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COME CORREGGERE I DIFETTI
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All’inizio del nuovo anno presentiamo questa meditazione di don Alberione che possiamo considerare lettera programmatica per vivere bene i giorni che il Signore vorrà darci. I difetti, secondo il nostro Fondatore, si correggono conoscendo meglio noi stessi, le inclinazioni e i difetti; poi facendo violenza sulla volontà per correggerli e infine la preghiera che, unita allo sforzo costante, otterrà sicuramente la vittoria. Interessanti sono i digiuni da osservare. il Signore ci ha creati per il Paradiso. È di fede che tutti siamo su questa terra per guadagnarci il Cielo. Ma il Signore che ci ha creati senza chiederci alcun consenso, non ci salverà senza il nostro concorso: «Chi ha creato te senza te, non ti salverà senza te» (S. Agostino). e noi, purtroppo, possiamo compiere opera contraria ai disegni di Dio. Dobbiamo quindi mettere tutta la buona volontà per essere come dice S. Paolo «cooperatori di Dio». Qual è la parte nostra? Quale la parte di Dio? La parte di Dio è la principale, ma si richiede anche la nostra per giungere a salvezza. Per mettere quanto sta da noi dobbiamo: 1) Illuminare la mente. Quando noi veniamo a conoscenza di qualche grave difetto nell’anima nostra, dobbiamo subito informarci se appartiene alla superbia o alla sensualità e per muovergli contro accanita lotta come a difetto predominante. (...) Legge la vita di S. Caterina da Siena? una cosa procura di osservare: l’umiltà della santa e questa poi si studia di ricopiare. e circa le meditazioni? una delle più efficaci è quella sulla morte e magari su tutto «Apparecchio alla morte ». il sepolcro è un grande incentivo di umiltà! |
2) Energia alla volontà. Ricordiamo che per farci santi bisogna farsi violenza. La lingua vorrebbe parlare? inchiodiamola. tanto progrediremo quanto ci faremo violenza. Quando si è pieni di passioni, quando il sangue ribolle nelle vene, quando si sente il peso dell’umiliazione e si vorrebbe la rivolta, è proprio il caso di tacere, di attendere, di pregare per vincere. È facile far bene le cose quando mancano le difficoltà!... Ci vuole violenza su noi stessi per trattare con persone poco gradite, per far l’esame di coscienza che ci costa, per portare a compimento quel lavoro noioso. A volte, in certi tempi e con certe persone, il farsi violenza richiede un grande sforzo. violenza ci vuole per accettare sorridendo o almeno in pace i disprezzi e le derisioni. e chi andrà sino a cercarle? La superbia vorrebbe trionfare? Schiacciamola abbassandoci. Si potrebbe evitare un rimprovero dando la colpa ad altri? taciamo e prendiamolo noi. «violenza e sempre violenza, ma fino a quando?». Fino alla morte, fino a quell’estremo momento in cui dovremo farci forza per sopportare pazientemente e con serenità d’animo, il male delle ultime prove della nostra vita. 3) Preghiera. Le virtù teologali vengono da Dio: i doni soprannaturali vengono tutti da Dio ed anche le virtù morali, come si richiedono in noi cristiani, non le possiamo acquistare senza l’aiuto della grazia di Dio. Che fare dunque? Pregare. Chi vuole acquistare l’umiltà, preghi, preghi tanto. La preghiera unita allo sforzo costante, otterrà sicuramente. Faccia la Comunione per divenire umile, reciti il rosario per divenire umile, al mattino lo chieda come prima grazia appena alzata, alla sera come ultima prima di addormentarsi, e nel giorno le aspirazioni più frequenti siano queste: «o Gesù dolce ed umile di cuore, fa’ il mio cuore simile al tuo!». «Maria SS. rendimi umile!». «S. Paolo, padre mio, prega il Signore per me, affinché diventi umilissima». (...) Chiesero un giorno a S. Francesco di Sales da quanto tempo aveva il proposito della dolcezza ed egli rispose: «Da vent’anni!». e sull’umiltà?: «Da ventuno!». Fate così anche voi, non vi stancate di lottare, mantenete a lungo lo stesso proposito: venti, ventun anni come vi insegnano i santi, poi chiederete consiglio per cambiare. Ma la lotta sia viva, fatta, come abbiamo detto, di istruzione alla mente per mezzo di letture e di meditazioni appropriate, di energia sempre crescente alla volontà, di preghiere per il cuore e per ottenere l’aiuto di Dio che vale di più di tutto. Andate sempre adagio coi cilici, le catenelle, i digiuni. i vostri digiuni siano: 1) il dolore dei peccati; 2) il riposo moderato e ridotto al necessario per vincere le tentazioni; 3) la mortificazione della lingua e della gola; 4) la vita comune. Se poi aggiungerete l’apostolato fatto col massimo impegno ed interesse, vedrete quante occasioni di mortificazione vi verranno poco per volta! [...] ricordiamo che la vita dell’uomo sulla terra è una vera battaglia: «Militia est vita hominis super terram». Chi non avrà vinto se stesso a che premio, a qual gloria avrà diritto? non createvi una vita ideale! La vostra vita sia una vita di lotta! Beato Giacomo Alberione |