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SEMINATORI DI BENE

 

Riportiamo una meditazione tratta dal libro Alle Figlie di San Paolo 1929-1933, vol. I, pp 174-179, nella quale il Primo Maestro ci invita a riflettere su cosa stiamo seminando e su cosa raccoglieremo in questa vita e poi nella vita eterna:“Ciò che l’anima religiosa semina è il granello che darà il cento per uno; e ognuno mieterà ciò che avrà seminato”.

Mettiamo questo ritiro sotto la protezione della Madonna del Rosario. La Madonna del Rosario deve darci il progresso nelle virtù: più fede, più speranza, più carità, più santità. Chi dice sempre rosari, rosari e rosari, a poco a poco ottiene. Il rosario è stato sempre caro a tutti i santi e alle suore. Le suore che amano il santo rosario trovano sempre modo di recitarlo. In istrada, non c’è altro da fare? Tirano fuori il rosario. Sono distratte, la testa è nelle nuvole? C’è proprio il rosario. A Vespro sono rauche e non possono cantare? C’è il rosario da dire. Quelle che amano il rosario, al mattino le vedete andare in chiesa con la loro corona già in mano. Finita la giornata, alla sera c’è ancora un po’ di tempo? Dicono ancora una decina di rosario. Che la corona sia sempre in mano, e le Ave Maria fioriscano sempre sulla bocca. Per le suore che amano il rosario, esso è una medicina che preserva e guarisce, un sale che condisce ogni vivanda, un pane che entra in ogni pasto. Sui campi di battaglia si recita il rosario; i naviganti in pericolo recitano il rosario; le anime tentate ricorrono al rosario; i moribondi, si assistono col rosario; i morti, alla sepoltura sono ancora accompagnati dal rosario. Beati quelli che dicono sempre il rosario! Domandate alla Madonna, la grazia della perseveranza nel recitare bene il rosario.

Si raccoglie ciò che si semina

L’argomento del ritiro è questo: «Quae seminaverit homo, haec et metet: Ciò che ha seminato l’uomo, questo mieterà». Gesù amava molto le parabole della semina e della semente e ne ha narrate cinque. Raccontò, per esempio, quella in cui dice che un contadino ha gettato il seme nel suo campo e poi non vi bada più, mentre il seme barbica, cresce, produce l’erba, poi la spiga e in essa il frumento ben maturo, senza che l’uomo se ne sia più dato pena. Gesù con questo voleva dire: le anime che sentono volentieri la parola di Dio e l’accolgono nel loro cuore, ancorché dopo debbano badare ad altro, essa vi si sviluppa e porta più santità, più fede, più speranza, più carità, più desiderio di operare il bene e un bel giorno vi saranno i frutti, che sono le opere più grandi, gli atti di virtù maggiori, i sacrifici più meritori, ecc. Gesù ha raccontato la parabola del buon seme e della zizzania, quella del seminatore che sparge il seme e in parte cade lungo la strada, parte in luoghi sassosi, parte fra le spine e parte in buone terre, ove fruttifica il cento per uno, il sessanta o il trenta. Gesù amava narrare le parabole del seme, perché il seme è molto adatto a far comprendere lo svilupparsi della vita spirituale nelle anime. Il “quae seminaverit homo, haec et metet” non dobbiamo intenderlo solo nel senso materiale; lo Spirito Santo ci dice, che dobbiamo intenderlo nel senso spirituale. Nel senso materiale è facile intendere, che chi vuol raccogliere frumento, semina frumento; chi granoturco, semina granoturco; mentre chi semina triboli e spine non pretenderà di raccogliere uva. Quando in un’aiuola seminate lattuga, non pretenderete di raccogliere prezzemolo; or questo è chiaro nel senso materiale. Un contadino si fa il suo piano e se vuol raccogliere una data quantità di frumento, non seminerà orzo o avena.
Ebbene che cosa volete raccogliere? Volete la corona, l’abito, la verginità, per somigliare alla Madonna? Allora non seminate vizi, ma purezza, fede, pensieri casti. La madre terrena in paradiso non starà con le vergini; solo la Madonna ha unito in sé le due prerogative: quella della maternità e quella della verginità. Chi vuol raccogliere grano per il granaio celeste, semini opere buone; chi semina zizzania con il grano, chi semina peccati, raccoglierà fuoco e tempesta; chi semina freddezza, raccoglierà purgatorio. In paradiso si distingue bene chi ha seminato obbedienza, umiltà, amor di Dio. Che abbondanza di frutti, che ricchezza di meriti! Ma per coloro che hanno seminato peccati, che orribile inferno! “Quae seminaverit homo, haec et metet!”. Distingueremo questo in cinque punti, considerando nel primo punto: i pensieri, i sentimenti, le parole e le opere. I pensieri: vi sono delle figlie, che sono tutte sante nella mente e dal mattino alla sera, si può dire che sono tutte occupate nel bene, nello zelo, nella pietà, nell’apostolato, nello studio; la loro mente è sempre serena come un cielo limpido, mai rannuvolato. Altre invece non hanno che pensieracci e divagazioni e la loro giornata è sempre indecisa, agitata, perché la loro mente è sempre come un cielo che annuncia la tempesta.
Che cos’è questo pensare retto o storto? Prendiamo le parole di S. Agostino: “I pensieri, i sentimenti, le parole e le opere sono la semente che noi seminiamo per l’eternità” . Noi seminiamo continuamente. Anche adesso i pensieri continuano a passare nella nostra mente; quanti ne seminiamo in un giorno? Dai sette anni, cioè da quando abbiamo avuto l’uso di ragione, quanti pensieri retti o storti sono passati per la nostra mente? Chi li può contare? La mente ha un lavorio incessante: è impossibile contare tutti i pensieri di un solo giorno; ma lassù sono scritti, perché noi li abbiamo seminati e al giudizio ci troveremo davanti un campo sterminato, pieno di erbacce e di zizzania o di buon grano. Qui si semina, là si raccoglie; la mietitura sarà conforme a ciò che si è seminato. Ora dei pensieri passati nella mente, non ci rimane neanche il ricordo, pare che tutto debba finir lì, ma lassù maturerà tutto. E i sentimenti? Oh, il cuore è una tempesta, un vero semenzaio! E qui superbia, là invidia, e qui ambizione, lì avarizia: è un mulino a vento in continuo lavoro. Chi conta i sentimenti che passano nel nostro cuore? I sentimenti di devozione, gli atti d’amore, gli atti di fede, le lotte interne, le giaculatorie, gli atti di speranza, i buoni desideri, chi può contarli? Sono tutti annunzi di frutti di buon grano, di buona semente per il granaio celeste. Alle volte qualcuna potrà dire: “Io non vorrei più seminare niente”. No, non è possibile; seminiamo sempre; difatti anche se noi ci fermiamo il tempo passa, mentre noi anche inavvertitamente, anche nel sonno continuiamo a seminare. Dopo l’uso di ragione chi ha contato le parole che abbiamo proferito? Sarebbe un problema difficile contarle! E dopo pronunziate non è tutto finito; sono soltanto seminate, e se erano buone produrranno il cento per uno, ma se non erano sante, quale tremendo cumulo di responsabilità! Come si fa a seminare? Tutto è seme gettato, persino il riposo offerto a Dio. Noi seminiamo sempre o roba da inferno, o da purgatorio, o meriti da paradiso.“Quae seminaverit”! Perché dice: “ciò che ha seminato”? Perché Dio non costringe a seminare e noi siamo liberi di seminare quel che vogliamo. Or Iddio ci aspetta per premiarci o per castigarci di ciò che avremo seminato: dunque se ti perdi è per tua colpa, se ti salvi è per tuo merito [perché hai corrisposto alla grazia]. Noi siamo liberi e possiamo fare come Eva che ha seminato semi amari ed ha raccolto frutti amarissimi, come Caino che ha seminato invidia ed ha ucciso Abele.
Vi sono nella stessa famiglia delle figlie che seminano il buon grano, altre la zizzania. Chi in gioventù ama la povertà, andrà ricco in paradiso; chi cerca lode troverà disprezzo: “Dispersit superbos” [Ha disperso i superbi]; chi studia sarà capace di insegnare; la buona figlia sarà una buona suora; chi vive nella tiepidezza, andrà in purgatorio; chi semina peccati si sentirà dire al giudizio da Dio: “Va’ lontano da me, o maledetto, nel fuoco eterno”. Chi è invidioso troverà invidia; chi si fa ignorante, impara e chi crede di sapere, sarà confuso: “Divites dimisit inanes” [Ha rimandato a mani vuote i ricchi]. Chi disprezza, sarà disprezzato; chi compatisce, sarà compatito; il peccatore pentito, sarà perdonato; chi si ostina anche nei piccoli difetti, li porterà sino alla fine. Chi sarà disobbediente, troverà disobbedienza; chi ama la croce, sarà consolato; chi cerca consolazioni, non ne avrà. Bisogna umiliarsi. Mieterete ciò che avrete seminato. L’anima, che ama molto Gesù Eucaristia, andrà molto vicina a lui in paradiso. L’anima, che ama generosamente Dio, avrà in cambio una misura colma che si riversa. Le figlie che sono proprio obbedienti, avranno da Dio la grazia di consegnarsi interamente a lui e gli attireranno un giorno un esercito di vocazioni. Mieterete ciò che avrete seminato. Chi semina parole buone, sentirà sempre consigli e capirà le prediche; chi semina male, non capirà mai niente. Chi tace ed è meditativo, finisce per capir tutto, diventa saggio e, in mancanza di sacerdoti, è capace perfino a predicare. Chi parla sempre, è una zucca vuota; chi è umile, è come un miele dolce, attira a sé tutte le anime. Quando mieteremo? Due volte: una volta in vita e una volta in morte.
In vita si raccolgono le opere della gioventù, perciò se una è stata buona scolara, più tardi insegnerà bene. Vi sono delle figlie che sanno fare un po’ di tutto: sanno di macchine, di elettricità, di legatoria, di orto, di libreria, di cucina, di musica, di cucito, di propaganda, di beneficenza, ecc., insomma se la cavano in tutto; queste raccoglieranno quel che hanno seminato. Le anime altere non imparano e non raccolgono. Nella vita si raccoglie ciò che si è seminato in gioventù. Ma quando si conduce una gioventù poco retta e pigra, si ha una maturità arruffata, tiepida, piena di fastidi, perché nella vita si raccolgono i frutti della gioventù, e nell’eternità si raccoglie il frutto di tutta la vita. Passa una figlia che ha seminato parole sante, pensieri casti, essa vigila sulla sua anima come una mamma premurosa vigila sulla sua bambina, perché non abbia a farsi male. Vigila sul suo cuore, perché dalla mattina alla sera vi sia in esso una fioritura di rose e di gigli. Vigila sulle sue azioni, perché siano sempre animate da retta intenzione. C’è un’altra figlia, invece, negligentona, distratta, che semina un po’ di buon grano quando va in chiesa, e poi rovi, spine, ortiche, zizzania. Non ha che parole disordinate, pensieri e sentimenti storti, fa tutto male. Sia l’una che l’altra, dopo un periodo più o meno lungo, alla fine della vita, si troveranno davanti a Gesù. La prima ha portato con sé un cumulo di opere buone che avrà sempre con sé e le staranno sempre dappresso formando il suo paradiso. Porterà un cumulo di piccole vittorie, di atti d’amore, di virtù, di rinunzie, che formeranno la sua gloria. L’altra non porta con sé nulla, ha le mani vuote di meriti. E se non ha seminato durante la vita, volete che semini in punto di morte? Potrà anche salvarsi, costei, ma appena a stento, non ha la gloria della verginità, né quella del dottorato, né dei santi confessori, né dei martiri, né quella dello zelo delle anime apostole. Ha seminato zizzania, la sua testa è stata un mulino a vento, ha seminato parole inutili, chiacchiere, cattivi esempi, avrà da scontare una pena lunga e poi entrerà in paradiso a stento, starà vicino alla porta, e delle sue opere, che dovrebbero formare la sua gloria, si prenderà ben guardia di parlarne. Ciò che l’anima religiosa semina è il granello che darà il cento per uno; e ognuno mieterà ciò che avrà seminato.

Beato Giacomo Alberione

 

 

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