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PRIMA LETTERA DI PIETRO
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1Pt 4,12-5,12: la carità e l’umiltà nella Babilonia egoista e superba Giunto ormai alla conclusione della sua lettera, Pietro riprende il tema della sofferenza dei cristiani nella persecuzione. Il cristiano non ha da meravigliarsi se è perseguitato: la sua condizione di straniero nel mondo non rende strano che il mondo lo perseguiti, sentendolo come non affine a sé. La persecuzione dei cristiani nel mondo li mette in una prospettiva escatologica. Non solo perché essi, trovandosi nella sofferenza nella situazione presente, attendono con fervore il mondo futuro, ma anche perché la sofferenza stessa li proietta già nella dimensione del mondo che verrà, non permette loro di adagiarsi comodamente tra le seduzioni e gli inganni del mondo che passa. La persecuzione appare così come un fuoco di purificazione che brucia tutto ciò che non è essenziale e distacca da tutto ciò che appartiene a questo mondo. Essa si rivela così come l’inizio del giudizio di Dio sul mondo. Questo giudizio comincia ad esercitarsi proprio nella casa di Dio, cioè sui cristiani, perché sia rivelato il segreto del cuore e sia resa manifesta la qualità della fede. Il falso cristiano, quello che non appartiene totalmente a Cristo, il cui cuore è compromesso con il mondo, è smascherato dalla persecuzione perché non resiste in essa. Il falso cristiano, se perseguitato per la sua fede, l’abbandona, rivelando la sua vanità. Ma il vero cristiano rifulge nell’ora della persecuzione. Su di lui riposa lo Spirito di Dio come sul Cristo. La profezia messianica di Is 11,2 annunciava che sul Re-Messia avrebbe riposato lo Spirito del Signore, lo Spirito che porta doni di conoscenza per comprendere il piano di Dio, di forza per attuarlo, di timore del Signore per restare umili alla sua presenza. Ora il cristiano nella persecuzione riceve una divina sapienza per cogliere il giudizio di Dio che opera sulla Chiesa e sul mondo, lo vive con forza, conservando |
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| Lo Spirito di Dio che riposa sui credenti così conformati a Cristo è Spirito di gloria. L’idea della gloria rimanda alla luce. I cristiani fedeli risplendono come luce; il fuoco della persecuzione non li distrugge, ma li accende come candelabri viventi nel tempio di Dio e sul mondo, infiammati da un fuoco di amore divino che diventa testimonianza eloquente per il mondo incredulo. Ma la gloria indica anche la presenza di Dio in mezzo al suo popolo per salvarlo. È proprio nel restare saldi nell’ora della persecuzione che i cristiani sperimentano la forza di salvezza del loro Dio. Pietro invita i cristiani perseguitati ad affidarsi alle “mani del loro Creatore fedele”. Evocando Dio come creatore, l’apostolo ricorda che la vita è opera di Dio, che tutto ciò che egli compie è per realizzare vita. Egli crea ordinando e separando, secondo la spiritualità giudaica. La persecuzione è dunque un doloroso atto creatore con cui l’Onnipotente separa i suoi dal mondo e dimostra la sua fedeltà/affidabilità. Egli infatti non si lascia strappare dalla mano il suo progetto, ma lo persegue anche per mezzo di coloro che pensano di opporsi ad esso. Il cap. 5 si apre con una esortazione agli anziani, i presbiteri della Chiesa. Sappiamo dalle lettere pastorali paoline e da altri scritti dei primi secoli cristiani che i presbiteri erano chiamati ad un ruolo di responsabilità nella Chiesa. Qui Pietro affida loro esplicitamente un compito pastorale: “Pascete il gregge di Dio”. PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) Il cristiano vive una condizione di straniero nel mondo a motivo della tensione escatologica propria della fede. Qual è il nostro comportamento verso le seduzioni e gli inganni del mondo che passa? Ho un atteggiamento solo di condanna silenziosa e passiva oppure ho il coraggio di denunciare con sincerità e chiarezza le falsità di questo mondo, pronto a pagarne le conseguenze? 2) Il ministero sacerdotale è gravoso e delicato. I presbiteri sono chiamati a pascere il gregge di Dio, facendosi in tutto, modelli. Quanto siamo vicini ai sacerdoti che conosciamo o con i quali collaboriamo nell’apostolato con la comprensione, la preghiera, la vicinanza? 3) I cristiani della prima ora si salutavano con il bacio di comunione, riconoscendo così di vivere di un’unica vita, di essere animati dallo stesso soffio vitale. Come coltivo la comunione all’interno del gruppo d’Istituto, del gruppo parrocchiale o di apostolato? don Marco Renda
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