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VALORIZZARE IL TEMPO
PER PROGREDIRE

 

Questa meditazione è tratta da una raccolta inedita di Meditazioni rivolte dal Primo Maestro alle Annunziatine negli anni ’60. Don Alberione insiste sul dare particolare valore al tempo. Come cresce il tempo della nostra vita, così cresca la virtù, la santità e crescano pure le opere di zelo. Il tempo fugge in maniera irreparabile per cui non bisogna perderne neppure un minuto, approfittando di tutto per conoscere meglio Gesù, amarlo, servirlo e arrivare al gaudio eterno.

Noi siamo soliti parlare dell’anno: l’anno civile, l’anno della scuola, l’anno degli affari. Ma vi è anche l’anno spirituale. L’anno spirituale cosa significa? È quello che va da un corso di esercizi a un altro corso di esercizi. Ognuna fa i propositi e vuole compiere quelle opere e quel lavoro intimo, oltre al lavoro esteriore, il lavoro di zelo. Nei propositi si fa il programma di un anno, ed è bene che tutte scriviate i vostri propositi, quello che riguarda il lavoro spirituale e quello che riguarda le opere di apostolato. Facendo i propositi, nel corso dell’anno leggerli e rileggerli anche ogni giorno se si vuole, o almeno una volta alla settimana, o una volta al mese. L’anno spirituale va da un corso di Esercizi a un altro corso di Esercizi. Il tempo passa e quindi ogni anno si aggiunge agli anni antecedenti; e come si progredisce nel tempo e quindi un giorno dopo l’altro fino a un anno, allora progredire un tantino almeno ogni settimana. Quando noi siamo diligenti nel compiere quello che riguarda la vita spirituale, allora si può fare il paragone tra una settimana e l’altra, tra un mese e l’altro, se c’è stato e se c’è un progresso. Un tantino, almeno! Il tempo il Signore ce lo ha dato per preparare bene l’eternità, cioè per arricchirci e per portare al Paradiso quei meriti che si sono fatti nella vita presente. È necessario che noi utilizziamo il tempo che è un gran dono per noi, una grande grazia. Lo utilizziamo o non lo utilizziamo? Progredire con il tempo, perché il Signore ce lo dà. Prima ci sono i trent’anni, poi i trentuno e così via. Il tempo è per riempire di meriti e progredire un tantino ogni giorno. Il tempo passa, fugit irreparabile tempus (fugge irreparabile il tempo); passano gli anni, passano i giorni, e se noi lo utilizziamo bene, quanto ci è possibile, ci arricchiamo per il Paradiso. Ma se non si fa questo lavoro di riempire il tempo di opere buone, allora fugit irreparabile tempus. Persone che perdono tanto tempo nella giornata, nella settimana e nell’anno, che potrebbero impegnare in tante opere buone. Allora fugit irreparabile tempus. Il tempo passa e non ritorna; e forse in fin di vita vorremmo chiedere al Signore ancora una settimana, ancora un mese per la preparazione…fugit irreparabile tempus. Il tempo passa e quel che è stabilito è secondo come il Signore ha definito per ognuno. Quindi la Scrittura dice:

Dum tempus habemus operemur bonum (Gal 6,10): mentre abbiamo tempo compiamo opere buone. “Tu figliolo, dice la Scrittura, apprezza il tempo!” (Eccl 9,20): conserva tempus. Apprezzarlo, non perdere neppure un minuto di tempo. E poi alla fine: tempus non erit amplius (Ap 10,6), non vi sarà più tempo. Se un figliolo o una figliola muore a venti anni, deve sempre e solo dare conto a Dio di quegli anni, solamente di quegli anni; ma se si arriva a quarant’anni, a cinquant’anni e più avanti? Si deve dar conto di ogni giorno e di ogni ora, tanto più di ogni attimo. Come utilizziamo il tempo? Per crescere secondo il tempo. Primo, il lavoro spirituale. Se si fanno i propositi, poi nel corso dell’anno si praticano quanto meglio si può. Ora, il lavoro spirituale si fa con la preghiera, con i propositi, con le pratiche religiose, e poi con il lavoro che riguarda ogni persona, ogni anima. In che cosa consiste questa santità? Come avviene la santificazione? Nel bambino che è battezzato, Gesù Cristo prende possesso dell’anima e vive nell’anima. Man mano poi che si cresce in opere buone Gesù Cristo cresce in noi come cresce la Chiesa. E vuol dire che Cristo regna nel mondo, in misura dell’estensione della Chiesa, quanto più la Chiesa raccoglie e aumenta di persone. Quindi come il numero dei fedeli cresce, allora, diciamo, Gesù Cristo cresce in quanto entra in tante anime. Così è di noi: Gesù Cristo prende possesso in noi, del nostro essere e allora a poco a poco, secondo quanto si lavora spiritualmente, Gesù Cristo prende possesso di tutte le nostre facoltà: della mente, della volontà e del cuore. Allora si arriva al vivit vero in me Christus. Dice S. Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20), in quanto Gesù Cristo entra e domina il pensiero e la mente, il cuore e la volontà, e quindi tu divieni la persona, divieni cristiana. Cioè una persona cristiana, la quale non è solamente una persona umana, ma è una persona cristiana; ed è cristiana nella misura in cui noi, lavorando spiritualmente, abbiamo Gesù Cristo. Lo abbiamo per mezzo delle meditazioni.
Meditare il Vangelo. Poi ricevere la Comunione, Gesù Cristo; poi imitare le virtù di Gesù Cristo. Quindi: Vivit vero in me Christus; si cresce. Altro è la persona che arriva a una certa età e altro è una persona che forse ha molti anni in più. Se abbiamo utilizzato il tempo, se abbiamo lavorato spiritualmente e interiormente, Gesù Cristo prende possesso di noi. Donec formetur Christus in vobis, come dice la Scrittura: lavorate così che si formi in voi Cristo e che viva Cristo in voi. Infatti il Padre Celeste ha mandato il suo Figlio ut vivamus per eum (1Gv 4,9), affinché noi viviamo del Figlio e cioè di Gesù Cristo. Questa è la volontà divina. Quindi a poco a poco si può salire fino in virum perfectum: arrivare alla perfezione. La perfezione non è mai assoluta, ma è una perfezione relativa, che sia secondo l’età: in mensuram aetatis plenitudinis Christi (nella misura della piena maturità di Cristo), come ci spiega S. Paolo (Ef 4,13). Allora il cristiano che vive veramente il Vangelo, vive veramente la fede, si chiama veramente cristiano. In secondo luogo, nella vita ci sono le opere di zelo. Vi è il lavoro spirituale interiore, ma poi vi è anche tutto il lavoro esteriore. Parlando delle opere di zelo, ciascuna di voi ha le sue occupazioni, ma nella vostra generosità alle vostre occupazioni personali o familiari aggiungete opere di zelo, di Azione Cattolica, per esempio, o di insegnamento e di altre opere caritative. Occupare il tempo!
Nello zelo vedere se c’è ancora la possibilità di aggiungere qualche cosa alle vostre occupazioni. Persone che perdono molto tempo e persone che lo sanno utilizzare. E quindi anche lì progredire. Se diminuiscono le forze rimane sempre la possibilità di pregare meglio e la preghiera è un vero apostolato. Progredire anno per anno e confrontare un anno con l’altro. Uno scolaro non deve fermarsi sempre nella stessa classe, nella seconda o nella quarta elementare; non può fermarsi lì, perché è il tempo che non glielo concede, ma deve procedere anno per anno. Questo è per usare un paragone. Allora anno per anno dobbiamo progredire. L’anima non può essere sempre allo stesso punto sia nello spirito sia nelle attività. Quali mezzi adoperare per crescere intimamente e crescere nell’attività di zelo? Questo: aumento di fede. Che ci sia più fede; che abbiamo presente quale è il motivo per cui il Signore ci dà il tempo, a quale fine il Signore ci ha dato il tempo perché noi meritassimo il Paradiso e per arrivare quanto più in alto, secondo i meriti che possiamo acquistare, secondo la fede. Considerare la vita non per il tempo presente, ma per l’eternità. Il tempo attuale è quello che ci dà la felicità eterna se noi lo utilizziamo bene; e dipende da noi; l’eternità dipende dal tempo, dalla nostra vita. E coloro che sprecano il tempo e anche lo adoperano per il male? Quali sono le conseguenze? E coloro che riempiono le giornate, i mesi e gli anni di opere buone? Ecco, il tempo è per l’eternità, il tempo è per dar prova di amare il Signore. Fede quindi! Considerare la vita non nel senso umano, terreno, come generalmente si sente da tanti nel parlare, ma considerare la vita nel giusto senso. Cominciare dal catechismo; perché Dio vi ha creato? Per conoscerlo, amarlo e servirlo e arrivare al gaudio eterno. Ecco tutto. Secondo: oltre la fede, la speranza; la speranza che ci porta a pregare per chiedere le grazie, la speranza per chi vuole operare bene e cioè praticare le virtù.
Adesso nel corso degli Esercizi avete fatto certamente un confronto, cioè come è stato l’anno spirituale che è terminato adesso con gli esercizi, rispetto a quello antecedente. Chi può dire: qualche progresso l’ho fatto? Vi sono persone che progrediscono assai e vi sono anche persone che vanno indietro, che dopo un anno hanno più difetti di quanti ne avevano prima. Quindi vedere come è stata la vita dell’anno spirituale che si è chiuso. Ora proporre quello che è necessario, quello che riguarda le virtù, la vita, perché la vita sia sempre meglio vissuta e si arricchisca di meriti per l’eternità. E poi, in terzo luogo, la carità: l’amore a Dio e l’amore al prossimo. Per crescere è necessario lo spirito di fede, la virtù della speranza e l’amore a Dio e al prossimo. Amare Dio con tutto il cuore e amare il prossimo come noi stessi. Il Signore è stato largo di grazie con noi e lo si vede esteriormente. La vostra presenza agli Esercizi dimostra che il Signore è stato largo di grazie per voi. Ora utilizzarle al massimo queste grazie. Siate come il sale della terra con l’esempio, con la vita buona e con le opere che fate. Siete come il sale, e sappiamo qual è l’ufficio del sale. È così: Vos estis sal terrae, voi siete il sale della terra (Mt 5,13). E in ogni paese e in ogni parrocchia sarete il sale della terra, ma che sia Gesù Cristo. Come cresce il tempo della nostra vita, così cresca la virtù, la santità e crescano pure le opere di zelo.

Beato Giacomo Alberione