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PRIMA LETTERA DI PIETRO
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L’identità del cristiano: essere uno con Cristo (1Pt 1,22-2,10) Dopo essersi indirizzato ai cristiani come stranieri nel mondo, Pietro vuole ora indicare ad essi dov’è la loro vera casa. I cristiani trovano dimora nell’abbraccio di Cristo, anzi stringendosi a lui, pietra angolare, essi stessi sono edificati come la casa di Dio nel mondo, casa gloriosa, davvero edificata sulla roccia salda dell’amore crocifisso e risorto, che perciò non teme tutte le tempeste che su di essa possono scatenarsi. Per quanto infatti il mondo possa coprire di disprezzo la casa di Dio, che sono i credenti, essa si scopre nobilissima e preziosa nella grazia del suo Dio, di cui proclama incessantemente l’opera di salvezza. Il richiamo al battesimo appare evidente nel brano che stiamo leggendo. I cristiani sono coloro che sono stati purificati, deponendo la vecchia malizia (2,1, dove il verbo greco usato è apotìthemai, che significa “deporre, spogliarsi”) come si deponeva la veste prima di entrare nell’acqua battesimale, da cui si esce “stringendosi a Cristo” nel suo mistero pasquale, abilitati così ad esercitare un santo sacerdozio, divenuti popolo di Dio, mentre prima si era estranei a lui, vivendo nel paganesimo. In 1,22 Pietro richiama la purificazione battesimale dei cristiani usando il verbo hagnizein, un verbo che la traduzione greca delle Scritture ebraiche usa per esprimere la purificazione che preparava a compiere il servizio sacerdotale, purificazione che avveniva tramite bagni rituali (cfr. Lv 8,6). Il bagno rituale, prima che simboleggiare una purificazione morale, indica una separazione totale dalla realtà profana da cui si esce. È un vero passaggio tra due mondi, dal mondo profano a quello di Dio. L’idea sottintesa a questo significato veterotestamentario ben si prestava, dunque, ad essere riletta in chiave battesimale. Il battesimo è davvero un bagno che separa, che santifica, non per lasciare, però, in isolamento, ma per introdurre in una nuova trama di relazioni, il cui centro e punto di convergenza è Cristo. |
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Infatti Pietro dirà dopo che i cristiani formano “un organismo sacerdotale santo che offra sacrifici spirituali ben accetti a Dio per mezzo di Cristo” (2,5)1 . Può stupire la traduzione “organismo sacerdotale” al posto di “sacerdozio” cui siamo abituati, ma questa versione vuole esplicitare meglio il percorso semantico della parola greca sottostante, hierateuma. Infatti le parole che sono costruite con il suffisso “ma”, indicano una realtà concreta, una funzione esercitata, che vede coinvolte più persone, come nel caso del buleuma (l’assemblea che delibera) o il politeuma (la cittadinanza attiva)2 . Questa piccola disquisizione semantica ci aiuta a comprendere il senso del sacerdozio dei cristiani: essi lo esercitano in quanto membra di un corpo, e lo esercitano concretamente, non in maniera figurata. Secondo la logica del Nuovo Testamento erano piuttosto i sacrifici materiali offerti nel tempio di Gerusalemme ad essere figura e simbolo del vero sacrificio, il sacrificio esistenziale offerto dai cristiani in Cristo, modellato e causato dal suo sacrificio, anzi incarnazione permanente di esso, l’unico sacrificio accetto a Dio. Essi offrono sacrifici spirituali, cioè nello Spirito Santo, che fa della loro vita il luogo in cui si rivela la santità di amore di Dio. Si compie così la promessa fatta al popolo di Dio ai piedi del monte Sinai, promessa donata per aver accolto in obbedienza la parola. La promessa antica, “se ascoltate la mia voce… voi sarete per me un regno di sacerdoti”, ora si è compiuta: “Voi siete un sacerdozio regale”, proclama Pietro, sottintendendo3 il tempo presente al posto del futuro che leggeva nel testo dell’Antico Testamento cui fa riferimento (Es 19,5-6; 1Pt 2,9). E questo compimento si realizza per mezzo di Cristo. Infatti è proprio dei tempi messianici il dono del sacerdozio a tutti, come profetizza Isaia: “Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, sarete detti ministri del nostro Dio” (61,6). E dietro ai profeti tutta la tradizione ebraica aspetta il giorno in cui tutti i figli di Israele saranno “sacerdoti celebranti e re incoronati” (cfr. Targum Jer.I ). Dunque i cristiani officiano un reale sacerdozio vivendo nella carità. L’immagine del sacerdozio santo è collegata direttamente all’essere compaginati nella casa di Dio, che può essere edificata solo se rimane saldo l’amore fraterno. Infatti la purificazione/santificazione/consacrazione sacerdotale avviene “nell’obbedienza alla verità che vi porta ad un amore fraterno” (1,22). PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) L’obbedienza alla verità conduce verso la comunione dei cuori: l’ascolto è via alla comunione. don Marco Renda 1 Per approfondire il tema del sacerdozio dei cristiani secondo la 1Pt risulta di grande utilità la lettura di A. VANHOYE, Sacerdoti antichi e nuovo Sacerdote, Elle Di Ci 1990, pp.189-214. |