ispirazioni. Poi affidiamo questi tre giorni a San Paolo, il grande Apostolo, il quale aveva un cuore così grande da dire: “Io ho dilatato il mio cuore” (cfr. 2Cor 6,11) e tutti vi accolgo, ci state tutti nel mio affetto, vale a dire: io vi amo tutti. Questa sera consideriamo qual è il fine di questi tre giorni e diamo uno sguardo generale per farci un’idea del perché vi siete raccolte qui, in questa solitudine, in questa tranquillità, certamente non senza sacrificio. La vita va avanti e ciascuno di noi ha la sua età. Sono già passati molti anni e non sappiamo quanti ne rimangano ancora; ve ne auguro tanti, ma il Signore ha sopra ciascuno di noi i suoi disegni imperscrutabili. Siamo usciti dalle sue mani creatrici. Non c’eravamo, niente esisteva di noi, il mondo camminava senza di noi. Ci siamo entrati, abbiamo incominciato la via della nostra vita e la stiamo percorrendo giorno per giorno. Dove siamo indirizzati? Quel Padre Celeste, che ha creato l’anima nostra, ha posto anche un fine. Non ha operato così a caso, ma per un fine duplice: la sua gloria e la nostra santificazione, la nostra felicità eterna. Dio ci ha creato per la nostra santificazione, per la nostra salvezza eterna. Tutte siete chiamate alla santità.
Ante constitutionem mundi [Prima della costituzione del mondo] il Signore già aveva preparato le grazie per raggiungere la santità. Questo però dipenderà dalla nostra corrispondenza. Siamo stati creati per il cielo. Fra non molti anni non ci saremo più, il mondo continuerà senza di noi e noi dove saremo? Dopo la morte vi è un giudizio e il giudizio per gli uomini può avere tre esiti: o subito introdotti in paradiso; oppure in purgatorio per prepararsi al cielo, per coloro i quali non hanno ancora del tutto pagato i debiti con Dio e non si sono ancora del tutto innamorati di Lui e del tutto purificati; il terzo esito è l’inferno per i peccatori ostinati. Ma il Padre Celeste ci chiama tutti in paradiso affinché un giorno siamo seduti, come dice la Scrittura, alla sua mensa, attorno a lui. Ut edatis et bibatis in regno Patris mei [Affinché mangiate e beviate nel regno del Padre mio, cfr. Lc 22,30]. E perché noi arrivassimo a quel cielo il Signore ci ha dato la mente per conoscerlo, e voi siete istruite nelle cose del cielo.
Ci ha dato un cuore per amarlo, e voi certamente siete già arrivate su questa via dell’amore ad un punto notevole, ma bisogna avanzare sempre più, perché il fuoco dell’amore di Dio divampi. Il Signore ci ha dato una volontà per il bene, affinché camminiamo nei suoi comandamenti e così conseguiamo il premio. Ogni sera, quando andiamo a chiudere le finestre della camera per riposare, diamo uno sguardo al cielo stellato e pensiamo che dietro quel firmamento stellato c’è un altro firmamento, il firmamento dei Santi. Lassù ci sono la Trinità, Gesù Cristo, la Vergine, gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, i Vergini e una moltitudine che nessuno può contare. Anime che già vivono la loro eterna felicità, che hanno conseguito il loro fine. Create per il cielo, per la felicità, hanno raggiunto la loro mèta. Il Signore ci lascia sulla terra in prova. Il Signore sottomise ad una prova gli Angeli del cielo prima di ammetterli all’eterna beatitudine; Lucifero si ribellò e fu precipitato nell’inferno. S. Michele si mise a capo degli Angeli buoni e alzò la sua bandiera: Quis ut Deus? [Chi è come Dio?]. Ed ecco che gli Angeli furono divisi: alcuni precipitati nell’inferno; altri ammessi all’eterna beatitudine. Questi ultimi sono gli Angeli nostri custodi, come gli angeli precipitati nell’inferno sono i nostri tentatori, quei tentatori che continuano la loro opera (Circuit quaerens quem devoret: va in giro cercando chi divorare, 1Pt 5,8), che vanno cercando anime da guadagnare, da trascinare con sé nell’inferno. La terra è per guadagnarsi il paradiso; la vita presente è un inizio della vita eterna.
Quelle anime che hanno ricevuto bene il Battesimo, che conservano la grazia di Dio fino alla morte, entreranno nel gaudio del Signore. Ma anche le anime che per disgrazia hanno peccato e hanno macchiato la stola battesimale, possono lavarla nel sangue dell’Agnello. Esse entreranno così come penitenti in cielo e glorificheranno la misericordia di Dio che fu buona, che fu abbondante con loro. Per tutti c’è sulla terra una triplice prova: una prova di fede, una prova di amore e una prova di fedeltà. Tutti quindi sono stati creati per il cielo, ma il cielo ha diversi posti: Mansiones multae sunt in domo patris mei [Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore, Gv 14,2]. La gloria, supponiamo di S. Teresa del Bambino Gesù, non sarà uguale a quella di una figliola la cui vita avesse conosciuto l’abbandono della via del bene, sia pure con il ritorno a Dio. Sì, in paradiso vi sono molti posti. Ma adesso, vi chiedo: le vergini prudenti chi sono? Sono quelle che sulla terra vogliono guadagnare il posto più bello in cielo, come si esprimeva quella santa: “Voglio farmi santa, voglio farmi presto santa, voglio farmi grande santa”. Vi sono tre ordini di meriti che possiamo guadagnare e quindi vi è un triplice ordine di gloria e di premi eterni in paradiso. Beato chi è chiamato a tutti questi tre ordini di meriti e quindi a questi tre ordini di gloria e di felicità in paradiso. Tutti in paradiso sono felici, ma in gradi diversi, poiché nella vita ci si può comportare in un modo o in un altro.
Il Vangelo dice che il seme di frumento, piantato in un buon terreno, produce una parte il 30 per uno, una parte il 60 per uno e una parte il 100 per uno. Facendo un paragone possiamo dire che la nostra vita dà il 30, il 60 o il 100 per uno, se guadagniamo i meriti della vita cristiana, della vita consacrata a Dio, dell’apostolato. Il Signore dà infatti ai cristiani i suoi comandamenti, e coloro che vogliono condurre una buona vita cristiana li osservano. Essi, provando a Dio il loro amore e la loro fedeltà, arriveranno ad un ordine di meriti e quindi ad un ordine di gloria. E sono tanti: Vidi turbam magnam quam dinumerare nemo poterat [Vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, Ap 7,9]. Nella vita cristiana la prova dell’amore al Signore è questa: l’osservanza dei comandamenti. E i comandamenti sono: primo, conoscere Dio, pregarlo, rispettare il suo Nome, osservare i voti, i giuramenti; poi santificare le feste, obbedire ai genitori, ai superiori; poi vi è il rispetto, la carità verso il prossimo, la delicatezza di coscienza, la castità, il rispetto della roba altrui nella sincerità, la purezza del cuore, la purezza della mente [...].
Beato Giacomo Alberione |