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CHARLES DE FOUCAULD

 

Il 1° dicembre 2016 ricorre il centenario della morte di Charles de Foucauld, avvenuta nel deserto del Sahara in totale solitudine, durante un tentativo di furto andato male. Il monaco Benedettino Fratel Michael Davide Semeraro, nel suo ultimo libro edito dalla San Paolo, Charles de Foucauld, ci presenta la statura spirituale di Fratel Carlo nel suo specifico di esploratore e profeta di fraternità universale. Il libro, più che una biografia, vuol essere un omaggio a questa figura di monaco senza monastero, che non solo ha segnato la vita di molti, ma ha anche aperto prospettive nuove per la vita consacrata e per l’intera comunità cristiana. Dopo l’esperienza di fratel Carlo, la vita cristiana ha dimostrato che è possibile, se non doveroso, scegliere mezzi e modi poveri per gridare il Vangelo con la vita. Per 3 anni vive a Nazaret, immerso in una attitudine di preghiera continua, di adorazione, di offerta di sé. Il silenzioso e amoroso sostare davanti a Gesù Eucaristia, lo riconcilia con se stesso e lo apre alla fraternità universale. Pian piano il senso di privilegio di vivere nella Terra Santa, cede il passo al desiderio di diventare sacerdote per parlare di Gesù a chi ancora non ha potuto godere della Sua Presenza. La decisione diventa sempre più netta: andare dove non c’è nessun prete, nessuna presenza cristiana, nel Sahara, per annunciare certo… ma forse pure per restituire. Da esploratore geografico- spirituale si trasforma in esploratore umano, che cerca per capire, di adottare il punto di vista dell’altro, con umiltà e mitezza. Si impegna in un’evangelizzazione non mediante

la parola, ma mediante la presenza: “In tutte le pagine dei suoi libri, Dio ci raccomanda i suoi figli poveri, diseredati; ascoltiamo la sua voce, siamo i padri, i fratelli, i figli di questi infelici; siamo la loro consolazione, il loro rifugio, il loro asilo, il loro focolare, la loro casa paterna”. Fratel Carlo fu un uomo capace di fare sempre il primo passo senza mai mettersi al primo posto e questo in risposta all’esperienza di un amore ricevuto: “Amiamo Dio perché Dio ci ha amati per primo. Lui così bello, così amabile, così sufficiente a se stesso, s’è degnato di farci una tale dichiarazione d’amore, a noi cosi poveri, cosi deformi, cosi bisognosi”. In tal modo il nostro cammino di discepoli ci obbliga ad osare sempre i primi passi e i primi gesti di un amore incondizionato tanto da essere indifferente ai risultati, in una crescente capacità di benevolenza e di perdono.

Rosaria G.