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PER QUESTE STRADE
FAMILIARI E FEROCI
(RISORGERO')

 

Lo scrittore Ferruccio Parazzoli, autore di questo romanzo edito dalla Mondadori, ha presentato così il suo libro: “Il tratto dominante delle metropoli moderne, e dunque anche della mia città, Milano, è la mancanza di speranza. Il contrario della speranza non è la disperazione, ma quel nichilismo di massa che consiste nell’aver perso qualunque scopo…A nessuno sta a cuore neanche più se stesso. Di questi naufraghi è piena la città. Dalla mia finestra vedo lo spettacolo della disperazione, di gente che corre dietro a fantasmi: il lavoro, i ritmi frenetici della città, il profitto, il denaro. Poi vedo un campanile. E mi chiedo: che cosa ci sta a fare”? Don Ennio, il protagonista, è un giovane prete, vicario parrocchiale al SS. Redentore di Milano, zona Loreto. Semplice, un po’ imbranato e inesperto, è caratterizzato da un’allegria spontanea che non di rado crea imbarazzo. Cresciuto nel chiuso del Seminario, don Ennio sente il bisogno di conoscere la gente e l’ambiente dove vive: “Guardo la gente che altrimenti non vedrei mai, le finestre, i portoni, le case dentro cui vivono, mi infilo nei mezzanini del metrò, scendo le scale, sosto sul marciapiede di gomma dove dietro la linea gialla la folla che si rinnova ad ogni minuto attende l’arrivo dei treni, si riversa dalle portiere spalancate, s’incalca nei vagoni, dove le facce diventano tutte di cera, viene portata via in massa verso una nuova giornata con le loro anime tutte diverse, oscure o sognanti, mentre attraversano ognuno il proprio destino, il fiume sotterraneo della città…”. Due pensieri gli balenano nell’anima: che la vita di questa gente sconosciuta è dominata da un mistero, e che lui giovane prete sprovveduto, è chiamato a svelare e ad annunciare questo mistero che conferisce all’esistenza senso e valore. Ma come fare? Come vincere “la noia che non chiude solo le orecchie ma anche il cuore” dei fedeli che frequentano la chiesa ma sono resi fiacchi da una “cultura uniforme e ripetitiva”? Come avvicinare

la massa di gente, rintanata nelle case, “sempre in attesa di qualcosa che spesso non sa neppure che cosa sia e che non arriva mai”? A don Ennio è stata affidata la “pastorale giovanile”; ma sa bene che “l’inconsapevole ateismo dei bambini diventa il consapevole e noncurante ateismo dei giovani per trasformarsi nell’indifferenza degli adulti” (p. 41). Che cosa fare? Al buio dell’oggi si affiancano i fantasmi del passato: il suicidio della madre, la penosa senescenza del padre, lo sbandamento della sorellastra e la triste storia di don Lorenzo, suo predecessore all’oratorio. Romanzo coraggioso e attuale, quello di Parazzoli. Coraggioso perché controcorrente: ha un prete per protagonista, parla di miracoli, di risurrezioni dei corpi, di sacramenti; attuale perché, sfidando l’atmosfera d’indifferentismo, ricorda l’importanza del sacro, la pietà di Dio per la miseria umana e la nobiltà del nostro corpo, destinato alla risurrezione. Dunque l’importanza della fede, cioè di quell’elemento di cui l’uomo d’oggi, ha urgente bisogno per non restare vittima del vuoto interiore e della ferocia sociale.

Rachele

 

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