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LA VOCAZIONE CREA COMUNIONE
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“Maria, Vergine Annunziata, metto nelle Tue mani questo compito che mi è stato affidato; scrivi tu ciò che vuoi comunicarci”. Ho accolto per obbedienza questo impegno ma chi mi conosce sa che non sono all'altezza della situazione, non sono una persona colta né tanto meno so fare discorsi, l'unica cosa che riesco a dire e a dare è ciò che trabocca dal mio cuore: amore al Signore, vocazioni, apostolato. L'amore al Signore La consacrata è la persona innamorata del suo Signore, è colei che ha incontrato l'Amore, si è innamorata ed è diventata Amore per gli altri (dice don Alberione: “Coloro che vogliono consacrarsi devono bruciare di amore di Dio”). Prima di tutto bisogna essere “proprietà esclusiva” del Signore se si vuol essere a disposizione dei fratelli. Il primo lavoro bisogna farlo su se stessi, si deve liberare il proprio cuore da ogni idolo perché sul proprio volto deve trasparire la gioia. La gente oggi cerca il Signore (e tutte noi ne facciamo esperienza) ma ha bisogno di vederLo in coloro che Lo seguono. I voti che la persona consacrata professa devono essere trasparenza del fatto che ha incontrato il Vero Amore, la Vera Ricchezza, la Vera Libertà. La persona consacrata deve indossare un abito speciale con un tessuto di purezza, con gli ornamenti della fede e i sandali dell'amore; deve essere adornata di gioielli speciali, la fiducia, l'umiltà, la docilità, la povertà, il servizio, la delicatezza e deve usare un trucco particolare che si chiama preghiera, preghiera, preghiera. Se riusciremo a vestirci così non invecchieremo |
mai (perché non sono gli anni a farci invecchiare) e non saremo mai fuori moda. Questo è il modo per dire agli altri chi siamo e attraverso la nostra vita vissuta potranno vedere la bellezza di Dio e Lo cercheranno, Lo ameranno e Lo seguiranno. È la santità che cambia il mondo, non le belle parole, la salute, il potere... Le vocazioni Su questo ci siamo soffermate già il mese scorso. Le vocazioni bisogna desiderarle, cercarle, amarle, formarle. Ma la base per metterci al lavoro è vivere “con gioia e coerenza” la nostra vocazione perché non potremo mai indicare ad altre ciò che per noi magari è un peso, una vita adagiata, trascinata; non saremo luce se pensiamo “tanto una scelta vale l'altra” o, peggio ancora, “vivo tranquilla perché non ho il peso sulle spalle di un marito e dei figli”, o addirittura se dovessimo sentirci “predilette dal Signore rispetto agli altri” per noi stesse o ancora ragionare secondo la logica del “mi impegno a vivere le regole e sto tranquilla in coscienza”. Sì, la mia gratitudine al Signore deve traboccare ogni giorno per avermi scelta, chiamata, fatta sua sposa, ma questo deve diventare “vita” in me per poterne fare dono agli altri. Solo ciò che è vissuto lascia il segno: nella misura in cui siamo contente della nostra scelta di vita la desideriamo per gli altri ed essa dà vita agli altri. Una persona consacrata è segnata dal sigillo dell'Amore e i primi frutti dell'amore sono la gioia, l'accoglienza, il servizio. A volte però capita che anche chi ha scelto il Signore con la sua vita poi non sia di testimonianza. Una volta ho sentito parlare una giovane di una suora e dire: “Piuttosto preferisco rimanere zitella che farmi come loro!”... Spesso i giovani non aderiscono alla chiamata del Signore perché vedono la vita dei consacrati come un martirio fatto di rinunce, volti tristi, vite trascinate, espressioni di solitudine, ecc... No! La vita consacrata è testimonianza di gioia, di slancio, di comunione: un consacrato non può vivere di solitudine perché ha con sé sempre il suo Signore e gli altri da amare e servire. La nostra vita deve essere innamorata di Dio e passando per le strade del mondo deve spargere il profumo di questo amore sui fratelli. La consacrata è colei che dà la mano agli abitanti di questo mondo e dice: “Non temere, ci sono io, sono qui per aiutarti; non avere paura, ti condurrò da Colui che ti ha dato la vita, ti ama, ti aspetta...”. Noi siamo chiamate ad essere immagine visibile di Dio, i giovani hanno bisogno di vedere il Suo amore in noi: questo è ciò che ci deve preoccupare, non il come vestire, il cosa mangiare, il come apparire, il cosa dire... queste sono cose del mondo, non ci appartengono. Il nostro pensiero fisso deve essere: il Signore, la mia santità e la salvezza dei fratelli. “Non si può dare l'Amore se non si vive l'Amore e non si può vivere d'Amore se non si conosce l'Amato”: questa è una regola fondamentale da vivere nella nostra vita e fra di noi. L’apostolato Se davvero vogliamo dare Gesù alle anime e vogliamo le vocazioni, il primo apostolato si deve svolgere nei nostri gruppi. Una coppia che aspetta un bambino la prima cosa che prepara è la culla, il corredino, le pappine, ecc.. ma soprattutto prepara se stessa ad accoglierlo; ciò che conta non è tanto quello che i genitori devono dire al bambino, ma ciò che lui ha bisogno di vedere e di respirare in quella casa, e cioè il loro amore. Questo è ciò che occorre nei nostri gruppi: l'amore e la comunione fra noi. La prima cosa che le giovani guardano quando arrivano nei gruppi è la gioia, l'armonia, la comunione e la povertà. È ancora valido quanto avveniva per i primi cristiani: “Guardate come si amano!” E si univano a loro. Dice don Alberione: “La vita comune è il fiore della nostra religione”. Ma che vita comune è se manca la comunione? Infatti, nelle comunità (e Dio non voglia anche nei nostri gruppi) non c'è più comunione, i membri non si vogliono più bene, manca l'amore, la fede è diventata debole, l'umiltà non esiste più, non si riesce più ad obbedire e di povertà non se ne parla nemmeno. Per questo le tante conferenze e catechesi non cambiano la vita a nessuno, perché non si vive ciò che si annuncia. È vero, noi non siamo chiamate a vivere in comunità, ma in comunione sì! Il gruppo è la nostra famiglia, come possiamo parlare d'amore fuori se non siamo capaci di amare le nostre sorelle? Come possiamo invitare gli altri a perdonare, a non giudicare, ad avere pazienza, se noi in prima persona non sappiamo fare questo con le nostre sorelle? Basta vedere come aspettiamo e come partecipiamo alle giornate di ritiro per capire che aria “tira” nei nostri gruppi... Caterina C. |