noi stessi? Di che dunque ci insuperbiamo, se tutto ci viene da Dio?
2) Noi siamo peccatori. Noi che siamo nulla, che tutto abbiamo da Dio, ci siamo ribellati a lui, abbiamo usato dei suoi stessi doni per offenderlo ed insultarlo. Oh, quale delitto è il peccato! Abbiamo crocifisso Gesù, con le stesse mani che egli ci ha dato. Tempo fa si presentava all’arcivescovo di Parigi uno sciancato e con parole di pianto chiedeva la carità. Il buon prelato gli fa un’abbondante elemosina e con parole commosse, lo licenzia. Costui, con lampo satanico negli occhi, guarda la moneta e sogghigna beffardo. Cauto e frettoloso va da un armaiolo e col denaro della carità, acquista un pugnale. L’indomani l’arcivescovo, mentre vestito dei paramenti sacri pontificava solennemente, s’ebbe all’improvviso una pugnalata al cuore. Era il pugnale acquistato con la sua elemosina. Che orrore, che infame ardire! Ecco quello che non una sola volta, ma ripetutamente facciamo a Dio col nostro peccato. E non abbiamo ragione di dire: “Io sono una grande peccatrice” e dirlo con convinzione, con verità? Quanta penitenza non dovremmo fare! Con quanta ragione dovremmo dire il Confiteor!
3) Noi siamo i redenti da Gesù, abbiamo continuamente bisogno di grazie. Non siamo che miseria, non abbiamo nulla ed abbiamo bisogno di tutto. Dobbiamo, come il povero, attendere tutto dall’infinita bontà di Dio. Noi dobbiamo stare davanti a Dio, umiliati e confusi, col capo a terra come il povero pubblicano, la cananea, la Maddalena. Importanza dell’umiltà Sulla terra non vi è cosa migliore. Essere umili vuol dire avere una fonte di grazie avanti a noi. Deus superbis resistit et humilibus dat gratias [Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia]. L’umile prega semplicemente e Dio accetta questa preghiera. L’umiltà è il segreto delle grazie. La Madonna disse poche parole nella sua vita, ma furono piene di sapienza: Ecce ancilla Domini (Lc 1,38: “Eccomi, sono la serva del Signore”). Iddio rende molti doni agli umili. “E i superbi sono mandati a mani vuote” (cfr. Lc 1,53).
Maria divenne madre di Dio per la sua umiltà. L’umile è più accetto anche agli uomini, ottiene più facilmente i doni celesti, le virtù. La vera santità si conosce dall’umiltà; la superbia ha cacciato gli angeli dal cielo. La pietra di paragone, per conoscere se un’anima è santa, è l’umiltà. Il superbo può fare qualche figura, ma poi precipita come Napoleone dal trono e cade nell’umiliazione più completa. “Se tu fossi capace di innalzarti anche fino al cielo, io ti strapperò di là” (cfr. Mt 11,23), dice il Signore. Oh, raccogliamoci davanti a questo Tabernacolo, Gesù è la Via, i suoi passi sono sempre di maggiore umiliazione: lascia il trono di Dio per scendere in una greppia: Exinanivit semetipsum formam servi accipiens [Fil 2,7: “Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo”]. Colui che è simile al Padre, prende la forma del bambino. Consideriamo il secondo passo: egli è trattato come un malfattore ed è confitto in croce. Però qui egli apparve ancora come uomo. Invece nel terzo passo egli discende alla forma del pane nella santissima Eucaristia e quindi si rende inferiore all’uomo. Che dici, anima altera, davanti all’esempio del tuo Dio? Tu che credi che la tua umiliazione non sia meritata, tu che sei peccatore eppure vuoi apparire giusto? Ci chiamiamo cristiani, ma di Gesù che abbiamo? Quanto siamo lontani da lui! “Cessa di essere quel pauroso che sei, disse Alessandro Magno a un generale che portava il suo nome, oppure cambia nome”. Questo Gesù buono benedice e ama gli umili: da lui i bambini, i pastori, i poverelli erano ben accolti. Solo con i superbi non poté stare, e contro questi lancia i sette terribili: “Guai!” (cfr. Mt 23,13-32). Volete prendere aspetto di digiunanti per essere lodati dagli uomini? Guai a voi, dice Gesù. Aspettate che vi lodi Dio: “L’uomo non sa se sia degno di odio o di amore davanti a Dio” (cfr. Qo 9,1), dice il Signore.
Mezzi per acquistare l’umiltà
Leggete attentamente libri che parlino di essa. Bisogna avere una pietà retta di cuore, di volontà, di opere, di sentimenti. Domandarla al Signore. Pregare, meditare gli esempi di Gesù, che lavò i piedi agli Apostoli ed anche a Giuda, il più grande peccatore ostinato. Esercitare l’umiltà. Rispetto ai ministri di Dio, umili coi superiori, con le sorelle più anziane, coi benefattori, umili con gli eguali. Nessuno può giudicare il proprio fratello; teniamoci al di sotto di tutti, vediamo negli altri l’immagine vivente di Dio. Non disprezzare gli inferiori, teniamoci sempre inferiori a tutti. Usiamo sempre bontà e compatimento con tutti.
L’UMILTA' DEL CUORE
Gesù ci disse: “Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore”. Un pensiero di S. Francesco di Sales [afferma]: “Tutto lo studio e la perfezione dei santi sta in queste due cose: fare e soffrire”. S. Giovanni della Croce [dice]: “Tutta la perfezione sta nel mortificare noi stessi per amore di Gesù, e specialmente umiliare il proprio cuore: chi non riesce a mortificarsi e mettersi sotto i piedi di tutti sarà sempre
indietro nella perfezione, ancorché avesse il dono dell’orazione”. S. Teresa [aggiunge]: “Io vedo molte anime perdere tempo nella vita spirituale perché non cominciano con l’umiliare se stesse, il che è principio di perfezione”. Gesù doveva avere un nome sopra ogni altro nome, eppure per lui [a Betlemme] non c’era posto, fu cercato a morte, fu esiliato e quando tornò in patria dovette rifugiarsi a Nazaret, fu crocifisso, e la sua vita si chiuse col trionfo dei suoi nemici. Eppure anche come uomo Gesù era il più santo di tutti gli uomini. Humiliavit semetipsum factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis. Propter quod et Deus exaltavit illum [cfr. Fil 2,8-9: “Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato”]. Gesù fu esaltato perché si era umiliato. Chi non fa come Gesù che è la Via, sbaglia strada. Eppure sono tanti che non rinnegano se stessi: fanno anche molto, amano di operare, ma intanto è ben poco ciò che guadagnano per il cielo. Chi guadagna è colui che ama la vita nascosta, che opera solo per amore di Dio. La santità non sta nel fare, ma nell’umiliarsi. Sa fare anche, ma prima dell’operare esteriore bisogna che sia ben formato l’interno. Che vale dipingersi il viso, se si hanno i polmoni malati? Si vedrà al giudizio di Dio che molte anime hanno seguito la moda spirituale. Oggi vi sono tanti scrittori che vogliono essere cristiani, ma che scrivono in modo urtante, dimostrando la loro sfacciataggine. Diciamo: O Gesù, voglio imparare la lezione di nascondimento, di spirito interiore, di vita umile che tu mi dai.
Esaminiamo un po’ il nostro cuore e vediamo se cerca di primeggiare anziché tendere alla vita nascosta. È contento dell’umiliazione? Cerca la croce ed il servizio? Ha il dolore dei peccati? Sente il bisogno di Dio, della grazia? Ha tendenza alla sottomissione, si lascia guidare? “Chi è il primo tra voi, sia come vostro ministro” (cfr. Mt 20,27). Chi sa di più, chi ha maggior abilità, ha più conti da rendere a Dio: O Gesù, io vedo il mio cuore tanto dissimile dal vostro, eppure mi credo quasi perfetta, compatisco gli altri. Se passando gli anni, noi crediamo di poter pretendere dagli altri onore, stima, ricompensa, ci sbagliamo di molto. Dobbiamo persuaderci che abbiamo molta responsabilità, che abbiamo tanti doveri verso gli altri, che davanti a Dio può essere più grande quell’anima che fa la prima Comunione, mentre noi, con tante grazie ricevute, aumentiamo nella malizia, nella stima di noi, nella superbia. Preghiamo la santa Madonna, la Vergine umilissima a volerci ottenere l’umiltà del cuore. Condanniamo la facilità a condannare gli altri: più siamo vuoti e più vogliamo condannare. L’umiltà è la virtù più dimenticata, ma è la più bella davanti all’occhio di Dio il quale ci ha espressamente detto di imitarlo in questo. L’anima pia senza l’umiltà è come un corpo senz’anima. Se per la nostra superbia dicessimo anche cento atti di dolore non faremmo ancora abbastanza. La via della santità è sempre disertata perché in essa vi è l’umiliazione. Humiliate capita vestra Deo [Inchinate il vostro capo a Dio; invito dell’orazione finale sul popolo, Messa del mercoledì delle Ceneri], ma umiliate specialmente il vostro cuore e chiedete al Signore Gesù che lo faccia simile al suo.
Beato Giacomo Alberione