6. Che cosa deve conoscere della nostra anima il direttore spirituale? Il direttore spirituale deve conoscere della nostra anima le inclinazioni, il temperamento, il carattere, le abitudini contratte, le tentazioni, le imprudenze e soprattutto il grado di volontà.
7. Chi dobbiamo scegliere per direttore spirituale? Per direttore spirituale dobbiamo scegliere un Sacerdote di vita interiore, prudente ed esperto nella direzione delle anime.
8. È opportuno che il direttore spirituale sia il confessore stesso? È molto opportuno che il direttore spirituale sia il confessore stesso, perché può meglio conoscerci e dirigerci.
9. Quali obblighi abbiamo verso il direttore spirituale? Verso il direttore spirituale abbiamo l'obbligo di aprirgli con sincerità l'anima nostra, di pregare il Signore perché lo illumini e di seguire con docilità i suoi consigli.
Necessità
Dice la Scrittura: “Consilium semper a sapiente require” (Tb 4,19). “Sempre chiedi consiglio al sapiente; non avrai a pentirtene”. “Fili, sine consilio nihil facias; et post factum non poenitebis” (Sir 32,24) “Non far nulla senza riflessione: alla fine dell'azione non te ne pentirai”. La ragione è ovvia: chi deve fare per la prima volta un viaggio ne domanda la strada a chi l'ha già fatta e forse anche ha veduto altri a farla. E quale viaggio può trovarsi più difficile che il cammino sempre insidiato della perfezione cristiana? Gesù Cristo ha fondato la Chiesa come Società gerarchica; vi è chi guida e regge; perciò sempre dobbiamo rivolgerci ai rappresentanti di Dio, che hanno le grazie di ufficio. Dio nei casi ordinari non parla alle singole anime; ma si manifesta nei suoi ministri. Quando San Paolo, su la via di Damasco, atterrato da cavallo, domandò: “Signore, che vuoi che io faccia?”, Gesù Cristo gli rispose: “Alzati, entra in città, lì ti verrà detto che cosa devi fare”. Là il Signore gli mandò Anania che lo istruì e battezzò (cf. At 22,6-16).[...]
Le doti del Direttore spirituale
Il Direttore spirituale. In lui si richiedono:
a) Scienza teologica, morale, ascetica e mistica.
b) Discrezione degli spiriti, per la penetrazione degli spiriti; il che richiede molta prudenza nelle decisioni, chiarezza nei consigli, fermezza nell'esigere. Molto importano il dono del consiglio ed insieme la virtù della prudenza.
c) Esperienza di anime. Se saprà diffidare, pregare, esaminare, essa sarà più presto maturata. Vi sono, però, casi in cui è necessario uno speciale lume dello Spirito Santo.
d) Intensa pietà. È la principale dote. Non si può dare ciò che non si ha. Una pietà Cristocentrica, considerando Gesù Cristo Via, Verità e Vita che si ha da vivere in noi, facilita la direzione.
e) Zelo. Farsi tutto a tutti. Non vi è un'anima perfettamente uguale ad un'altra: perciò sapersi adattare. Una buona direzione è lavoro faticoso.
f) Bontà. La vera bontà non spezza la canna incrinata, apprezza le anime pie che aspirano alla perfezione. “Si ottiene più con un'oncia di miele che non con un barile d'aceto”, dice San Francesco di Sales.
g) Profonda umiltà, disinteresse, distacco nelle relazioni con le anime. Dove entra l'umanità non si fa parte allo Spirito Santo. San Lorenzo Giustiniani avverte di non fare un furto sacrilego, cioè di farsi amare anziché portare le anime al Signore.
h) Soprattutto un grande amore alla Congregazione; amore soprannaturale ed illuminato.
Azione del Direttore: a) Conoscere l'anima; b) istruirla in dottrina e pazienza; c) controllare la sua vita spirituale; d) correggere i difetti; e) procedere progressivamente; f) osservare i segreti; g) stimolare al vero lavoro spirituale.
Il Diretto: a) Scelta di un santo Direttore, “tra diecimila” dice San Francesco di Sales; b) piena e sincera apertura di coscienza; c) docilità piena e costante; d) preghiera, discrezione, fiducia, amore soprannaturale.
Particolarità
[...] Commetterebbe un gravissimo errore un Direttore che pretendesse di imporre a tutte le anime i suoi punti di vista, per quanto buoni; peggio se esigesse che tutte seguano un genere di vita da lui creduto il migliore. Il vero Direttore di anime scopre i doni di natura e di grazia, i disegni di Dio, le circostanze, ecc.; egli sa che il vero Direttore è lo Spirito Santo; a noi accompagnare l'azione illuminando, richiamando, esigendo la fedeltà alla grazia ed alla vocazione ed ai doveri quotidiani. Il medico e la medicina non creano, ma aiutano la natura; così il medico delle anime.
È necessario che il Confessore e Direttore spirituale siano la medesima persona? Non è necessario, perché sono due funzioni distinte. [...] È tuttavia molto conveniente che il Confessore ed il Direttore spirituale siano un'unica persona; sarà più facile e più efficace la direzione tanto per parte del Sacerdote che per parte della persona diretta. [...]
Santità e ambiguità dell'amicizia
Un buon Direttore spirituale è l'ideale di un vero amico; quello che si può dire “vero tesoro”. A questo punto conviene una parola per distinguere.
Le sante e le perverse amicizie
È stato scritto che la vera amicizia è una cosa rara e divina, è il segno certo di un'anima nobile ed una delle ricompense visibili annesse alla virtù. “Un amico fedele è una forte protezione, e chi lo trova ha trovato un tesoro. Nulla può essere paragonato ad un amico fedele; il suo prezzo è incalcolabile. Un amico fedele è rimedio salutare; coloro che temono il Signore lo troveranno”. Così parla lo Spirito Santo nel libro dell'Ecclesiastico (Sir 6,14-16). L'esperienza conferma tutti i giorni questa verità. Lo stimolo di un vero amico è uno dei più efficaci per il dominio di se stessi e la pratica del bene. Difatti la vera amicizia, come dice Bossuet, è “una alleanza tra due anime che si uniscono per operare il bene”. La vera amicizia è disinteressata, paziente fino all'eroismo, sincera e trasparente. Non conosce la doppiezza, né l'ipocrisia, loda l'amico per le sue buone qualità, però gli scopre con santa libertà i difetti e le debolezze allo scopo di correggerlo. Non ha nulla di sensuale. Essa apprezza e ama unicamente il valore morale dell'amico. “L'amicizia, dice ancora Bossuet, è la perfezione della carità”. Per questo, non ci può essere vera amicizia se non si appoggia alla virtù. Scrive il P. Lacordaire: “Non posso amare qualche persona senza che l'anima se ne vada dietro al cuore e in mezzo vi passi Gesù. Non mi sembrano intime le comunicazioni se non sono soprannaturali. Quale intimità ci può essere dove non si vede fino in fondo pensieri e affetti che riempiano l'anima di Dio?”. Aristotele distingueva tre specie di amicizie: una fondata nel piacere (sensuale), un'altra nell'interesse (utilitarista), e la terza nella virtù (onesta). Solamente quest'ultima è vera amicizia. Tre sono i principali vantaggi di un'amicizia vera e santa: quello di trovare nell'amico un consigliere intimo, al quale confidiamo i problemi della nostra anima perché ci aiuti a risolverli; un prudente correttore, che ci dirà la verità sui nostri difetti e ci impedirà di commettere innumerevoli imprudenze; un consolatore, infine, che ascolterà con bontà le nostre pene e troverà nel suo cuore le parole opportune per addolcire. Così opera un buon Direttore spirituale.
Come evitare le deviazioni
Ma nel mondo si incontrano talvolta deviazioni pericolose. È necessario essere guardinghi affinché l'amicizia sia contenuta sempre dentro i suoi veri limiti e non esca dall'alveo della virtù. Non si può trovare una forza distruggitrice del bene tanto formidabile quanto una cattiva amicizia. “Comincia taluno - scrive S. Francesco di Sales - coll'amore virtuoso, ma se non sarà molto cauto, vi si introdurrà l'amore vano, poi l'amore sensibile, indi l'amore carnale”.
I segni caratteristici per conoscere che il cuore incomincia a deviare verso la sensualità sono i seguenti: a) il cercarsi senza vero bisogno vicendevolmente; il prolungare per vari pretesti la conversazione;b) il frequentarsi con contatti o corrispondenza; l'appartarsi ed il discorrere misterioso; forse l'amico appare nel sogno, poiché manca il controllo dell'intelletto e della volontà. Infine la passione si manifesta in tutta la sua forza.
Beato Giacomo Alberione |