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LA CHIESA: BANCHETTO DEL RE

 

Il Primo Maestro, in un’omelia del 22 Ottobre 1952 presente nell’opera Per un rinnovamento spirituale, pagg. 181-184, parla della Chiesa come grano che cresce con la zizzania, della Chiesa perseguitata privata della libertà e del sangue dei martiri. Sembra una riflessione fatta per i nostri giorni. L’omelia termina con l’invito ad amare la Chiesa, pregare per la Chiesa, per il Papa e per tutti i sacerdoti.
Il Vangelo di oggi è preso da S. Matteo: “Gesù, seguitando a parlare in parabole, disse: il regno dei cieli è simile ad un Re il quale fece le nozze a suo figlio. E mandò i servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò ancora altri servi dicendo: Dite agli invitati: ecco il mio pranzo è già apparecchiato, si sono ammazzati i buoi e gli animali ingrassati e tutto è pronto, venite alle nozze. Ma quelli non se ne curarono, andando chi al campo, chi al negozio. Altri poi, presi i servitori, li oltraggiarono e li uccisero. Udito l’avvenuto, il Re, pieno di ira, mandò le sue milizie a sterminare quegli uomini e a dar fuoco alle loro città. Quindi disse ai suoi servi: le nozze son pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e quanti troverete chiamateli alle nozze. E usciti per le strade i servi di lui radunarono quanti trovarono, buoni e cattivi, e la sala delle nozze fu piena di convitati. Ora entrato il Re a vederli, vi notò un uomo che non era in abito di nozze. E gli disse: amico, come sei entrato qua senza la veste da nozze? E colui ammutolì. Allora disse il Re ai servi: legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio, ivi sarà pianto e stridor di denti. Perché molti sono i chiamati e pochi gli eletti” (Mt 22,1-14). In questo Vangelo è chiaramente raffigurata la Chiesa. Noi dobbiamo domandare al Signore che la Chiesa sia amata, sia conosciuta, si diffonda per il mondo intero e raccolga nel suo seno tutta quanta l’umanità; perché si faccia di tutto il mondo un solo ovile e un solo pastore (cfr. Gv 10,16): una sola scuola, quella di

Gesù Cristo, per raccoglierci un giorno tutti insieme, in quella Chiesa perfetta lassù in cielo. La Chiesa ci fa sempre recitare, al termine della Messa, quella preghiera composta da Leone XIII per chiedere la esaltazione e la libertà della Chiesa: affinché sia conosciuta e ritenuta per quella società perfetta (“Società perfetta” era espressione canonica, giuridica, per indicare il carattere proprio delle società sui juris, compiute e autonome in se stesse) istituita da Gesù Cristo, per condurre gli uomini alla salvezza. Che abbia libertà, la Chiesa! È doloroso che in nessun secolo siano mancate le persecuzioni. Né mancano oggi. Anche in questi giorni sono stati condannati a morte dei Sacerdoti e un Vescovo, con l’unica colpa di essere fedeli alla Chiesa cattolica e di zelare la salute delle anime; per aver compiuto perciò il loro dovere sacrosanto davanti a Dio. L’epoca dei martiri non si chiude. Ogni martire versa il sangue per la Chiesa: sangue dal quale nasceranno altri cristiani, come da una semente eletta [cfr. la celebre affermazione di Tertulliano (160-220 ca., apologista cristiano di Cartagine): Sanguis martyrum semen est christianorum – Il sangue dei martiri è seme di cristiani (Apologetico, 50,13)]. S. Gregorio [Magno] dice: Dio Padre ha celebrato le nozze del suo Figlio allorché lo ha unito con la natura umana, nel seno della Vergine, e le ha celebrate specialmente quando, per mezzo dell’Incarnazione, lo ha unito alla sua S. Chiesa. Ecco le nozze: l’unione con la Chiesa. Il Re mandò gli apostoli in tutto il mondo ad invitare prima gli ebrei e poi tutti gli uomini ad entrare nella Chiesa. Ma quando il Signore mandò i servi ad invitarli alle nozze, che cosa successe? Questi non vollero andare; altri non si curarono dell’invito; altri ancora oltraggiarono e uccisero i servitori. Ecco quale corrispondenza all’invito di Dio. [...] Anche oggi agli inviti di Dio molti si rifiutano e rimangono indifferenti, quasi che parlare agli uomini della loro salvezza sia una cosa inutile o indifferente. Parliamo di quello che è più necessario, cioè dell’eterna salvezza, il Paradiso, la felicità a cui tutti aspirano. Ma gli uomini sbagliano spesso oggetto, e credono di trovare la felicità nei beni della terra, negli onori, nei piaceri: sbagliano. Siccome gli Ebrei in gran parte si rifiutarono di accogliere l’invito, ecco, disse il Re: andate dunque in capo alle strade e quanti incontrerete chiamate tutti alle nozze. E gli apostoli si rivolsero ai gentili, andarono in ogni nazione e innumerevoli pagani entrarono nella Chiesa a formare il nuovo popolo di Dio. Quanti figli, oggi, raccoglie la Chiesa sotto di sé, come una chioccia raccoglie sotto le sue ali i pulcini! E li difende e li nutre. E beati coloro che siedono al banchetto divino, preparato dalla Chiesa. È il banchetto eucaristico: è il banchetto della verità che viene predicata, che nutre lo spirito; è il banchetto della virtù, cioè la santità a cui tutti gli uomini sono invitati, perché tutti sono chiamati al cielo. “Questo è il mio cibo: fare la volontà di Dio” (cfr. Gv 4,34). Cibo sublime, di cui si nutrì il Figlio di Dio; cibo grande, di cui dobbiamo nutrirci noi: la volontà di Dio. Questo è il cibo che fu gradito a Gesù Cristo: “Ho un altro pane che voi non conoscete. Il mio pane è fare la volontà di Dio” (cfr. Gv 4,32). Però, non sempre nella Chiesa siamo tutti fedeli, tutti santi. Purtroppo nella Chiesa, insieme alle anime elette, vi sono anime che non corrispondono agli inviti della Chiesa. La Chiesa è sempre un grande campo in cui cresce il buon grano e cresce la zizzania. Oggi abbiamo qui a Roma una rappresentanza meravigliosa di uomini che sono veramente il buon grano nella Chiesa di Dio. Ma quanti sono assenti e quanti seminano anche derisione e scherno! Beati i forti, poiché una grande corona li attende. Un giorno sarà separato il buon grano dalla zizzania.
Ecco, andati i servi, raccolsero quanti trovarono, buoni e cattivi, sicché la sala delle nozze fu piena di convitati. “Or entrato il Re a vederli vi notò un uomo che non era in abito di nozze... E disse ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio, ivi sarà pianto e stridor di denti. Perché molti sono i chiamati e pochi gli eletti”. Non tutti i membri della Chiesa, quindi, sono davvero santi. Appartengono materialmente al corpo della Chiesa, ma non appartengono alla sua anima. E non ricevono dalla Chiesa quel nutrimento che la Chiesa elargisce ai suoi figli fedeli. Quale sarà la nostra conclusione? La prima conclusione è chiara: amare la Chiesa, seguire la Chiesa. Non dobbiamo meravigliarci se qualcheduno non è perseverante nei suoi doveri. È sempre stato così; ma è anche sempre vero che gli uomini passano all’aldilà, e là si farà una selezione: vi saranno i salvi e vi saranno i perduti. E chi è il saggio? Quello che si mette fra i pochi, fra coloro i quali prendono una strada spinosa e magari ripida, ma che porta al Paradiso. Pensiamo a noi. Pensiamo al nostro interesse; non guardare chi va a destra e chi va a sinistra. Guardare a Dio, guardare al Paradiso, e con costanza, per camminare portando la nostra piccola croce, come l’ha portata Gesù Cristo, che adesso siede alla destra del Padre: e sta raccogliendo da tutte le parti del mondo le sue pecorelle fedeli, per formarsi lassù il Regno eterno che consegnerà al Padre. Pregare per la Chiesa, pregare per il Papa, pregare per l’episcopato, pregare per i religiosi, pregare per il clero, pregare per tutti i fedeli, specialmente per i padri di famiglia e per i giovani. Pregare! Pregare!
Pregare particolarmente per quelle regioni che in questo tempo sono soggette alle persecuzioni [Alludeva particolarmente alla Cina, dalla quale erano appena rientrati i due sacerdoti paolini don Bertino e don Canavero, sottoposti a tortura prima dell’espulsione]. Un esempio grande: S. Pietro era stato imprigionato, e si pensava al suo martirio, ma la Chiesa tutta non cessava di pregare per Pietro e inaspettatamente un Angelo venne dal cielo, sciolse le catene a Pietro e le porte della prigione si aprirono. Egli uscì e gli sembrò di sognare: era libero. E andò a bussare a quella porta della casa in cui stavano congregati i fedeli, pregando per lui. Arrivò l’annunzio: “Pietro è salvo!” [cfr. At 12,7-14]. Non sappiamo quello che ci preparano i tempi vicini; noi compiamo il nostro dovere: Sine intermissione orate [Ef 6,18: “Pregate incessantemente”] senza fermarci, preghiamo. E lasciamo a Dio determinare il tempo in cui egli libererà la sua Chiesa; lasciamo le cose nelle mani di Dio. In modo particolare, recitare sempre bene gli Oremus che il Sacerdote recita dopo la Messa. E fare nostre tutte le intenzioni che aveva Leone XIII quando stabilì che si recitassero questi due Oremus. Erano tempi difficilissimi: sembrava che la massoneria avesse il sopravvento. Ma quando viene l’ora di Dio, Dio è onnipotente. E che cosa sarà dei nemici suoi? Dobbiamo anche pregare per i nemici della Chiesa, pregare per tutti affinché si salvino tutti. Amare dunque la Chiesa e seguirla, e pregare per essa. Recitiamo bene il Patto, noi che siamo chiamati a lavorare con la Chiesa e per la Chiesa.

Beato Giacomo Alberione