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LA MORTIFICAZIONE
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In questa meditazione del gennaio 1953, il Primo Maestro tratta con molta chiarezza della mortificazione come impegno per la Quaresima e come via alla conversione del cuore e della vita: essa è domare le passioni e vivere da autentici cristiani che seguono il Cristo in tutta la sua vita. Il rinnegarsi in tutto comprende anche le mortificazioni che sono connesse con la nostra vita e la nostra professione. In questi giorni recitiamo sovente l’antifona: «Advenerunt nobis dies poenitentiae». Sono giunti per noi i giorni di penitenza. La Quaresima ricorda il digiuno di Gesù Cristo. La Quaresima deve portarci all’imitazione di Gesù Cristo. Al Crocifisso, in questo ritiro mensile, chiederemo specialmente la grazia di capire che cosa sia la mortificazione, quanto sia necessaria e come la si pratica da noi, regolarmente. Bisogna subito domandare la grazia di capire bene i due primi punti e cioè: 1) che cosa sia la mortificazione; 2) quanto sia necessaria. tempo di Quaresima. Anche quelli che non sono tenuti al digiuno sono obbligati a fare altre penitenze. «Se non farete penitenza, voi vi perderete tutti». Ecco la prima predicazione, la predicazione che fu fatta, quasi con le stesse parole, da Giovanni Battista e dal Messia quando iniziò il suo ministero pubblico. Quando si parla di penitenza molti pensano ai cilici, ai digiuni, alle flagellazioni vi sono penitenze di consiglio, ma prima vi sono quelle di assoluto obbligo: «omnes similiter penibitis », se non faremo quelle penitenze che sono sicuramente di obbligo. Che cosa è dunque la mortificazione? La mortificazione è il domare le nostre passioni; domare le nostre inclinazioni cattive. Ai nostri giorni si vorrebbe, alle volte, seguire un certo spirito mondano. Accontentare, massima libertà, libertà di fare quello che la natura chiede. Questo è un errore grave, quando significa: libertà di sentimento, libertà di occhi, libertà di studiare o non studiare, libertà di accontentare questa passione o quell’altra. «omnes similiter peribitis» se non mortifichiamo le passioni. Domare le passioni: «mortuum facere», rendere così soggetto il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra volontà da poterli guidare; come se si trattasse di un cavallo giovane, di un cavallo irrequieto. Dice S. Giacomo: se noi gli mettiamo in bocca il freno con le redini, guidiamo il cavallo per la via giusta. Il cavallo potrebbe portarci alla rovina, potrebbe portarci nei precipizio bisogna che noi lo freniamo. |
| Così bisogna che freniamo noi medesimi: mortificazione! Soggetta la volontà; soggetto il cuore; soggetto il corpo, soggetti gli occhi, la lingua. Non permettere al corpo; allo spirito, ai sensi quello che porta alla rovina: mettere il freno e spingere invece il nostro cuore verso Dio; spingere la nostra persona, il nostro essere verso il dovere, verso lo studio, la preghiera, l’apostolato. Non si frena il cavallo soltanto per tenerlo fermo, ma perché non faccia pazzie e intanto lo si sospinge innanzi affinché compia il cammino e faccia il servizio che deve fare. Gli occhi -vorrebbero guardare quello che non dovrebbero guardare e non vorrebbero guardare ciò che si deve guardare e cioè non devono guardare ciò che è pericoloso, e devono invece leggere la grammatica, la storia, i libri che ci hanno dato da studiare. Guidare la lingua, guidare tutti i sensi e particolarmente le nostre potenze interiori. Ecco la mortificazione. Vi sono cose di consiglio. Dare un soldo in elemosina può essere di consiglio, ma ascoltare la Messa la domenica non è di consiglio, è di precetto grave. E così tante mortificazioni sono di consiglio, ma tante sono imposte sotto pena di peccato, anche grave. Si potrebbero tenere certi discorsi che portano all’eccitamento delle passioni? Vi è una proibizione grave è quindi l’anima potrebbe macchiarsi di peccato grave e per questo vi è l’inferno. Altro che consiglio! occorre dire subito una cosa generica per capire la necessità della mortificazione. Nessun bene si....può ottenere nel mondo senza sacrificio, senza mortificazione. Se si vuole diventare sapienti bisogna frenare la irrequietezza e studiare. Se si vuole far bene l’apostolato bisogna che dominiamo i nostri sensi e che ci applichiamo con le energie, la forza e l’intelligenza che abbiamo. Anche se si vuol vivere da uomini onorati bisogna mortificarsi! chi poltrisce non avrà mai buona stima; chi non frena la lingua e pronunzia tante bugie, non avrà stima dagli uomini. Beato Giacomo Alberione |