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CONCLUSIONE E INIZIO DI UN ANNO

 

Nell’Ottava di Natale don Alberione, parlando alle Apostoline a Castelgandolfo, dà alcune indicazioni su come concludere gli ultimi giorni dell’anno e iniziare il nuovo. Invita a pregare con il Salmo 50 e l’Atto di dolore per chiedere perdono per le mancanze dell’anno terminato e con il Veni Creator per chiedere l’intervento dello Spirito Santo e le grazie necessarie per il nuovo. La meditazione è tratta dal testo Don Alberione alle Apostoline del 1959, pagg. 166-170.

Questa mattina si celebra la festa di san Giovanni Evangelista, il quale è l’autore del quarto Vangelo ed è l’autore, pure, di lettere apostoliche e dell’Apocalisse. Fu l’intimo di Gesù e amato per la sua delicatezza, la sua verginità; e a lui Gesù, dalla croce, affidò la Madre: “Giovanni, ecco tua madre” [cfr. Gv 19,27]. In questi ultimi giorni dell’anno tre cose si hanno da fare, specialmente tre, oltre a quegli atti di amore e quegli atti di fede e di speranza che abbiamo da presentare al Bambino. Prima cosa: domandare un perdono generale per tutto l’anno finito, o che sta per spirare. Si può riassumere nella nostra mente, un poco, tutto quello che ci sia stato nella vita, nei giorni del 1959, di imperfetto: quello che è mancato per la corrispondenza alla grazia, quello che ci ha portato a offendere il Signore e quello che ci ha fatto perdere dei meriti. Anche se abbiamo passato l’anno bene, delle imperfezioni e delle debolezze, delle miserie, sempre ne abbiamo quotidianamente, settimana per settimana, mese per mese; e allora senza fare in noi scrupolo di quello di cui non bisogna preoccuparsi, però sempre l’umiliazione, il dolore delle nostre mancanze volontarie, sempre portarsi con Gesù con umiltà. Potevo fare di più, mi potevo arricchire di maggiori meriti, potevo essere più generoso con il Signore, quante volte mi sono tenuta un po’ indietro per amor proprio o per debolezza di volontà, o perché ho ceduto un poco alla distrazione, alla divagazione, perché non ho sempre obbedito come dovevo obbedire e non ho sempre usato tutta la delicatezza che dovevo usare, o negli sguardi o nelle parole o nel comportamento con le persone superiori o con le persone eguali! Sì. Presentare tutto a Gesù perché Gesù ci dia un’assoluzione generale. Non che uno debba e sia obbligato a confessare di nuovo tutto, ma un pentimento generale e un proposito generale per l’anno nuovo... Pentimento che riguarda l’anno che termina e proposito che riguarda l’anno che sta per cominciare e che speriamo dalla misericordia di Dio, sì. Primo. Ecco: umiltà e dolore delle nostre debolezze. Presentarle tutte a Gesù, così, non andando proprio nei particolari, ma nel loro complesso; e domandare al Signore perdono, recitare il Miserere (Salmo 50), recitare l’Atto di dolore

di cuore, particolarmente nella Visita, e più di tutto offrire a Gesù stesso, in sconto delle nostre mancanze, il suo sangue, i suoi meriti. Ciò si fa bene nella Comunione, si fa bene nella Visita al Santissimo Sacramento e si fa tanto meglio nella Messa, quando si arriva alla consacrazione, quando è sull’altare Gesù, e quando arriva il momento in cui dobbiamo parlare più intimamente con lui. Secondo. Per l’anno che sta per finire, un ringraziamento a Dio, al Signore, per tutte le grazie che ci ha concesse. Vi sono grazie materiali: molti han cominciato l’anno... e già non si vedono più, già sono arrivati al camposanto; noi abbiamo la grazia di essere qui ancora in vita. Questa grazia, per cui il Signore ci prolunga i giorni della nostra vita, è perché noi arriviamo a maggior santità, sì. Se continua il Signore a largirci giorni, è segno che aspetta da noi un fervore sempre più vivo... che cresciamo: in sapienza, età e grazia! Oh! Ringraziare dunque il Signore delle grazie generali. E poi ringraziarlo delle grazie particolari: c’è stata la vocazione, c’è stata una maggiore istruzione religiosa, c’è stato un complesso di lavoro e di cure per la maggiore formazione religiosa; e ci sarà anche stato, molte volte, da combattere il nostro amor proprio, ma ogni lotta vittoriosa è un merito: quindi anche questo è una grazia, quando combattendo il male noi guadagniamo presso il Signore meriti in ordine alla vita eterna. Sì. Ogni anima, poi, entrando in sé, ha delle cose particolari, grazie particolari ricevute dal Signore: e più intimità con Gesù, più disposizione all’obbedienza, più generosità nel darsi a Dio, maggior volontà di farsi santa, santificarsi, di arricchirsi di meriti. Tutto questo è dono di Dio! E tutte le Comunioni che si son fatte, e tutte le Messe che si sono ascoltate, e tutti i rosari che sono stati detti, e tutte le Visite al Santissimo Sacramento che ogni giorno si sono ripetute: quante grazie! Tutto questo è tutto un complesso di misericordie di Dio, il quale, giornata per giornata, ci vuole arricchire di meriti, vuole comunicarsi a noi in maggior luce, in maggior amore, in maggior carità, in maggior generosità.
Oh! Se conoscessimo tutto quel che ci dà il Signore e conoscessimo quanto ci ama il Signore! L’essere qui è tutto un segno grande di amore verso Dio che noi dobbiamo fare: tutto un complesso di grazie da parte sua e tutto un complesso di doni ai quali noi dobbiamo corrispondenza. Terzo, poi: al termine dell’anno domandare al Signore la grazia di passare bene e santamente, incominciare bene, specialmente, e santamente il [nuovo anno]. L’ultimo giorno dell’anno si suole cantare il Te Deum in ringraziamento, e si può anche dire privatamente il Magnificat, che è un lodare Dio per i benefici ricevuti. E il primo giorno dell’anno si hanno da rinnovare i propositi e rinnovare i voti battesimali; e chi ha i voti [religiosi], rinnova i voti. E poi si canta o si recita il Veni Creator Spiritus perché il Signore doni a noi la luce necessaria e doni a noi una volontà più forte, più generosa; perché il Signore in quest’anno nuovo non permetta più che cadiamo volontariamente in mancanze: delle debolezze ce ne sono sempre, ma che non ci sia l’offesa volontaria al Signore. Un anno senza poi offendere Gesù “ad occhi aperti”; un anno in cui il Signore, in questa Casa non sia mai disgustato volontariamente; un anno in cui sempre Gesù dal tabernacolo, volgendo – diciamo così – lo sguardo a ogni persona che qui abita, possa dire: “Ecco, qui sono amato, qui mi vogliono bene, qui si desidera soltanto quello che è santità, quello che porta ad una maggior perfezione”, ecco. Che Gesù si trovi sempre contento in questa Casa, di tutte e di ognuna. Anche quando si vedono imperfezioni, che per lo più non sono volontarie, si fa bene ad avvertire con garbo e con delicatezza e con prudenza, senza far pesare, senza umiliare.
Avvertire, perché non si dispiaccia Gesù, non si commettano imperfezioni volontarie, e, particolarmente, perché si progredisca: si progredisca in fede e si progredisca in spirito di pietà, si progredisca nella generosità, nell’occupare santamente il tempo, occuparlo intensamente; raccogliere la mente e il cuore in quello che si deve fare, che è di volontà di Dio, quando si ha un lavoro da compiere, e raccogliere la mente e il cuore in Gesù quando si è in cappella; e poi farsi uno sforzo abituale di compiere bene le cose che son date da fare... il che significa far bene la volontà di Dio! Vi sono persone che vogliono farsi sante, che hanno tanta volontà, ma poi non vengono abbastanza al particolare. Non bastano i propositi generali, bisogna proprio che ogni ora e in ogni occupazione noi ci mettiamo la mente, il cuore, l’applicazione, per amore di Gesù: che santifichiamo i momenti! Per questo il Signore ci dà altri giorni di vita, affinché ci prepariamo meglio al paradiso... perché questi giorni vengano tutti impegnati in tre cose: conoscere meglio Gesù, amarlo di più e servirlo più fedelmente. Conoscerlo meglio, amarlo di più e servirlo più fedelmente: in questo sta la santità, a cui voi aggiungete quel che è perfezione, cioè i santi voti, l’osservanza per l’appunto della povertà, castità e obbedienza... Oh! Sì, adesso invochiamo le grazie del Signore; e poi il primo giorno dell’anno recitare più volte il Veni Creator Spiritus, affinché il Signore dia lume: è quel che avete cantato... “luce alla mente”, e nello stesso tempo “pace ai cuori”.
Sia lodato Gesù Cristo

Beato Giacomo Alberione