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San Paolo e la comunicazione

 

Un week-end molto speciale quello trascorso dal 2 al 4 novembre scorsi: a cominciare dall’accoglienza, presso la casa, dove ci si sente sempre “a casa”. Dedicato alla riflessione spirituale sulla meditazione, come momento privilegiato per entrare in noi stesse a confronto con la Parola di Dio, un dono del quale forse (o senza forse) mai potremo misurarne la profondità. La riflessione di don Vito ci ha fatto intravedere quanto prezioso sia questo dono, ravvivando il desiderio e il proposito di non tralasciarlo, anzi di custodirlo e prenderne coscienza ogni giorno di più. Il giorno successivo abbiamo proseguito il viaggio nella Sacra Scrittura guidate da don Giacomo Perego (ssp), che ci ha comunque consegnate alla guida abbagliante di san Paolo. I diversi punti presentati – l’ascolto; il coinvolgimento dei collaboratori; la “rete delle comunità”; la molteplicità dei mezzi; il “cuore pulsante” della conformazione a Cristo – oltre a introdurci sempre più nel cuore dell’Apostolo, ci hanno fatto

balenare dinanzi agli occhi, e prenderne meglio coscienza le sfide cui siamo chiamati a rispondere tutti, come cristiani prima e tanto più come consacrati.
Attraverso i vari punti abbiamo potuto ripercorrere l’itinerario di Paolo, dall’evento di Damasco, rottura sofferta e drammatica con il proprio passato, all’incontro/scontro con altri mondi e culture; ma abbiamo potuto gustare anche la sua dolcezza, la stima per i collaboratori, la rinuncia a confidare in alcuna forza umana, e nel contempo a non trascurane nessuna che fosse utile all’annunzio.
È stato un momento di riscoperta (la Parola d’altra parte è continua riscoperta) della fantasia, della spregiudicatezza e del coraggio dell’Apostolo, sulla scorta del suo modello, l’Unico della sua esistenza, Gesù. Paolo ha trovato l’ardire di percorrere il suo cammino quasi come sul filo di una lama, facendosi tutto a tutti, fidando nel discernimento che gli veniva unicamente dalla continua vicinanza, dall’unione a Cristo. Nel lavoro di gruppo, che è seguito, ci siamo trovate fra l’altro di fronte alla considerazione che logicamente scaturiva dalle riflessioni precedenti: Paolo è, come ci dice don Alberione, il nostro reale Fondatore: dobbiamo seguirne le orme. Abbiamo tenuto presente questo nel lavoro di approfondimento sui vari punti, dall’ascolto del mondo, ai mezzi per farsi ascoltare, al sentirsi collaboratori coinvolti in prima persona: scaviamo senza paura dentro di noi e troviamo (non da noi stesse, certo) il coraggio di fare il primo passo.
La seconda parte della giornata è stata dedicata alla presentazione e riflessione sull’azione della Chiesa per l’annunzio della Parola, sono emersi i nodi: la necessità di non perdere e non far perdere il legame tra il Gesù della Storia e il Cristo della fede, anche per essere preparati a dare risposta a teorie e mode (vangeli gnostici; presunte scoperte e rivelazioni), che continuamente ritornano enfatizzate dai media; la difficoltà di dialogare con la società, i giovani, le famiglie, il mondo della cultura; il problema di abusi, quali letture arbitrarie e “fai da te” del testo sacro.
Don Perego ci ha ricordato come nel carisma paolino, fin dagli inizi, con intuizione veramente profetica, sono state unite le mense della Parola e dell’Eucaristia, quali oggetto di culto nell’adorazione, e quali fonti irrinunciabili e inseparabili di alimento spirituale; è questo il carisma proprio da attualizzare continuamente, nella capacità di ascoltare il momento presente, per parlare la lingua di chi ci sta di fronte senza dimenticare chi siamo, ed “inventare” di volta in volta gli strumenti più utili alla Parola che dobbiamo servire.
Devo dire che quest’ultima parte della riflessione mi ha messo molto in crisi, cosa in sé d’altra parte anche utile. Sarò all’altezza dei compiti e delle sfide che ci attendono? Per fortuna l’atmosfera si è distesa con la comunione e condivisione della sera, e ancor meglio con il pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo nel giorno seguente, quasi a dire: non siamo soli ad affrontare quello che ci aspetta, e questo non soltanto per gli impegni per i quali abbiamo attinto nuovo entusiasmo, ma anche per le temibili trappole del quotidiano. Come sempre in queste occasioni il tempo ci è parso troppo breve, ma d’altronde, il lavoro comincia adesso.


Elena G.

 

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