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IL PARADISO È GAUDIO
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Riportiamo una meditazione tratta dal libro Alle Figlie di San Paolo 1929-1933, vol. II, pp. 283-289, nella quale il Primo Maestro parla della gioia del Paradiso: “visione e possesso di Dio”. Il cuore dell’uomo può trovare la felicità che tanto cerca solo in Dio: “Eterna felicità, perchè Sommo Bene”. 1. Lettura della Bibbia: “Guardai e vidi l’Agnello che stava sul monte Sion e con lui centoquarantaquattromila persone che avevano scritto in fronte il suo nome e quello del suo Padre. E udii venire dal cielo un suono simile al rumore di molte acque e al rombo di gran tuono, e il suono che sentivo era come un concerto di arpisti che suonano i loro strumenti. E cantavano come un cantico nuovo dinanzi al trono [...]” (Ap 14,1-5). Oltre che visione e possesso di Dio, il paradiso è gaudio nello Spirito Santo. Lo stato di grazia ci rende membra di Gesù Cristo. Le membra godono di quanto gode il capo, essendo parte ed una cosa sola con esso. Per questo i beati avranno lo stesso gaudio di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Gesù Cristo poi, come Figlio di Dio, ha la stessa gloria e lo stesso gaudio del suo eterno Padre. Non è un altro, ma un unico e solo gaudio, quello dell’anima, sebbene in diversa proporzione: “Intra in gaudium Domini tui” [Prendi parte alla gioia del tuo padrone]. L’uomo tende alla felicità. Questa felicità per soddisfare pienamente il suo desiderio deve essere somma, eterna, piena. Solo Dio può riempire il cuore, non le ricchezze che sono beni esterni e perciò non estinguono la sete del cuore: sarebbe come mettere dell’acqua nelle tasche di un assetato. Non i piaceri, poiché la sete nostra è spirituale, cioè propria dell’anima; volerla saziare di piacere sensuale è come lavare con acqua fresca gli occhi nostri, mentre la nostra gola è riarsa. Non la stima che rimane negli altri, mentre cerchiamo un bene nostro: sarebbe come dare da bere al vicino o all’amico per estinguere la sete |
nostra. Non la virtù né la scienza, poiché sono mezzi e non fine; dire che esse sazino definitivamente l’anima sarebbe come affermare che il sacrificio è felicità e che spendere è acquistare: nei martiri [la virtù] fu gran mezzo per arrivare alla gioia eterna. Dio solo è eterna nostra felicità, perché sommo bene, perchè nostro bene, inammissibile, perché spirituale. “Fecisti nos, Domine, ad te, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te” [Ci hai creati per te, o Signore, e inquieto è il cuor nostro, finchè non riposa in te]; anche i santi avranno riposo solo in cielo. La terra è prova: l’eterno riposo è in paradiso, gaudio eterno. Così la preghiera di Gesù: “Voglio, o Padre, che anch’essi siano dove io vado”. Ed egli è salito al cielo vittorioso. Ma quando? Dopo il Calvario, dopo le condanne di Pilato, Erode, Caifa, dopo gli abbandoni, il tradimento, il Getsemani, Nazaret, l’esilio, Betlemme. Gesù pregò così, prima di incominciare la passione: “Ora vengo a te, o Padre, e questo dico nel mondo, affinché abbiano il mio gaudio in se stessi... Non chiedo che li levi dal mondo, ma che li guardi dal male... Santificali nella verità. La tua parola è verità... Né soltanto per questi io prego, ma per tutti quelli che crederanno in me, per la loro parola: che siano tutti una cosa sola come tu, o Padre, sei in me ed io in te”. E la gloria che mi desti, l’ho data a loro, affinché siano una sola cosa come siamo noi... Padre, io voglio che dove sono io, siano pure con me quelli che mi affidasti, affinché vedano la gloria mia che tu mi hai data, perché tu mi hai amato prima della creazione del mondo” (Gv 17,13). […] 2. Lettura della Bibbia: “Dopo queste cose vidi una folla immensa, che nessuno poteva contare, d’ogni nazione e tribù e popolo e linguaggio. Essi stavano davanti al trono e dinanzi all’Agnello, in bianche vesti e con palme in mano, e gridavano a gran voce e dicevano: ‘La salute al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello! E tutti gli Angeli che stavano attorno al trono, ai vegliardi e ai quattro animali, si prostarono bocconi dinanzi al trono e adorarono Dio, dicendo: Amen! Benedizione, gloria, sapienza, ringraziamenti, onore, potenza e forza al nostro Dio, nei secoli dei secoli. Così sia’ [...]” (Ap 7,9-17). Beato Giacomo Alberione |