 |
Da quando è comparsa, la rubrica dedicata alla Vergine Maria ha avuto lo scopo di accrescere la nostra devozione filiale alla nostra cara “Mamma”. Si sono susseguite moltissime tematiche e vari sono stati gli ambiti interessati, da quelli biblici a quelli liturgici, passando per le feste e le devozioni mariane a noi più care. Molti articoli sono stati curati e scritti da noi Annunziatine, altri, gli ultimi in particolare, hanno riportato i ricchi approfondimenti di Padre Gaspari, padre montfortiano, esperto in mariologia. Parlare di Maria è cosa bella, naturale, arricchente. Apre il cuore. La meditazione sulla figura della Madonna non è mai soggetta ad esaurimento: Maria è davvero una miniera, addentrandosi nella quale non si possono che scorgere e contemplare gemme di inestimabile bellezza e valore. Maria deve rapirci il cuore, la sua contemplazione deve essere per ciascuno rapimento necessario e quotidiano.
È la nostra Mamma, in chi, altrimenti, possiamo specchiarci? Afferma don Alberione: “Siamo stati fatti figli di Maria” sotto la croce. “Donna, ecco tuo figlio… ecco la tua Madre” (cfr. Gv 19,26-27). “Gesù sapeva bene che noi abbiamo bisogno di una Madre la quale ci guidi per mano, ci custodisca e renda facile quell’osservanza, quel compimento, quell’ufficio che è assegnato, lo renda facile se esso è difficile” (APD 1961, p. 127). E ancora: “Se noi vogliamo perfezionarci, passiamo attraverso Maria. Se Gesù ha voluto vivere così, non è la via che ha scelto Gesù, la migliore? Egli volle essere il Figlio di Maria. Vogliate essere le figlie di Maria, vogliamo essere i figli di Maria” (APD 1963, p. 233). Aveva ragione 667 anche san Pio da Pietralcina quando, rispondendo a qualcuno che gli chiedeva di dire qualcosa sulla Madonna, disse: “La Madonna è la nostra mamma!”, senza riuscire a frenare la commozione fino alle lacrime.
Quale verità più dolce di questa per noi? Il rapporto più naturale che c’è fra madre e figlio è il rapporto d’amore, da cui derivano tutti gli altri sentimenti quali la delicatezza, la premura, il sacrificio, lo spirito di riconoscenza, l’imitazione, ecc. Dunque, in quanto figlie, il cercare di far battere il nostro cuore all’unisono con quello della nostra cara Mamma celeste, dovrebbe essere il più grande e gioioso impegno della nostra devozione mariana. S. Giuseppe da Copertino diceva: “La mamma mia è capricciosa: se le porto fiori, mi dice che non li vuole. Io le domando allora: mamma, che vuoi tu, dunque? Ed Ella: il cuore, solo il cuore mi piace”. E come sentirci e dirci figlie di Maria, se non nutriamo l’amore filiale verso di Lei? Insieme agli atti di venerazione e alla preghiera che le rivolgiamo, dobbiamo donarle il nostro cuore, che è come il “carro di fuoco” su cui devono viaggiare la devozione e l’imitazione. Infatti in cos’altro consiste la vera devozione alla Madonna se non nella donazione di sé a Lei? Questo è quanto afferma uno stuolo di santi da san Tommaso d’Aquino al nostro beato Giacomo Alberione.
La devozione alla Madonna deve essere una donazione amorosa di se stessi a Maria. E di un dono si può fare quello che si vuole, dunque, Maria deve poter fare di noi e con noi quello che vuole, quello che le piace, quello che è gradito a Dio. Ed io, sono devota alla Madonna, quanto più mi abbandono a Lei, mi conformo a Lei, vivendo in tutto e per tutto sotto il suo sguardo, nel Suo “clima”. Così intesa, la devozione giunge al suo significato pieno e perfetto, si arriva alla consacrazione di se stessi alla Vergine. Si offre a Maria tutto il proprio essere, tutto ciò che si è e tutto ciò che si ha: anima, corpo, sensi, beni interni, beni esterni, beni futuri, la vita, la morte, l’eternità… |