Home | Chi siamo | Cosa facciamo | Perché siamo nate | Spiritualità | La nostra storia | Libreria | Fondatore | Famiglia Paolina | Preghiere | Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata | Webmail | Mappa del sito

 

Storia Vocazionale

 




Il 27 settembre ho fatto la professione perpetua nell’Istituto Maria SS Annunziata, uno dei 10 rami di Famiglia Paolina, fondata dal Beato Giacomo Alberione, il cui carisma si fonda sullo spirito di San Paolo. La domanda che spesso ricorre, in una scelta di vita di consacrazione, è il “perché”. Perché si sceglie di vivere per il Signore e servire la Sua Chiesa. Le motivazioni possono essere diverse e secondo delle proprie esperienze, delle proprie sensibilità. Dal mio punto di vista il “perché” è uno solo: il Signore chiama e la persona risponde a questa chiamata. Tutto inizia da una chiamata da parte di Dio a una vita più intima con Lui. Il desiderio di ogni essere umano è quello di realizzare la propria felicità. Spesso non si realizza perché le nostre scelte non sono in linea con i progetti di bene che Dio ha su di noi. Spesso un giovane davanti a una scelta radicale ha paura, abbiamo, paura di rischiare, di lasciare le nostre sicurezze per “qualcosa” di Invisibile. Spesso la vita religiosa viene vista come una vita di sacrifici. Abbracciare i consigli evangelici sembrano cose di altri tempi che non riguardano la vita presente. Nella nostra società “liquida” sembra aver perso ogni fascino. Ma il Signore chiama ancora siamo noi che chiudiamo i nostri orecchi e non riusciamo a testimoniare la bellezza dell’amore gratuito di Dio per noi. Per quanto mi riguarda il tutto è iniziato da una forma d’insoddisfazione, eppure avevo tutto, studiavo ero al mio secondo anno di giurisprudenza, quindi stavo coltivando i miei sogni, laurearmi per poi fare il concorso per diventare un magistrato. Il desiderio di un mondo più giusto, in cui ci fosse come unica base il rispetto dei diritti umani, stava al centro della mia vita. L’insoddisfazione era, quindi, fuori luogo. Tuttavia, sentivo che qualcosa, “Qualcuno” mi mancava, avevo bisogno di qualcosa in più. Ne parlai con un prete, fu un vero disastro mi lasciò senza parole. Si aggiungeva confusione su confusione. Una mattina in Chiesa, a Messina dove studiavo, conosco una Figlia di San Paolo, suor Antonietta, non avevo l’idea di chi fossero i paolini, infatti, si era premurata di spiegarmi chi erano e cosa facevano. Lì ho detto il massimo; una congregazione di “commercianti”.Tuttavia avevamo stabilito un bel rapporto, andavo spesso in libreria e in comunità. La libreria aveva rapito il mio cuore, tutto ti parlava di Dio e ti portava a Dio. La bellezza di Dio attraverso un libro, un cd, un film. La cosa che più mi affascinava era il rapporto che si stabiliva con le persone; si facevano consigliare sul libro da scegliere e si fidavano di ciò che gli proponevi.

La libreria diventava luogo di scambio reciproco ed esperienza personale di Dio. Non la vedevo più come un “negozio” nel quale si compravano libri, ma era il luogo, dove s’incontrava e si cercava Dio. L’amore per questa forma di apostolato cresceva sempre di più e mi faceva riflettere anche su un aspetto della mia vita spirituale formata soprattutto attraverso i libri. Inizio quindi un cammino di discernimento con i paolini, campi scuola, giornate bibliche, ritiri ecc. Ad animare questi incontri, due paolini eccezionali, il “mio”caro don Ampelio, il cui amore per la Famiglia e la spiritualità Paolina trasudava da tutti i pori, era contagioso. Se ho un amore viscerale per la mia famiglia religiosa lo devo a lui. Mi ha insegnato che non siamo delle singole istituzioni fondati da un unico Fondatore ma siamo Famiglia.
La Famiglia paolina è un unico corpo in cui ognuno di noi per vivere a pieno la propria vocazione di singoli Istituto ha bisogno dell’altro. Ognuno di noi, dall’interno, da aiuto e sostegno spirituale e materiale agli altri Istituti. Poi l’amore verso Paolo, trasmessa da don Alessandro. Paolo, l’uomo che dopo la via di Damasco ha vissuto solo per Colui che prima perseguitava a morte. Paolo, colui che per amore di Cristo ritorna sui suoi passi e non ha paura di farsi vedere debole pur di portare a Cristo ogni uomo che incontrava sul suo cammino.
L’amore per Paolo cresceva sempre di più; le sue lettere mi appassionavano sempre di più, soprattutto la lettera ai Filippesi, era la mia preferita. Non mi stancavo mai di leggerla.  Tutto del “loro” mondo mi affascinava, persino la loro vita di viandante, ma nello stesso tempo tutto diventava complicato, capivo che il Signore mi chiamava a far parte di questa grande famiglia ma dove? Dieci Istituti!
La luce arrivo da una frase di Don Alberione: “ Dove cammina, verso quale meta cammina questa umanità che si rinnova sempre sulla faccia della terra? L’umanità è come un grande fiume che va a gettarsi nell’eternità. Sarà salva?” L’interrogativo “sarà salva” affollava, ed affolla oggi, la mia mente. Spesso ci accontentiamo dei cristiani che frequentano le nostre chiese. Ma quelli che stanno fuori come facciamo a raggiungerli? Delle diversi istituzioni paoline quella che mi permetteva di poter raggiungere un’infinità di persone era l’Istituto Maria SS Annunziata, perché oltre ad esercitare l’apostolato attraverso i mezzi della comunicazione sociale c’era uno “strumento” in più, il lavoro. Portare Cristo in ogni ambiente sociale, portare Cristo dove si trova l’uomo. Uscire dai nostri ambienti per andare incontro all’altro; da qui la mia scelta dell’Istituto all’interno della Famiglia Paolina. Grata al Signore del suo dono spero, alla fine della mia vita, di poter dire come Paolo «ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa ora mi rimane solo la corona di grazia che il Signore giusto giudice mi darà nell’ultimo giorno». Un grazie di cuore a coloro che sono state guide e maestri in questi anni di discernimento e di formazione.

Fortunata

PROFESSIONE PERPETUA di Fortunata Iannello


Il 29 settembre ho fatto la professione perpetua. La professione non l’ho fatta come di consueto a fine esercizi spirituali, ma nella Chiesa Cattedrale di Mileto, dove abito. La celebrazione è stata presieduta dal Vescovo della Diocesi, Mons. Luigi Renzo, con la concelebrazione di don Vito e del Vicario diocesano per la vita consacrata, oltre alla presenza due paolini, don Pietro Venturini e Don Agatino Gugliara e di altri sacerdoti della mia diocesi. Numerosa è stata la partecipazione dei membri del nostro dell’ Istituto e della Famiglia paolina. Dire che è stata un’esperienza molto forte è dire poco. Infatti mi riesce difficile descrivere l’emozione che ho provato ed anche il senso di responsabilità con cui ho vissuto questo momento. Tutti coloro che hanno alla messa della professione  hanno detto che è stata una celebrazione molto silenziosa e partecipata. Mi ha colpito molto che tutti hanno colto il momento solenne della celebrazione. Mi piace soffermarmi sull’aggettivo di celebrazione “silenziosa” in quanto rispecchia il nostro stile di vita.

 La nostra vita di consacrazione ha uno stile molto discreto e molto silenzioso, ma nello stesso tempo è uno stile di vita che, se vissuta in pienezza, riesce ad essere molto incisiva nel tessuto cristiano e sociale dove siamo presenti ed operiamo. Il vescovo nella sua omelia ha sottolineato il carattere particolare della nostra consacrazione ed anche del nostro apostolato. Si è soffermato sulla figura di don Alberione e di come abbia capito, anticipando i tempi, quanto siano importanti i mezzi della comunicazione sociale a servizio del Vangelo. Ha sottolineato la peculiarità di essere una Famiglia e, quindi, la grande opera, a servizio del Vangelo, del nostro Fondatore, Don Alberione. E non meno importante, della sua omelia, è stato il riferimento a San Paolo come modello ed ispiratore della nostra vita di consacrate. Il  motivo che mi ha spinto a chiedere a don Vito di poter fare la professione perpetua nella mia diocesi è scaturita dal desiderio di avere accanto le tante persone che quotidianamente mi vivono accanto e con le quali condivido parte della mia vita, e, anche da un altro elemento fondamentale, ossia dal rendere partecipe la Chiesa locale di un evento, quale la professione perpetua, che difficilmente vissuta e celebrata nelle nostre comunità diocesane. La nostra vita di consacrate è a servizio non solo dell’Istituto ma dell’intera Chiesa. Pertanto, mi sembrava bello condividere, con la mia Chiesa locale, il dono che il Signore  mi aveva fatto. Oggi è molto difficile per un giovane scegliere la vita religiosa, le proposte sono tante, anche nella nostra Chiesa ci sono tanti movimenti religiosi che possono appagare il desiderio di una vita intima con il Signore, ma il vedere con i proprio occhi un/a giovane/a che attraverso i voti dedica, per grazia di Dio, la propria vita al servizio del Vangelo suscita tante domande ed interrogativi. Le grazie abbondanti che il Signore mi ha concesso in quel giorno spero che porteranno tanti frutti al nostro Istituto e a tutta la Famiglia Paolina.

Fortunata