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GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI
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Don Alberione, riflettendo sulla parabola degli operai e della vigna, invita ad affidarsi alla bontà di Dio misericordioso che esorta ogni momento a vivere nel tempo che ci è dato “nell’umiltà e nell’amore a Dio e alle anime”(Alle Pie Discepole del Divin Maestro 1966, pp 63-67). In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile ad un padrone che uscì di primo mattino in cerca di operai per la sua vigna…” (Mt 20,1-16). La parabola è un po’ misteriosa, così, a prima vista; ma è una parabola che insegna tantissime cose. In primo luogo, la spiegazione che dà un santo Padre, e cioè: i primi uomini, dopo Adamo ed Eva, essi stessi [vivevano] seguendo il Signore e vivendo in maniera giusta; osservanza, cioè, dei comandamenti, in sostanza, con la fiducia nel futuro Messia. Coloro che hanno preceduto Gesù Cristo, si salvavano sperando nella misericordia, cioè nel Messia promesso da Dio nel paradiso terrestre. E allora lavorarono tanto, anche con una lunga vita. E noi siamo come dell’ultimo tempo, perché ora abbiamo conosciuto il Messia venuto [come] redentore. E noi abbiamo le ricchezze della Chiesa, dei sacramenti e la comunione. Oh! Quindi, noi siamo all’ultimo tempo, ma abbiamo maggiori ricchezze di mezzi per la santificazione; quindi, ancorché noi abbiamo poco tempo, siamo in ritardo, siamo equiparati a coloro che vivevano anche a lungo nel tempo passato prima dell’incarnazione del Figlio di Dio. |
Poi vi è sempre tanta differenza: e vi sono persone che vivono un po’ sempre nella tiepidezza, e altre che vivono in grande calore, fervore. Oh! Dipende, questo, dalla fede profonda e dalla speranza ferma in Cristo, e dall’amore, dalla carità: l’amore a Dio, l’amore alle anime. Anime che vivono anche poco tempo, ma nell’umiltà e nell’amore a Dio, piangendo i propri peccati e riparando con tanto amore quello che è stato difettoso prima. Noi non abbiamo da fare i confronti con gli altri. Poi non fare il confronto né [con] chi è accanto, né [con] chi è un po’ più lontano. E quante volte c’è l’orgoglio e ci crediamo subito molto santi e invece ci può essere la ruggine dell’amor proprio e la superbia. E molti meriti non si fanno, perché? Perché vi è molto amor proprio. In sostanza, il mistero. Dio solo conosce le anime, e Dio dà a ogni anima secondo quanto l’anima è stata fervorosa. Ma il fervore non è un lacrimare, in sé; ma dipende dalla fede, speranza e carità. Fede in Dio profonda, e allora c’è la visione di Dio dopo la morte. E poi c’è la speranza, cioè: io non ho alcun merito, io mi prendo i meriti di Gesù Cristo per la misericordia, per la speranza, la bontà di Dio e per le sofferenze di Gesù Cristo in croce. E allora i meriti sono applicati a noi. [...] E poi c’è l’amore intensissimo a Dio, quando si arriva a cercare la gloria di Dio. Quindi l’anima è nella perfezione quando in tutto cerca la gloria di Dio. Quello è l’amore perfetto. Beato Giacomo Alberione |