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LA FAMIGLIA PAOLINA
INNESTATA IN GESU' EUCARESTIA

 

Questa meditazione del Primo Maestro per il giovedì santo del 1959 è incentrata su Cristo presente nell’Eucaristia: il Signore Gesù dovendo tornare al Padre, non volle lasciare gli uomini senza pane, perché nella strada della loro vita non vengano meno, non abbiano a languire. Istituì perciò l’Eucaristia e il sacerdozio: due istituzioni, invenzioni di amore, inscindibili tra di loro. La Famiglia Paolina è innestata in Cristo, santa oliva fruttifera.

Pensiamo ai sentimenti del cuore di Gesù nell’ora in cui stava per lasciare gli Apostoli. Il suo cuore era travagliato da due desideri: restare con loro e andare al Padre, secondo la volontà del Padre. Ed inventava - nel suo amore al Padre e agli uomini - un ritrovato che gli uomini avrebbero mai saputo immaginare: restare e andare insieme. Restare per sempre con gli uomini: “Vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi”, e nello stesso tempo andare al Padre, alla sua destra, per la glorificazione. Così Gesù si trova ora veramente presente e nell’Eucaristia e alla destra del Padre celeste. Dovendo por termine alla sua presenza visibile tra gli uomini, non volle lasciarli senza pane “ne deficiant in via”: perché nella strada della loro vita non vengano meno, non perdano cioè la vita soprannaturale, non abbiano a languire. E diede il pane Eucaristico. “Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo” sotto le specie del pane. Nello stesso tempo istituì il sacerdozio. Queste due istituzioni - che sono invenzioni di amore - sono inscindibili. Il sacerdote continua a fare quello che allora ha fatto Gesù e gli uomini continuano ad avere per mezzo del sacerdote il pane dello spirito “ne deficiant in via”. E coloro che si comunicano frequentemente conservano il fervore della loro vita spirituale e non cadono nelle colpe gravi, anzi, l’Eucaristia serve a mondare dalle colpe quotidiane e preserva dalle colpe mortali. Quando si trattava di provvedere alla Famiglia Paolina le pratiche più utili per il progresso spirituale e per l’apostolato, si son passati quasi in rivista gli Istituti che ci avevano preceduti per considerare le loro pratiche. La devozione al Crocifisso, la Via Crucis, il coro per tanti religiosi, la devozione al Cuore di Gesù, e tante altre pratiche: tutto era buono. Ma si è voluto orientare i cuori - per divina ispirazione - verso quella che è la devozione principale: a Gesù Via, Verità e Vita nell’Eucaristia. Così che alla Famiglia Paolina è lasciato quello che Gesù ha lasciato all’umanità.

“Io sarò con voi fino alla consumazione dei secoli”. E’ un gran dono questo della Divina Provvidenza, ed è anche un risultato dello studio della storia della vita religiosa, guidato sempre da luce celeste. Verso l’Eucaristia noi dobbiamo compiere tre doveri: dobbiamo portare fede, speranza, carità. Fede. Dobbiamo istruirci sempre di più su quello che è l’Eucaristia e istruire i piccoli nel catechismo, nella parte che riguarda l’Eucaristia; perché il catechismo è la teologia dei piccoli che poi si andrà man mano sviluppando fino agli studi più alti. Dobbiamo considerare che l’Eucaristia ci dà il vero nutrimento lasciato da Gesù. Nutrimento dello spirito e nutrimento della volontà; forza della volontà e orientamento del cuore; orientamento del cuore verso l’apostolato e luce dell’anima. Dobbiamo essere convinti che il culto all’Eucaristia si dimostra anche in questo: chi ha contribuito a costruire le chiese, chi contribuisce alla formazione dei sacerdoti, chi nelle chiese conserva il decoro, “Domine, dilexi decorem domus tuae”, chi in chiesa sta bene, fa bene la genuflessione, fa bene il segno di croce, compie bene le cerimonie, dice bene le parole, canta bene, e soprattutto compie quella che è la caratteristica della Famiglia Paolina: l’adorazione quotidiana, questi pratica il culto interno e il culto esterno verso l’Eucaristia. In secondo luogo: la speranza nella Eucaristia. Dobbiamo pensare che Gesù quando vide quei suoi seguaci che da tre giorni mancavano di pane, dette loro da mangiare “ne deficiant in via”.
I sacerdoti compiono questo, come allora gli Apostoli dettero da mangiare i pani e i pesci per saziare la moltitudine. Come è bella l’opera del sacerdote! che si comunica e mangia del pane eucaristico, e poi discende alla balaustra e ne distribuisce alle anime affamate del Pane divino. Queste anime che vengono a mangiare. Al mattino saziarsi bene, perché nel cammino della giornata non vengano meno le forze e si cammini nel servizio di Dio. Che possiate camminare per le strade del mondo, spargendo a destra e a sinistra la luce di Dio, compiendo così quel ministero che rassomiglia al ministero di Paolo: seminare! seminare! “Semen est verbum Dei”: la semente è la parola di Dio. Potrà cadere a volte tra le spine o tra le pietre ma qualche cosa nascerà e potrà produrre il 30, il 60, il 100 per uno. Poi la carità. Noi dobbiamo vivere sempre innestati a Cristo. E l’innesto è dato ogni mattina dal sacerdote che depone sulle labbra Cristo. Chi lo riceve bene produce frutti di vita eterna; chi lo riceve male produce del fogliame inutile: opere esterne senza vita. Far bene la Comunione. E se vi sono due sacramenti: l’Eucaristia e l’Ordine, questi due sacramenti però hanno un unico fine: l’amore a Dio e l’amore alle anime. Amore a Dio ardente per cui si osservano i voti e si conserva a Dio tutto il cuore. Amore a Dio: solo allora noi diamo tutti noi stessi a Lui. E amore alle anime. Questo amore viene simboleggiato nella funzione che stiamo per compiere: la lavanda dei piedi. Il grande mistero di bontà e di umiltà compiuto nell’ultima cena da Gesù, il quale si inginocchiò ai piedi degli apostoli per lavar loro i piedi. Stupito Pietro non voleva che Gesù compisse questo atto di umiliazione, ma Gesù lo vinse con la sua sapienza e fece la conclusione: “Se io che sono il Maestro e il Signore, come mi chiamate - e dite bene! - anche voi dovete vicendevolmente lavarvi i piedi”. Vi è qui da esercitare la fede. Come uomo tante volte hai ragione, ma come religioso mettiti ai piedi e compi un atto di umiltà simile a quello che ha compiuto Gesù. Acquistati il merito della carità e non lasciarti sfuggire l’occasione.
Se noi ci atteniamo ad una sapienza umana, questo ci può sembrare esagerato. Ma quando noi acquistiamo la sapienza di Gesù, allora i nostri ragionamenti oltrepassano quello che è la ragione e si uniformano a quelli che sono i pensieri di Gesù Cristo. Ed ecco allora che anche ricevendo dei torti, faremo il viso buono e sorridente; il viso buono e sorridente che ci fa sempre Gesù eucaristia presentato dal sacerdote, nonostante i torti che gli facciamo. Quanti torti abbiamo fatto nella nostra vita a Gesù presente fra di noi! e quanti conti, quanti pensieri, quante industrie che non procedono dal Tabernacolo! In una città vi era un’anima molto devota dell’Eucaristia, che prolungava le sue adorazioni. E vi era in quella città il Vescovo, il quale venne a trovarsi un giorno di fronte a una questione molto intricata e difficile. E chiedeva consiglio a uno e all’altro; e pensava e ripensava, ma non riusciva a trovare il bandolo per la soluzione. Un giorno camminava per la città per qualche sua incombenza e si incontrò con quella persona devota dell’Eucaristia.

- Sentite, buona donna, siete stata in chiesa?
- Sì, ho fatto l’adorazione.
- Cosa vi ha detto oggi Gesù?
- Mi ha detto una cosa che non ho proprio capito, Vostra Eccellenza, me la vorrebbe spiegare?
- E che cosa vi ha detto Gesù?
- Pensano a tante cose, si consigliano con tanti, ma non vengono da me. Io non ho proprio capito.
- ho capito io - pensò tra sé il vescovo
- Ho capito da chi dovevo andare!
Allora: Famiglia Paolina innestata in Cristo; in Cristo santa oliva fruttifera. Non seminiamo parole ma facciamoci santi e veniamo davanti a Colui che è l’Autore della grazia e ce l’ha acquistata morendo sulla Croce. E veniamo a prendere la luce e la forza per l’apostolato davanti al Tabernacolo. Non partiamo mai né per il mese, né per la settimana, né per il giorno, senza venire a mangiare di questo pane di vita.

Beato Giacomo Alberione

 

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