I. Questo è il giorno in cui noi ci gettiamo ai piedi di Gesù e gli diciamo: “Maestro,tu hai parole di vita eterna” (cfr. Gv 6,68).Oggi al vedere il Maestro Gesù, che secondo la sua promessa esce dal sepolcro, la nostra fede riceve la più grande conferma. S. Paolo con le parole: “Se Gesù non fosse risorto sarebbe vana la nostra fede” (cfr. 1Cor 15,14), ci fa pensare al Maestro Gesù che ha confermato le profezie con la sua vita meravigliosa e con l’adempimento della sua missione; ma fra tutti gli argomenti che vivificano la nostra fede, il più potente è questo: Gesù risuscita se stesso dal sepolcro. La domenica mattina il monte fu scosso da un sussulto di gioia perché tornava alla vita l’autore della vita. Gesù risuscitò lasciando i soldati a far guardia ad un cadavere che non c’era più. Gesù uscito dal sepolcro? No, dicono i giudei, il cadavere è stato rubato. I giudei ed i pagani, scavando una fossa per gli altri, ci sono caduti dentro, confermando così la verità più ferma: la risurrezione. Viva Gesù! Viva Dio! Noi contemplando questo Gesù, ci sentiamo accendere il cuore di entusiasmo e di fede, come un giorno i discepoli di Emmaus: Nonne cor nostrum ardens erat in nobis dum loqueretur in via? [Non sentivamo il cuore acceso, mentre egli ci parlava lungo la via?]. O Gesù, oggi noi possiamo inginocchiarci davanti a te e dirti: “Tu l’hai detto, io credo, io lo so. Consegnami pure il tuo Vangelo, io lo apro con fiducia, tu hai parole onnipotenti, piene di vita, parole di colui che ha detto Vita se stesso”. Pieni di fede ardente ci inginocchiamo davanti a Gesù e recitando il secondo mistero glorioso cantiamo: Victimae paschali... (Alla vittima pasquale… Sequenza della liturgia della domenica di Pasqua).
II. Pascha nostrum immolatus est Christus [È stato immolato Gesù Cristo]. La risurrezione di Gesù Cristo è figura e grazia per la nostra risurrezione, è il modello della nostra risurrezione. Gesù esce dal sepolcro e noi dobbiamo uscire dalla tomba dei peccati e dei difetti. Gesù esce dal sepolcro e non si ferma in quell’ambiente di morte; noi dobbiamo uscire dal sepolcro e non fermarci più nelle occasioni che ci fanno cadere, che sono ambiente di morte perché ci portano al peccato. Gesù esce dal sepolcro, ma per non entrarvi mai più, per ricordare a noi che i propositi fatti in questi giorni devono essere duraturi. Noi siamo risorti in Cristo in animis, e ciò significa che dobbiamo avere nella mente pensieri nuovi, aspirazioni al cielo, all’oltretomba, all’eternità, a quel giorno in cui l’angelo intimerà a tutti di risorgere. Risorgeremo con il corpo glorioso se il nostro corpo fu santificato dalla fatica, dalla preghiera, dalla virtù, dal servizio di Dio. Andremo incontro a Gesù, giudice di vita eterna che splenderà come sole. Egli chiamerà a sé tutti, ma saranno tutti buoni? Chi può rispondere al Manzoni sinceramente: “Col Signor risorgerà”? (Manzoni Alessandro, Inni sacri, La risurrezione). Chi santifica il suo corpo che si consuma ogni giorno e che alla fine si butta nel sepolcro come un paio di ciabatte che non servono più. Tutti risorgeremo, ma tutti col Signore? Recitiamo il terzo mistero glorioso perché la nostra risurrezione abbia da rassomigliare a quella di Gesù Cristo, quando un angelo verrà a chiamare a nuova vita il nostro corpo perché entri nell’eternità.
III. La risurrezione di Gesù Cristo è grazia per la nostra risurrezione e cioè è la vita. Il risuscitare delle membra di Gesù Cristo ci ricorda che dobbiamo sperare una vita nuova, e che nessuno è così morto da non poter risorgere, e che per quanto la nostra anima sia macchiata, ostinate le nostre passioni e le abitudini, nessuno può disperare. Quando tutto sembrava finito e i giudei credevano di aver vinto, proprio allora tutto era da sperare perché cominciava una vita nuova. Quando noi diciamo sinceramente: ho sprecato una vita intera, scruto le mie opere e non scorgo che iniquità, De profundis clamavi ad te, Domine [cfr. Sal 130,1: “Dal profondo a te grido, o Signore”], che miserie! Allora c’è tutto da sperare. Quando noi ci sentiamo perduti e ci andiamo attaccando alle sponde, e vediamo che la nostra vita fu vuota e piena di responsabilità, non tutto è perduto, c’è ancora tutto da sperare: Iddio non muore, la sua morte, i suoi meriti, la sua passione sono la nostra vita: Mors tua, vita mea [Morte tua, vita mia]. Abbiamo abbassato la testa e ci siamo umiliati, alziamo ora la testa al Crocifisso, egli ci dice: Ego sum resurrectio et vita [cfr. Gv 11,25: “Io sono la risurrezione e la vita”]. Egli ci invita al suo cuore: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?” (cfr. Gv 11,40). Sì, o Gesù, non la mia gloria perché sono piena di peccati, ma la gloria tua che ha abbondato dove abbondò il delitto; io lo so che posso farmi santa con i meriti tuoi, che sono i meriti miei, perché tu li hai acquistati per me. O Gesù, permetti che facciamo come le pie donne quando ti videro risorto. Esse si strinsero ai tuoi piedi e tu lo permettesti perché avevano ancora bisogno di te per farsi sante, mentre non permettesti che ti toccasse la Maddalena che aveva già baciato i tuoi piedi, aveva già ricevuto la tua grazia ed era già santa. O Signore, noi speriamo di farci santi, per glorificare te; glorificati, o Signore, cambiando un peccatore marcio in un gran santo. Cambia questo cuore, tu che cambi la sostanza del pane e del vino nel tuo corpo, nella vita divina; e sia questa glorificazione a maggior gloria tua e a maggior bene delle anime. Abbiamo constatato il nostro marciume in questi giorni? Ebbene, tocchiamo ora le piaghe sacre del nostro Salvatore, andiamo con Tommaso, mettiamo il dito nelle piaghe delle mani e dei piedi, facciamoci strada fino a quel sacro costato e mettendovi il dito cominciamo a credere fermamente che di là viene per noi la salute. Cosa promettiamo ora a Gesù? Rinnoviamo i propositi fatti per mezzo della santa confessione pasquale. Cantiamo ora il Regina coeli perché la Santa Madonna ci ottenga tutte le grazie che aspettiamo dalla risurrezione del Figlio: 4° mistero glorioso. Finiamo quest’ora di adorazione con il 5° mistero glorioso per ricordare il trionfo di Maria Santissima: Assumpta est Maria in caelum; gaudent Angeli, laudantes benedicunt Dominum [Dalla Liturgia, primi Vespri della solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria, antifona 1: “Maria è assunta in cielo: godono gli angeli, lodano e benedicono il Signore”], quando assunta in anima e corpo al di sopra dei cori degli Angeli e dei santi, fu incoronata Regina del cielo e della terra. Questa benedetta Madre ci ottenga di risorgere a nuova vita, figura della nostra risurrezione nel gran giorno del giudizio finale.
Beato Giacomo Alberione