Congregazione, come fece S. Paolo, deve annunziare il «grande mistero della pietà, che si è manifestato nella carne, è stato proclamato giusto dallo Spirito, è stato conosciuto dagli angeli, è stato predicato alle Genti, è stato creduto dal mondo, è stato assunto nella gloria» (1Tim 3, 16). E queste cose ben meditate, non riempiranno il cuore di un Paolino di un santo entusiasmo? Certo vi furono e vi sono dei mali tra noi... ma di gran lunga prevalgono i beni, i buoni, i frutti. A questo riguardo è stato utile ricordare che: la Famiglia Paolina ebbe il miglior sigillo (digitus Dei est hic!) [qui c'è il dito di Dio] delle vocazioni ottime per virtù, intelligenza, pietà, zelo... che l’intervento divino in cose di ordine naturale e di ordine soprannaturale, fu evidente... che Dio ha dato ad operai della prima ora e poi di ogni ora successiva fedeltà, generosità, successi ottimi, anche là dove il campo è ancora da dissodare... Speciale riconoscenza, devo accentuarlo, e stima il Primo Maestro e tutti i Fratelli devono proprio ai fedeli che han portato «a pondus diei et aestus» [la fatica e il calore del giorno], tra i quali è sempre da ricordare il fedelissimo M. Giaccardo: grande mente, grande generosità, grande cuore; consolazione mia e di tanti Fratelli e Sorelle. «I mali sono forse qualcosa di diverso dal muschio o qualche pietra spezzata che si trovano sul terrazzo del Duomo? E per esse si dovrebbe dimenticare tutta la sontuosità dell'edificio, per sempre parlare dei mali? E non è anche la Pia Società S. Paolo composta di uomini? Così come è della Chiesa nella quale pur sempre vi furono e vi sono mali, traditori, cose da migliorare? Che se vi è un po’ di pattume, che risulta dalla pulizia della sala, si dovrà mettere sul grande tavolo a vista di tutti? Come agiscono con intelligenza ristretta e stoltamente, certi sofisticoni e pessimisti esacerbati che sanno solo parlare di guasti!». Un po’ di ottimismo ed entusiasmo non è più costruttivo e incoraggiante? Altri sarebbero ben felici se avessero le prerogative nostre! Il biasimare, il cavillare, l’interpretare in male dipende spesso da orgoglio, voglia di trovare una scusa alle nostre debolezze... Il mondo ha l’istinto di denigrare ciò che splende... non così noi, membri dell’Istituto siamone santamente orgogliosi... ed avendolo abbracciato amiamo ciò che è nostro! Maggiore coscienza di sè! Più carattere! S. Paolo avverte che il marito deve amare la sposa perché carne propria; significa in fondo, amare se stesso. Non è così rispetto alla Congregazione?
b) Ed il nostro entusiasmo si mostri a fatti. Il Paolino ami la sua Congregazione in Cristo e nella Chiesa. E’ la sua famiglia! E' il campo della sua santificazione! Del suo mirabile apostolato. Emessa la professione, è scelta la speciale via della salvezza e santificazione: è quella dell’osservanza religiosa propria. Viva perciò interamente per essa. Ogni articolo delle Costituzioni costituisce un mezzo di avvicinarsi di più a Dio. Ognuno viva indefessamente impegnato al suo progresso di opere e di persone; lavori a rimuovere da essa ogni macchia o ruga; su l’esempio di Gesù Cristo, come operò per la Chiesa: «Seipsum tradidit pro ea. Ut illam sanctificaret... Ut exiberet ipse sibi gloriosam Ecclesiam... ut sit sancta et immaculata» [Consegnò se stesso per essa. Per santificarla... Per manifestare se stesso alla gloriosa Chiesa... Che sia santa e immacolata]. Conseguenze: Reclutamento e formazione delle vocazioni.
A questo proposito, in questi nostri tempi, si è tentati di introdurre un nuovo metodo di educazione, disprezzando quello usato come antiquato... e con quali delusioni?! Siamo saggi in Cristo, ricordando i grandi formatori di vocazioni; e specialmente l'Educatore per eccellenza Gesù Cristo, nel metodo divino quale risulta dal Vangelo. Intendiamoci: non rigettiamo nulla di ciò che è buono: nè tra i mezzi di apostolato forniti dal progresso (siano i migliori); né nel progresso scientifico; perciò sempre si ebbe cura di far proseguire ad un certo numero dei nostri, studi accademici e perfezionamento; ed ora l’Istituto tende ad un altro passo per formare competenti in fatto di scienze; e si comprenda sempre meglio qui il pensiero paolino! Perchè «possiate, con tutti i santi, comprendere qual sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, anzi possiate conoscere ciò che supera ogni scienza, la stessa carità di Cristo, in modo che siate ripieni di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3, 18-19).
Parimenti anche nel modo di educare cerchiamo il meglio! Ma che sia in primo luogo il sostituire l’uomo nuovo Cristo Gesù all'uomo vecchio. Si è spesso tentati di piacere ed accontentare... Occorrono i tre passi: formare profonde convinzioni, idee precise, e larghe; l’«abneget seipsum» [rinneghi se stesso] in cose minute; il «tollat crucem suam» [prenda la sua croce] in un compimento generoso dei doveri quotidiani di studio ed apostolato; «sequatur me» [mi segua] in una unione costante con Dio, in una illuminata delicatezza di coscienza, in uno spirito di assidua orazione e fedeltà alle pratiche di pietà. I sollievi sani e convenienti per un aspirante alla vita religiosa certo occorrono, ma i nostri sono aspiranti alla vita religiosa; si guardi al fine.
Non dobbiamo formare dei semplici cristiani od anche dei sacerdoti secolari. L’amore alla Congregazione si dimostra col purificare e santificare, con assiduo impegno, noi stessi; ed i nostri anche più anziani. Quanto da meditarsi il detto di Gesù Cristo «Et pro eis ego sanctifico me-ipsum; ut sint et ipsi sanctificati in veritate!» [E per essi sacrifico me stesso, affinchè anch'essi siano santificati nella verità] (Gv 17, 19). E meditiamo: «Nessuno disprezzi la tua giovinezza; ma tu sii il modello dei fedeli nel parlare, nel conversare, nella carità, nella fede, nella castità. Attendi a te e all’insegnamento e persevererai in queste cose, perché facendo così tu salverai te stesso e quelli che ti ascoltano» (1Tim 4, 12-16).
c)Vi sia il buon esempio vicendevole: nella pietà, nella fedele osservanza, nel comune sentire e nel parlare. Le vocazioni si guadagnano e formano più con una vita esemplare che con artifici e con parole. Uniti di spirito e di sforzi. Quanto triste sarebbe l’infiltrarsi dello spirito di mormorazione! Sarebbe molto, molto più nocivo di ogni difficoltà od opposizione esterna, per parte dei nemici. Non è questa constatazione un frutto di amare esperienze? Lo spirito di critica è simile all’opera del tarlo che lentamente e nascostamente, ma sicuramente arriva al midollo e finisce talvolta col distruggere la pianta. Ed ecco che nelle case, dove esso si insinua, vedrete languire tutto: e volessero certuni rendersene conto! Sapendo che generalmente chi critica ha più difetti e diviene inefficace nei suoi uffici, specie nello scrivere e nell’insegnare. Vale anche qui il detto di S. Paolo: «Un po’ di lievito altera tutta la massa» (Gal 5, 9). Qui va aggiunto: «Riguardo a voi io confido nel Signore che non la penserete diversamente, ma chi vi conturba, chiunque egli sia porterà la sua condanna» (Gal 5, 10). E l’Apostolo arriva a dire: «Oh! Dio volesse che fossero tolti di mezzo a voi quelli che vi conturbano! » (Gal 5, 12).
d) Lo zelo per l’lstituto è, fondamentale; ma richiede fatiche e sacrifici. Ma li hanno schivati i santi religiosi? I santi apostoli? Le anime che amano Diò e il prossimo? Talora l’invidia si accende in un anima; allora divisioni e malcontenti! Tale passione acceca, indurisce il cuore. L’umiltà invece ci suggerisce parole di benevolenza, sentimenti di carità, desideri di bene per tutti; ci rende servizievoli. Brilli sempre davanti a noi la dolce immagine del Divin Maestro e consideriamo le sue parole: «Discite a me quia sum mitis et humilis corde» [Imparate da me che sono mite ed umile di cuore]. Vi sono talvolta errori? Allora vale l’insegnamento di Gesù:
1) «Corride eum inter te et ipsum solum» [Correggilo tra te e lui solo].
2) Poi, se non sei ascoltato, «ad-hibe unum vel duos testes» [Convoca uno o due testimoni].
3) Non si riesce ancora? «Dic Ecclesiae» [Dillo alla Chiesa]. Con quello che segue. La carità si esercita per le anime ed i fratelli in generale: I) Con la benevolenza: voler il bene; sopratutto il Sommo Bene! Che i fratelli siano santi, lieti, benedetti, fortunati! Che la Chiesa si diffonda sulla terra e tutti partecipino ai suoi ineffabili doni... II) Con la beneficenza: dare la verità in carità, dare l’esempio buono, dare l’aiuto della preghiera e del conforto, dare i sacramenti e l’istruzione, dare lo spirito religioso; dare i beni materiali; in sostanza esercitare le opere di carità spirituali e materiali.
III) Con la compiacenza: che si mostri all'esterno e realmente parta dal cuore la gioia e soddisfazione per tutti i beni che ha il fratello: perchè è buono, intelligente, stimato, istruito, è in salute, benedetto nelle sue iniziative ecc.
IV) Con la convivenza serena: in famiglia, in religione, in società; a tavola, in scuola, con i giovani, gli anziani, i superiori, gli inferiori, i visitatori, i poveri, le persone noiose ecc. Cosi che la vita sia di conforto nelle pene, di incoraggiamento nelle difficoltà, di sincera partecipazione alle gioie. Vi siano pure quei comuni segni esterni che si adoperano dalle persone buone in società e nelle relazioni. E questo anche con chi fosse avversario: poichè così fece il Salvatore, così ci insegna S. Paolo che pur dichiarava di avere «molti avversari» (1Cor 16, 9). E tuttavia può succedere qualche attrito simile a quello tra Lui e Barnaba circa il prendere seco Marco. Diversità troppo forte di carattere, di metodo, tendenze così che ne sarebbe venuto pregiudizio all’apostolato; ma vi fu una separazione caritatevole nel modo e nella sostanza. Questa convivenza suppone anche: «Portate gli uni i pesi degli altri, e così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6, 2). E perciò: si comprimano le invidie, le esagerazioni sui difetti altrui, il rancore astioso, le sinistre interpretazioni, il continuato ricordo e il rinfacciare gli errori e il pubblicarli. Gesù non finì di estinguere il lucignolo fumigante, nè di rompere la canna incrinata! E meditiamo: «Dilectio sine simulatione, caritate fraternitatis, odientes malum (non malos) adherentes bono» [La Carità senza finzioni, nell'amore della fraternità, odiando il male (non i cattivi) e aderendo al bene]. Ospitalità senza mormorazione.
«Prendete ancora l’elmo della salvezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio» (Ef 6, 16). Fu scritto di un santo Pontefice: «La dignità e l’adulazione mai lo abbagliarono; il biasimo e la critica mai lo fermarono; i bisogni e le pene di tutti trovarono sempre in lui cuore aperto». Sono molte le frecce che incalzano da ogni parte il vero miles Christi [soldato di Cristo]; l’inferno non lo lascia mai in pace. La menzogna, la calunnia, l’inimicizia, lo scoraggiamento, l’invidia, l’insuccesso... il dubbio, l’insufficienza, la noia interiore, la tentazione. Frecce che penetrano dolorosamente l’anima ed il corpo. Ma il buon soldato riveste lo scutum fidei [scudo della fede] e il galeam salutis [corazza della salute]: e le frecce si spuntano e si infrangono. Sospetti e calunnie lo addolorano, specie se nascono di sopra o d’accanto? – L’uomo di Dio ricorre al detto: «Beati coloro che sono perseguitati per la giustizia ». E avanti! Desideri di vendetta vogliono insinuarsi nel suo cuore. – L’uomo di Dio ricorre al detto: «Amate i nemici, fate del bene a chi vi odia» e amerà di preferenza chi l’ostacola. Sconforto per le sue mancanze ed insufficienze di mezzi ed abilità? – L’uomo di Dio ricorda: «Il Signore è il mio rifugio: in Lui tutto posso»; e non vacilla; chiusa una via ne cerca un’altra. La legge della carne che è contraria alla legge dello spirito lo tormenta nelle sue membra? Il «sufficit tibi gratia mea» [Ti basta la mia grazia] lo solleva ed assicura.
La crescente depravazione dei costumi e l’assalto dei molti nemici vorrebbero togliergli l’ardire? La sentenza: «Nolite timere pusillus grex, quia complacuit Patri vestro dare vobis regnum» [Non temere piccolo gregge perchè è piaciuto al Padre vostro dare a voi il regno], lo allieta. E sul pulpito ed in confessionale, e nei catechismi e nelle associazioni, e nella stampa e nelle famiglie: sempre umile, sempre fiducioso tiene alta la sua bandiera; ogni difficoltà lo arricchisce di meriti innanzi a Dio ed agli uomini imparziali. Se un nuovo errore o vizio cerca di farsi strada, egli ricorda la Scrittura, i Concilii, l’insegnamento papale ed è pronto a dire, spiegare, lottare. La verità, presto o tardi, dà la morte all’errore ed al vizio. E quante frecce sono andate in schegge sul campo di battaglia, lungo i secoli! Il campo ne è coperto, ma la milizia di Gesù ha vinto: «Bonum certamen certavi... in reliquo reposita est mihi corona justitiae» [Ho combattuto la buona battaglia... Per il futuro mi aspetta la corona di giustizia]. L’elmo (galea) difende il capo, quindi esserne muniti sempre come arma principale. La fede viva, le intenzioni rivolte al cielo, il pensiero e l’esempio del Sacerdote e Maestro Divino, sono garanzia, sicurezza, consolazione. E S. Paolo insiste: «Per omnem orationem, et obsecrationem orantes, omni tempore in spiritu...» [Per ogni orazione e invocazione, per ogni supplica in ogni tempo nello spirito]. Alla preghiera è assicurato il successo. Senza di essa non cimentiamoci; le forze contrarie sono superiori a noi; occorre l’armatura Dei per vincere. Senza preghiera il Sacerdote è in pericolo per se medesimo. Si assicuri anche le preghiere di anime buone perchè le passioni ed il demonio non prendano il sopravvento.
Cesseranno le inquietudini: la lotta si svolgerà non con arma carnalia [le armi della carne]; ma con la potentia a Deo [Potenza di Dio]. Chiudo col saluto di S. Paolo: «La grazia del Signore Nostro Gesù Cristo, la carità di Dio e la comunicazione dello Spirito Santo sia con voi tutti» (2Cor 18, 13). Così sia.
Beato Giacomo Alberione