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INTRODUZIONE
ALLA PRIMA LETTERA DI PIETRO
La situazione spirituale e socio-culturale dei cristiani cui Pietro indirizza la prima delle due lettere che la tradizione ci ha consegnato sotto il suo nome sembra simile, per molti aspetti, a quella in cui la Chiesa si trova a vivere oggi. Pertanto è di grande attualità rileggere lo scritto petrino in questa prospettiva. La Prima Lettera di Pietro pare si possa attribuire al pensiero dell’apostolo Simon Pietro, espresso con il linguaggio del colto Silvano (cfr. 5,12), già compagno di Paolo, dal quale mutua alcune categorie teologiche che traspaiono nello scritto. Non tutti gli studiosi sono d’accordo nel considerare Pietro come autore della lettera, obiettando che il pescatore di Galilea difficilmente poteva conoscere ed usare la lingua greca con la competenza ed eleganza dimostrata dallo scrivente; inoltre, notando l’influsso della teologia paolina, e volendo vedere in Pietro l’esponente di una teologia più legata alle radici ebraiche, si ritiene che si tratti di uno scritto che usa uno pseudonimo. Ma considerando la conclusione che abbiamo sopra anticipato, che cioè accanto a Pietro si trova ora Silvano, il collaboratore di Paolo, di madre lingua greca, queste obiezioni sono superabili; se poi è vero, come pare dal contesto, che la nostra lettera vide la luce a Roma, in una comunità che leggeva e conservava gelosamente la lettera di Paolo ai Romani, appare ancora più probabile che anche Pietro abbia accolto e compreso i fondamenti del messaggio del suo grande fratello di apostolato. Inoltre chi scrive sembra conoscere bene frasi e parole di Gesù, come li ritroviamo nei vangeli sinottici. Poiché sarebbe troppo tardivo datare la lettera dopo gli anni 80, cioè dopo che questi vangeli furono scritti e diffusi, pare più verosimile ritenere che l’autore sia un testimone diretto di quelle parole, uno di coloro che conservano e trasmettono la memoria dei fatti e dei detti di Gesù. E considerando che in 1Pt 5,13 tra coloro che sono uniti all’autore è nominato “Marco, figlio mio”, e la tradizione antica vuole che Marco sia stato il discepolo di Pietro, dalle cui memorie scrisse il suo vangelo, questo conforterebbe ancor di più nel ritenere davvero l’apostolo Pietro all’origine almeno del pensiero che la lettera esprime. La lettera si daterebbe dunque agli ultimi anni della vita dell’apostolo, poco prima che scoppi a Roma la violenta persecuzione di Nerone (anni tra il 64 e il 67). L’altra obiezione è che non si tratti di una vera lettera. Lo scritto presenta l’introduzione e la conclusione tipiche dello stile epistolare antico, come era stato reinterpretato da Paolo nelle sue lettere, cioè aggiungendo al nome del mittente e del destinatario, con cui era abituale che iniziasse una lettera antica, delle connotazioni teologiche dell’uno e dell’altro, per esprimere la relazione di entrambi con Dio. |
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| Tuttavia, addentrandosi nella lettura del testo, sembrano poi mancare gli elementi tipici di una lettera, cioè cenni alla reciproca conoscenza, occasione particolare e precisa che motiva l’invio della lettera, promesse di nuovi incontri personali. Così, in passato, qualcuno ha pensato che si trattasse in realtà di una omelia battesimale così ben riuscita, che l’autore, o uno degli ascoltatori, avesse voluta renderla disponibile, tramite invio, per altre comunità cristiane che pure celebravano i battesimi. Fantasiosa sembra invece l’ipotesi che il nostro testo sia un antico schema liturgico della celebrazione della Pasqua, inviato a tutte le comunità come un formulario liturgico cui tutti potessero uniformarsi. Sembra invece preferibile l’ipotesi che l’autore si rivolga con una “lettera enciclica” a comunità cristiane che, con molta probabilità, non conosce personalmente, ma che sa minacciate nella fede dall’ostilità culturale del mondo circostante. Sono comunità che geograficamente vivono in Asia Minore e spiritualmente si collocano in una situazione di minoranza, non solo numerica rispetto al debordante mondo pagano, ma anche culturale, in quanto non compresi, e spesso malvisti, dai loro amici di un tempo. Parlando di lettera “enciclica” si intende uno scritto destinato ad essere letto da più comunità, con un valore potenzialmente “universale”. Il raggio dei destinatari della lettera è non solo ampio sul piano geografico, ma tende ad essere esteso e comprensivo di tutti anche a livello sociologico. Le esortazioni dell’autore si presentano infatti anche differenziate per categorie, entro le quali si potrebbe riassumere tutta la comunità cristiana; non manca infatti la dimensione affettiva, rivolgendosi distintamente ai mariti ed alle mogli, né quella sociologica con la parola indirizzata agli schiavi, né la prospettiva ministeriale, con l’esortazione rivolta ai presbiteri che guidano la comunità dei credenti. PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) Leggere personalmente tutta la Lettera. Ravvisare i punti di contatto tra la situazione dei destinatari e quella della Chiesa attuale. 2) Cogliere il riferimento a parole e fatti dei vangeli: quale volto di Gesù sembra contemplare in particolare l’autore dello scritto? 3) In che modo l’esperienza dei cristiani è connotata in chiave pasquale-battesimale alla luce del messaggio della Prima Lettera di Pietro? don Marco Renda BIBLIOGRAFIA: O. Knoch, Le due lettere di Pietro. La lettera di Giuda, Morcelliana
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