amici che con i parenti più prossimi, per i quali si hanno rancori, antipatie e odi. Il demonio tenta sempre e cerca di farci violare proprio quello cui siamo più tenuti, perciò tanti urti in famiglia perchè egli sa il suo mestiere, sa cosa deve far trasgredire per accaparrarsi le anime. Nella carità egli cerca che si rompano i vincoli di bontà fra quelli che sono più prossimi per far trasgredire ai comandamenti di Dio. Quali sono i doveri della carità di famiglia? Prima quelli che riguardano la misericordia spirituale, poi quella materiale. Insegnare agli ignoranti: la sorella maggiore insegni il catechismo, dia il buon esempio, preghi, sorregga e corregga la più piccola. Chi è più forte aiuti il più debole. È molto importante questa opera di carità. Altro: consigliare nei dubbi, consolare nei dispiaceri, confortare nelle amarezze, incoraggiare nella virtù, far amare e raccomandare i doveri di preghiera e di lavoro. Non sgridare soltanto, ma prendere quella figliuola dalla parte del cuore e con pazienza farle intendere la bellezza della virtù, farle comprendere come si adempiono i doveri, le preghiere, l’esame, incoraggiandola, proprio con carità spirituale. Se non amiamo e non abbiamo carità con le sorelle, che sarà con gli altri? Quanti cristiani scandalizzano anche i non buoni, perchè non hanno carità con i più prossimi? Vogliatevi tanto bene! Vi sono poi le opere di carità corporale: vi è una che non può? Aiutatela! Non sa? Aiutatela! Vi è chi può trovarsi in qualche difficoltà di famiglia, aiutatela secondo la possibilità. Date la mano, insegnate, prestate qualche servizio con carità, vogliatevi bene, sopportatevi, compatitevi! Bisogna sopportarsi: “Ma egli ha cinque difetti”. E tu ne hai sei, e se egli ne avesse anche tre, la virtù sta nel sopportarlo. Bisogna che sappiamo sopportarci senza dirlo a tutti; dove non dobbiamo sopportare è nel male, ma dove dà solo un po’ di fastidio a noi, bisogna sopportare. L’avete questa carità? Pregate per la santificazione dei membri della famiglia? Quando una sorella sbaglia, ne parlate subito ridendo o pregate per lei? Pregate per la santificazione delle sorelle? Il maggiore fervore in casa è una ricchezza spirituale di cui tutti partecipano, perchè ottiene più grazia. Preghiamo noi per crescere, per conservarci nella virtù, per santificarci, perchè possiamo fare una famiglia sola in paradiso con Gesù e la santa Madonna? «Orate ad invicem» [Pregate gli uni per gli altri].
Vi date buon esempio a vicenda nel parlare, nei doveri, nella diligenza, nella modestia, nell’umiltà, nei modi di fare? Riuscite di edificazione le une alle altre? Vi fate del bene a vicenda? Pregate le une per le altre? Questo è tanto gradito al Signore, che preghiamo a vicenda, che ci diamo il buon esempio. E sapete correggervi, e prendere in pace le correzioni? C’è chi lo fa con sì bel modo che fa piacere. Vi sono sorelle così gentili, attente, che hanno tanta grazia, che correggono con tanta amabilità, che tutte prendono in bene la correzione. Siamo così? Altre hanno la mano foderata di pelle di riccio e che dove toccano scorticano, hanno la lingua che dove arriva punge, dove dicono mordono. Bisogna fare attenzione: vi sono tanti modi di correggere con belle maniere. Ci sono quelle che sono furbe e prendono alle spalle. Per esempio prendono occasione da una festa. “Andiamo a confessarci, faremo una bella confessione e diremo proprio tutto: la lingua lunga, l’impazienza, ecc”. Ecco un modo di correggere senza offendere, prendendo alle spalle. Vi sono delle sorelle anche più giovani, ma che sanno proprio far del bene, perchè sono illuminate del Signore. Vi sono delle sante industrie che [aiutano a] vincere, correggono indirettamente, senza asprezze. Siete capaci a fare una correzione? Sapete custodirvi a vicenda dal male?
Vi sono delle sante industrie per custodirci dal male. È un libro che non va? Si ritira con bei modi e se ne mette subito in mano uno più bello. Per strada: “Passiamo di qua”. Sembra detto così a caso, ma è una santa industria per evitare alla sorella qualche cosa che può non farle del bene. Quando un’anima fa belle Comunioni, diventa in casa come il sale che dà gusto a tutto: quando le figlie hanno il timor di Dio, diventano sagge e prudenti e fanno bene ovunque. Santa Francesca de Chantal, nel proporre cose da niente, lo faceva con tanta umiltà che nessuno osava opporsi, e quando comandava delle cose difficili lo faceva con tanta forza incoraggiante che nessuno ne sentiva il peso. Così fa il Signore con noi, ci mette il peso sulle spalle, ma subito ci conforta con la sua grazia perchè non ci sentiamo oppressi. La vita religiosa è difficile, i doveri pesano; sappiamo renderli amabili e alleggerirne il peso come Dio fa con noi? Sappiamo essere angeli fra le sorelle? Sappiamo essere come Dio, per le anime? Dio è carità. Preghiamo la santa Madonna che ci dia questo spirito di carità, la carità di famiglia. Con tranquillità esaminiamoci sullo spirito di carità e ricordiamoci che i maggiori meriti li facciamo lì, nelle virtù di famiglia, nelle piccole cose, e che Gesù per trent’anni ha voluto vivere nascosto per esercitare le virtù nella sacra Famiglia. [...] La carità di famiglia è quella virtù che deve dare la dolcezza di vivere insieme. Oh, quanto è buono vivere insieme alle sorelle! Se vi volete bene, certamente la vostra vita è più tranquilla, più serena.
Questa è la carità: volervi bene. Nostro Signor Gesù Cristo [quando era] su questa terra ci ha tanto raccomandato la carità, anzi ha detto che è il distintivo dei suoi figli, dei cristiani: «Da questo vi distingueranno». La carità è benevolenza vicendevole. S. Giovanni, l’apostolo del cuore di Gesù, predicava sempre la carità: «Vogliatevi bene, figliuolini... Se farete questo, basta». Il demonio è odio, Dio è carità: quindi, se noi amiamo veramente il prossimo, siamo davvero figli di Dio. I cristiani si distinguono perché hanno la carità, le religiose devono distinguersi per una maggior carità, amore soprannaturale, intimo, operativo. Bisogna che vi vogliate sempre più bene, ogni giorno attingere carità nella Comunione, ogni giorno distruggere i difetti nella carità e fare opere di carità. E tutto questo perché quel che merita il paradiso è proprio la carità, e Gesù giudicando ne terrà conto. Dunque chi non ha carità con i piccoli, gli infermi, i deboli specialmente, non andrà in paradiso: «Andate via da me ...». La carità non è solo un consiglio, ma un obbligo, un comandamento, il secondo, dunque osservare questo è massimo e gravissimo dovere. Se dite di amare Dio e non avete compassione del prossimo, il vostro amore a Dio conta niente. Non importa distinguersi in altre opere, basta avere umiltà e carità. [...] La vostra famigliuola deve riprodurre la sacra Famiglia che era unita in tutte le circostanze, in Egitto, a Betlemme, al Tempio, ecc. Stare insieme quanto si può; naturalmente qualche giorno si sente ancor più il bisogno di stare unite con le poche sorelle [della comunità] e poi con il pensiero, affetto, interesse, cuore alla Casa Madre. Inoltre la vostra carità solo con le vocazioni che devono ancor venire, con le sorelle del cielo e forse anche del purgatorio: esse vi amano e voi amatele. Amare le bambinette e di più le birichine, le bisognose, le anziane, quelle già passate nell’eternità, e tutta la Casa: avere una carità universale.
Non fare distinzioni: Ma questa è del mio paese! Certo che ci potrà essere qualche minima cosa per cui necessariamente ci si sente più unite, ma questo non viola la carità. “Questa è più garbata”: e noi cosa ne sappiamo se riflette o meno un’immagine di Dio più bella? S. Giacomo dice: «Tu perché vuoi far distinzione tra fratello e fratello?». Non giudicate gli altri perché facilmente potreste sbagliarvi. Se avete delle preferenze, vadano per quelle che ripugnano alla vostra natura. Le simpatie o antipatie sono la distruzione della carità: Ma io le voglio tanto bene, è garbata, gentile, mi dà sempre delle noci. «Se amate solo chi vi ama... sarete da più dei pagani?». Le simpatie e le antipatie sono molto dannose e danno come il tono alle nostre relazioni, per cui si scusano tutti i difetti di una sorella e nessuno dell’altra. “Ma quella è una persona di paradiso, l’altra d’inferno”. Oh, io credo che siano piuttosto tutte e due da purgatorio, cioè che abbiano buona volontà e uguali difetti. Peggio poi [sono] le amicizie particolari, la facilità a stare sola con quella sorella con cui si esprimono certi affetti, si critica, peggio ancora quando si dà scandalo. La carità dev’essere soprannaturale; molti credono di aver carità perché vanno d’accordo con tutti, ma questo è naturale, anzi alle volte è debolezza. Bisogna avere l’aiuto soprannaturale per saper amare bene le sorelle, quindi fede, speranza e carità sono le virtù che costituiscono la santità e si devono sempre chiedere, ma in modo speciale [la carità]: «Major autem eorum est charitas» [Ma di tutte più grande è la carità].
Assistere, ammaestrare, sgridare, far bene la scuola, aiutare le meno intelligenti, confortare sono tutti uffici della carità: quindi aiutare perché si facciano sante. Poi la carità è paziente: ce ne vuole! La pazienza è la virtù che fa i santi. Venendo ognuna ha portato i propri difetti, e la Scrittura dice: «Ut discamus alter alterius onera portare: affinché impariamo a portare gli uni i pesi degli altri». Cosa volete, dei difetti ne abbiamo tutti e questo è certissimo. [Ad esempio] S. Teresina e la sorella che le spruzzava l’acqua sporca in faccia: si vede che non si tratta di sopportare il martirio, ma che queste cose fanno i martiri della vita comune. Alle volte non piace il modo di fare di chi ci sta attorno, ma se lasciamo sfuggire questi piccoli meriti, e poi? Crescete, crescete nell’amore di Gesù, nelle virtù piccole e non pensate a grandi eroismi: quella vita quotidiana di pazienza, maniere buone, condiscendenze è il martirio più bello dello spirito. Poi la carità «benigna est», quando fa un servizio non umilia, non è amara; fate la carità con carità. «Benigna est, non agit perperam, non quaeritquae sua sunt» [È benigna la carità... non manca di rispetto, non cerca il suo interesse]; non cerca la stima, ma il merito davanti a Dio. Vogliatevi dunque bene come tante sorelle nel Signore: quando siete sane e quando siete ammalate, unite e lontane, quando avete il nervoso, quando non c’è la luna e quando c’è, in vita e nell’eternità. La vostra carità deve essere indistruttibile e anche in paradiso umile e piena di gaudio, perchè la fede cessa, la speranza pure, ma la carità mai.
Beato Giacomo Alberione