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LEGGERE E RICORDARE
DON MILANI

 

Parlare di don Milani non è mai stato facile, neppure oggi a quaranta anni dalla morte, avvenuta il 26 giugno del 1967 all’età di 44 anni. Don Lorenzo è ancora uno di quegli uomini che, per le sue scelte nette e coerenti, le sue ferme prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso si trova facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi. A Barbiana, parrocchia fiorentina di una sessantina di anime, don Lorenzo vive dal di dentro i meccanismi che tenevano quei contadini, e come loro tutti i contadini e montanari del mondo, in condizioni di inferiorità. Per lui, prete, la scuola era il mezzo per colmare quel fossato, lo strumento per dare parola ai poveri, dar loro la possibilità di diventare più liberi e più eguali, per difendersi meglio e gestire da sovrani la loro vita: “Vi prometto davanti a Dio che questa scuola la faccio unicamente per darvi un’istruzione e che vi dirò sempre la verità su qualunque cosa”. La maggior parte dei suoi scritti è pubblicata dalla Libreria Editrice Fiorentina. Ora Michele Gesualdi, per la San Paolo, ha curato una nuova edizione delle Lettere di Don Lorenzo Milani Priore di Barbiana. Sono le lettere inviate a direttori di quotidiani e semplici amici, sindaci e vescovi, insegnanti e ministri e, naturalmente, ai “suoi ragazzi”. In esse troviamo le motivazioni profonde del suo impegno pastorale e sociale concretizzato nell’insegnamento, nella lettura critica dei giornali e dei fatti della storia, nell’esortare all’impegno nel sindacato, all’obiezione di coscienza dal servizio militare, all’educazione e correzione fraterna dei sacerdoti e dei... vescovi. Leggere don Milani non è semplice, c’è sempre il rischio di andare in crisi, una salutare crisi! Confrontarci con il suo messaggio può far bene anche a noi, immersi come siamo in una cultura che non fa altro che appiattire valori e desideri, propinare programmi televisivi insulsi (tg compresi), spingere all’usa e getta di prodotti, sentimenti, relazioni. “Combattivi bisogna essere a costo di farsi relegare in una

parrocchia di novanta anime, in montagna, e di farsi ritirare i libri dal commercio, sì tutto, ma senza perdere il sorriso sulle labbra e nel cuore, e senza un attimo di disperazione o di malinconia o di scoraggiamento o di amarezza. Prima di tutto c’è Dio, poi c’è la vita eterna”.
È bene ricordare don Milani, la sua parabola umana, intellettuale e spirituale, è tanto vera e sofferta da rimanere incisa nel cuore. Per chi volesse conoscerla meglio segnaliamo la biografia curata da Mario Lancisi per le edizioni Piemme: Don Milani la vita. Può essere utile rivedere, alla luce della sua testimonianza, quali sono le priorità a cui, come cristiani e come comunità parrocchiali, diamo la precedenza. Verificare se ci accontentiamo di “saziare” la nostra gente con momenti di ricreazione o sport o feste popolari, o piuttosto se sappiamo ancora “accendere” in essa il desiderio di Dio, della verità e dell’amore per gli ultimi, con tanta generosità e passione, con umiltà e fedeltà per poter dire, al di là di ogni risultato: “Noi la Chiesa non la lasceremo mai, perchè non possiamo vivere senza i suoi Sacramenti e senza il suo insegnamento”.

Rosaria G.

 

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