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FINE DELL'UOMO

 

In un Ritiro mensile alle Figlie di San Paolo, il Primo Maestro si sofferma sul senso della vita dell’uomo e sul suo fine: amare il Signore e goderlo nell’eternità. Don Alberione esorta a non perdere di vista l’unico fine: quello di salvarsi. La meditazione è contenuta nel volume Alle Figlie di San Paolo 1933, pag. 65ss.

Perché sono creato

1. Perché sono creato? Cerchiamo di penetrare la domanda. Ecco io cento anni fa non c’ero e tutto andava bene senza di me, nessuno mi sospirava né desiderava. Non si parlava di me. In cielo erano tutti ugualmente beati. Sulla terra le cose procedevano bene senza bisogno di me. Ma ecco che, per un tratto particolare di bontà e misericordia, il Signore posò lo sguardo sul mio nulla e mi creò. Ed ora ci sono, ma ci starò tanto poco. Se osserviamo un orologio, quanto impiega la lancetta a girare sul quadrante? Un minutino. E che è, di fronte alle ventiquattro ore della giornata? È nulla. Così è la nostra vita di fronte all’eternità, anzi ancor meno, perché l’eternità è immensa, infinita. Dunque io vivo poco, fra un po’ non ci sarò più. È la nave che passa e lascia un piccolo segno nel mare, che in breve scompare. Passo nel cortile e lascio l’impronta di una pedata, ma ecco si corre, si gioca, passano altri e la pedata scompare. Si passa, fra poco scomparirò, sarò nell’eternità. Ma perché il Signore mi ha messo in questo poco di tempo? Che devo fare? Oh, anima! Dio non aveva bisogno di te, ma ti ha messa qui per un po’ di tempo affinché tu pensassi a conoscerlo, amarlo e servirlo, salvarti e andare a goderlo per sempre. Ecco tutto: dare gloria a Dio sulla terra per glorificarlo eternamente in cielo. Solo per questo io sono sulla terra.

2. Il Signore è padre amorosissimo, ed egli vuole avere attorno alla sua mensa celeste in paradiso tanti che partecipino alla sua gioia. Quando un padre vuole fare una bella festa, scrive una lettera a tutti i figli lontani e dice: Venite a casa che voglio passare un giorno bello in vostra compagnia, stare un po’ di tempo seduto con voi; venite presto. Così il Padre celeste ha chiamato i figli, che non sono [presenti], affinché vadano a sedere con lui alla mensa. Siamo chiamati per quello. [...] Figliuola, sei chiamata lassù, sei qui per conoscere, amare Dio e servirlo, non per godere, non per scapricciarti, per far soldi, essere ammirata, onorata, ecc., non sei neppure qui per istruirti, per farti buona, sei qui solo per amare il Signore e goderlo nell’eternità. Ecco il tuo fine. Perché dunque tante vanità, e seguire il mondo bugiardo e mendace? Guardiamo lassù, volgiamo gli occhi al cielo, là c’invita Gesù. Non a divertimenti, mollezze, onori, sentimentalità, simpatie, ecc., ma al cielo, al cielo. [...] Siamo in prova. Anche Adamo fu messo nel paradiso terrestre in prova, ma non fu fedele. […] Gli angeli pure furono sottoposti alla prova, potevano essere fedeli ed entrare in cielo per sempre. Alcuni con S. Michele lo furono, altri con Lucifero caddero e furono precipitati nell’inferno. Così siamo noi. Siamone certe, ci saranno sempre dieci vergini, cinque prudenti e cinque stolte. Passeranno un’infinità di giovani, ma osserviamo e vigiliamo perché ci saranno sempre le cinque stolte che daranno cattivi esempi e dormiranno e le cinque prudenti che faranno bene e ameranno tanto il Signore. Ci saranno quelli che seguiranno Lucifero, ma ne troveremo anche di quelli che entreranno in cielo. Non guardiamoci attorno, ma facciamo bene. [...]
3. È facile salvarsi? È facile perdersi? Se ne salvano molti o pochi? Ecco, sulla terra vi è un numero immenso di pericoli, chi si mette dentro è facile che si danni. Sulla terra vi è un numero immenso di mezzi di salvezza e chi vi si attacca con forza è facile che si salvi. Attacchiamoci bene ai mezzi e non diciamo mai basta. Allontaniamo i pericoli e temiamoli. Così temendo i pericoli e prendendo i mezzi ci salveremo. Sono tanti i pericoli? Sì. a) Anzitutto siamo noi stessi che portiamo con noi un esercito di passioni: lussuria, avarizia, superbia, vanità, ecc., che continuamente ci molestano e ci stancano. Questo è il più grande pericolo e lo portiamo sempre con noi. Se Adamo stesso con tanta grazia, luce e aiuto è caduto, figuriamoci come è facile per noi il cadere, mentre siamo così deboli ed aggravati dal peccato originale! Basta un solo pensiero. b) Inoltre abbiamo un pericolo nel mondo, e cioè nelle persone e nelle massime del mondo. Le persone: talvolta sono gli stessi parenti, sono amici, conoscenti, e sono tutti quelli che con le loro vanità, atteggiamenti, parole, ecc., attirano gli altri mettendoli nel male. [...] Le massime: quante massime mondane! Se ne sentono da tutti, e spesso anche nella nostra parentela: parole vane di mondo, di terra, interessi, ecc. Cose tutte che rendono indifferenti, freddi, buttano nella tiepidezza, tolgono la speranza del cielo e creano una specie di teologia propria, arbitraria, di nessuna approvazione e adottata da tanti. Dal mondo si porta mondanità. Si ha un pericolo grande negli ambienti, nei libri, discorsi, parole, atti, modi di trattare, relazioni con gli uomini, modi di vestire, inviti, esempi, ecc. c) E ancora abbiamo un pericolo nel “demonio che circola continuamente cercando anime da divorare” (cfr. 1Pt 5,8), come ci dice S. Pietro. State attenti perché il demonio giorno e notte desta fantasie sciocche e disturba il cuore, mette tentazioni, ed è in sostanza il nemico giurato di Dio e delle anime. [...] Ma anche i mezzi di salvezza sono tanti: i mesi, i giorni, le ore che sono dati per il servizio di Dio, la salute, l’intelligenza, il cuore, la volontà, ecc. Anche questi sono doni: genitori, predicatori, parroco, confessore che ci hanno fatto del bene. I sacramenti: Battesimo, Cresima, il perdono dei peccati nella Confessione, l’Eucarestia, Gesù in chiesa continuamente, la santa Madonna, l’angelo custode, il Crocifisso, ecc., sono tutti mezzi di salvezza, e soprattutto abbiamo la preghiera, e chi prega si salva. [...]

Salvezza: affare eterno, unico, irreparabile

Lo Spirito Santo compie continuamente l’incarnazione di Gesù in noi. Per farlo venire in noi, egli ci dà le ispirazioni, ci fa pregare. Non siamo noi che operiamo. Dipende da noi se abbiamo la forza di pregare, se abbiamo questa bella vocazione, i voti? Nulla noi possiamo: come non potremmo darci gli occhi, [così non dipende da noi] se li abbiamo. Ma è lo Spirito Santo che opera. Preghiamo per avere lo Spirito Santo. [...]
1. Affare eterno. Sulla terra si hanno affari da poco. [...] Si ha un comando da compiere, doveri da soddisfare, interessi da amare, figli da educare, malattie da curare, si hanno imprese gravi e delicate, ma son tutti affari temporanei. La salvezza dell’anima è affare eterno, perché si opera nella vita, ma dura tutta l’eternità. Consideriamo pure la vita più lunga, per esempio cento anni, scriviamo pure vicino a questa cifra cento miliardi di secoli ed avremo un secolo davanti a cento miliardi. Quando saranno trascorsi cento miliardi di secoli, l’eternità sarà finita? Sarà come da principio. Aggiungiamo altri cento miliardi di secoli, quanti vogliamo, e l’eternità sarà finita? Sarà come da capo. È affare eterno. Se si fa bene tutto, nell’eternità si godrà per sempre la gloria dei meriti fatti, del fervore avuto. [...] Resta eternamente la gloria delle piccole e passeggere croci, [dei] dispiaceri e di tutte le opere. Il Signore ci illumini su questo. Abbiamo da fare un lavoro eterno. In tutte le azioni ci fabbrichiamo per l’eternità. La santa Madonna, Maria, mentre puliva la casa di Nazaret, preparava il cibo e gli abiti a Gesù, ecc., quali meriti per il cielo! Quale gloria dava a Dio! [...]
2. Affare unico. È il solo. Come, abbiamo solo quello da fare? Dobbiamo preparare i cibi, vestiti, fare lo studio, l’apostolato, farci buone, ecc. Sì, ma tutto per l’unico fine di salvarci. Non importa essere in una occupazione o in un’altra, purché ci salviamo. È un affare unico e necessario. Non importa un ufficio, un luogo, un abito, ecc., purché si faccia sempre la volontà di Dio. [...] Perché questa vocazione? Diciamo con S. Bernardo: Bernarde, ad quid venisti?
O anima, che sei venuta a fare qui? A tutelare il tuo amor proprio, a nascondere difetti? A vivere come ti piace? A scansare sacrifici, doveri, orari? […] Ma le suore non si salvano mica tutte! L’inferno è pieno di suore, il pavimento dell’inferno è coperto di veli di suore. Ma che peccati si fanno? Che c’è? Come? Il non corrispondere alle grazie è cosa grave. E le perdite di tempo non è cosa grave? E il fare le cose a metà cuore, anche avendo salute ed energia, non è grave? [...] Corrispondiamo alle ispirazioni, facciamo tutte le azioni buone che si presentano. [...]
3. Affare irreparabile: non si potrà rimediare. Sulla terra a tutto vi è riparo: si strappa un vestito, si rovescia l’inchiostro, non si sa la lezione, si è rimandati all’esame, ecc., a tutto si può riparare. Si prende la tosse, una malattia, e vi può essere il rimedio. Si prenderà anche una malattia mortale, il corpo si disfa, ma c’è riparo: un giorno risusciterà glorioso. Tutto può essere riparato, ma [quando] suona l’ora della morte non c’è più riparo. Se si è perso del tempo, commesso dei peccati, si può riparare con tanto amore e intensità, ma se si lascia trascorrere tutto il tempo, non ci sarà rimedio. Se i dannati potessero sperare di essere soddisfatti, domanderebbero solo un po’ di vita, ed anche i beati se potessero desiderare qualche cosa non bramerebbero altro che un po’ di tempo. [...]

Beato Giacomo Alberione