxilium Christianorum, Regina Apostolorum: tutti titoli che sono tanti argomenti da meditare, argomenti che ci provano la bontà della nostra Madre.
Ed ecco quel che avvenne: Pietro risorge subito col suo amore e va al sepolcro. E [anche voi] risorgerete, conoscerete la Chiesa, conoscerete la Religione, la Teologia. Il Signore vi darà sapienza. Studierete ancor meglio dopo; imparerete ancor di più, perché conoscerete il segreto di Dio, la bontà: perché non c’è niente che ci spieghi il Signore così bene – Creazione, Redenzione, Santificazione, Paradiso – quanto il Cuore di Gesù. Prendete la chiave, aprite quel Cuore, entrate nella ferita del costato di Gesù: ecco là la Sapienza. Conoscerete il segreto di tutta la Religione, di tutta la Rivelazione, e l’amore di Gesù per noi. E chi lo conoscerà di più di colui il quale l’ha amato? E quindi diverrete predicatori della bontà di Dio. Sentite: io sono peccatore più di voi tutti insieme, ma questo Gesù che ci ha aperto il suo Cuore, questo Gesù non si è chiuso, non si è trincerato dietro di noi; ma ha aperto le sue braccia “verso un popolo disobbediente e ribelle!” (Rm 10,21).
E non solo le braccia ci ha aperte, ma ci dice molto di più: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28). Vi ristorerò. E Pietro crebbe nell’amore con un amore più potente. Vedete la sua triplice protesta di amore con cui ripara la triplice negazione. Crescerete [anche voi] nell’amore. Avete del letame, della spazzatura, della robaccia? Spazzate via! E questa spazzatura che deve far concime, l’adopererete per ottenere l’innocenza. E diverrete prudenti, sapienti, più diligenti, più fedeli alla pratica della preghiera, e questo letame andrà bene a far crescere le rose, come se ne servono appunto i giardinieri. Perché piangeremo anche di amore, per la singolare bontà di Dio verso di noi. Ancora: si adopera il concime per il grano e per la vite. Ebbene, questi peccati saranno come un concime che farà crescere la vite e il grano (in senso sacramentale: per l’Eucaristia) e voi vi troverete un giorno all’altare... ma penitenti come Pietro: che, dopo, amano di più il Signore.
E Gesù a Pietro tre volte ripete: “Pasci i miei agnelli... Pasci le mie pecorelle” (Gv 21,15-17). E lo fa capo della Chiesa, al primo posto nella Chiesa, affinché si vedesse bene che nel seno della Chiesa anche tra i grandi, tra i principali santi, troviamo anime che sono penitenti, e facessimo perciò coraggio a tutti. Voi riparerete alla vocazione, se avrete avuto un grande dolore; ma se voi non dite: “Ho sbagliato”, non risorgerete. Pietro invece “pianse amaramente”, e da quel giorno portò sempre un manipolo, cioè una pezzuola per asciugarsi le lacrime. E poi fu contento di dar soddisfazione al suo Dio, morendo sulla croce col capo in giù, per umiltà e per rispetto al suo Salvatore, e sigillò col sangue il suo amore e il suo dolore. Inoltre Dio non vi rigetterà: ecco la misericordia speciale di Gesù ai religiosi. Eh, sì! Io amo molto quelli che dopo il peccato si pentono, poi risorgono e diventano sacerdoti: io spero tanto da loro, affinché la loro esperienza sia luce agli altri. Il Signore è buono. Non permette il male se non per cavarne del bene. È buono. E che cosa vi concederà? Più scienza, più sapienza; vi concederà più pietà, pietà più vera; vi concederà maggior fervore nelle virtù cristiane; vi concederà più spirito di povertà; nella stessa umiliazione voi troverete da sperare... Paolo, perché fu persecutore, lavorò più di tutti; e Pietro, che fu peccatore, divenne il più amante. Il diavolo con lo scoraggiamento vuole spesso impadronirsi delle anime.
Disposizioni per ottenere la misericordia
In conclusione, le disposizioni si riducono a due: umiltà e fede. Fiducia e amore sono altrettanti lati della stessa cosa. Anzitutto dunque umiltà: bisogna riconoscersi [peccatori], perché finché non ci si riconosce [tali] e non si grida “aiuto”, non si risorge. Pietro “pianse amaramente”; il figliuol prodigo cominciò a ritornare in se stesso e a dire: “Mi alzerò e andrò da mio padre”. Bisogna riconoscersi [per ciò che si è]; confessare davanti a noi stessi il male, poi confessarlo davanti agli uomini e poi confessarlo davanti a Dio. Tre confessioni bisogna fare: Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
Ecco: se la palla non batte sul fondo non torna su, ma scende in basso. Quindi entriamo in noi stessi, esaminiamoci e pensiamo. In questi giorni il Signore certamente ha parlato alle vostre anime; voi vi siete maggiormente conosciuti... Il conoscerci è il primo passo, ed è una grazia: “Che io mi conosca, Signore, che io conosca te”. Il conoscere noi stessi è la prima grazia; ma lo stesso conoscerci è segno che vuol fare misericordia il Signore; e la fa certamente, perché se comincia, va alla fine. E confessiamoci davanti a Dio miserabili e poveri. E qui andiamo più avanti di quel che faremmo col confessore; sebbene in quel momento egli rappresenti Iddio, non osiamo mai dir proprio tutto, perché vi son certi sentimenti di compunzione che oltrepassano le deboli parole che noi sappiamo dire. Per conseguenza confessiamoci e, se volete, ricorriamo subito alla Santa Madonna. Ci vuole una grande sincerità: confessare ciò che è certo per certo, ciò che è debolezza per debolezza, ciò che è malizia per malizia, ciò che è ignoranza per ignoranza. Bisogna confessarci con compunzione. Quante volte è solo debolezza il nostro fallo, inavvertenza. “Non ricordarti, Signore, delle nostre passate iniquità” (Sal 78,8).
Inoltre, bisogna aver fiducia e fede: cioè fede nel Signore di risorgere, fede nelle grazie. Fede: persa una battaglia se ne può guadagnare un’altra. “Io non son più degno di esser chiamato figlio, ma [trattami] almeno come uno dei servi”: e vedete se la sua fiducia trionfò sul padre! Il padre non lo lasciò finire di dire, l’abbracciò, lo prese per mano, lo condusse in casa, gli fece una pulizia generale, gli fece fare un buon bagno, gli preparò le vesti più belle, i calzari più preziosi, gli rimise l’anello nel dito in maniera che non sembrava più quello che era entrato in casa... E dopo ordinò la festa, e a quella festa volle che si facesse grande solennità: furon presenti le musiche e gli amici; e fu ucciso il vitello più grasso, e il padre stesso s’incaricò di difendere il figliuol prodigo dalle accuse dell’altro fratello: “Eh, costui – disse – ecco, ha sciupato tutto, ha rovinato il patrimonio suo, e adesso viene in casa a consumare anche la mia parte”. E perché il padre lo ha trattato così ancora? “Tu, o padre – diceva – lo sai che io fui fedele per tanto tempo e non mi hai mai dato un capretto da mangiare coi miei amici; ma perché è venuto questo qui che aveva tutto dissipato, hai ucciso il vitello più grasso della stalla...”. Ma il padre, cioè Gesù, ha una grande carità. “Eh, il religioso, quand’era giovane, quand’era ai suoi tempi...”. Ma Gesù s’incarica di coprire con un velo, che è il velo della misericordia e della bontà, tutto il passato per ricordare solo che è un figliuolo. E noi che siamo figliuoli amati! “Quel figlio era ferito ed è stato risanato, era perduto ed è stato ritrovato, e adesso che è ritornato è necessario far festa”. Questi figliuoli, infine, saliranno poi nei primi gradi degli uffici (ossia degli incarichi e dei compiti pastorali) per la salvezza delle anime. Sia lodato Gesù Cristo.
Beato Giacomo Alberione