e tante pene, e dall’altra parte il suo cuore non voleva staccarsi dagli uomini. Che fece Gesù allora? Nella sua immensa carità, egli trovò un’invenzione inaudita: e di andare al Padre e di rimanere tra di noi. L’amore, la carità di Gesù, è il segreto che spiega l’istituzione dell’Eucaristia. Andò al Padre, ascese al cielo, restò tra di noi e anzi moltiplicò la sua presenza. E mentre prima egli era soltanto nella Palestina, oggi si trova in tutte le chiese del mondo in cui è consacrata o si conserva la santissima Eucaristia. Sia benedetto il cuore di Gesù da cui è uscito questo sacramento, chiamato veramente il sacramento dell’amore. Quando si ama, si vuol sacrificarsi per l’amato: il padre fatica e gode del suo sacrificio perché pensa che è suo dovere procurare il pane al figlio; la madre veglia premurosa al letto del bambino infermo e dimentica financo il suo riposo e il suo cibo, perché ama. Quando si ama, non vi è sacrificio, o il sacrificio stesso, se vi è, lo si ama. Ebbene, è quel Gesù che ci ama che ha istituito la santa Messa, ma ci ama non a parole, Gesù ci ama fino al sacrificio, fino a spargere anche l’ultima goccia del suo sangue. “Cum dilexisset suos, qui erant in mundo, in finem dilexit eos: avendoli amati i suoi cari, li amò fino all’estremo”, e cioè fin dove poteva andare, dando se stesso. Si spense immolando la propria vita e “nessuno ha carità maggiore di chi dà la vita per l’amato”.
Inoltre, quando si ama, si desidera l’unione con l’amato, si desidera l’unione più intima, quasi si vorrebbe stare uniti sempre alla persona amata, uniti più strettamente che si può, fare una sola cosa. Vedete certi eccessi delle madri che stringono così fortemente i loro bambini al seno che sembra quasi vogliano immedesimarsi con loro. Ebbene, Gesù ha trovato la maniera di immedesimarsi con noi ed ha istituito la santa Comunione: Io ti mangerei! Gesù dice: Mangia questo pane, bevi questo calice. E ha fatto [di questo] un comando in maniera che chi non mangia la sua carne e non beve il suo calice, non può avere la vita eterna. L’amore dunque del cuore di Gesù è la chiave che spiega l’Eucaristia. Abbiamo noi fatto sempre bene la Comunione? Una grande preoccupazione, un gran timore è questo: si faranno sempre bene tante Comunioni? Gesù viene per amore a noi e noi andiamo per amore a lui? Con retta intenzione, con fede? Con purezza di coscienza? E non parlo della purezza che essenzialmente si richiede, cioè esenzione dalla colpa, ma anche della mondezza dal peccato veniale. Si dice sempre l’Atto di dolore prima della Comunione? Si eccita sempre bene il cuore al massimo fervore? Oh, coloro i quali si comunicano spesso, quante grazie ricevono! Ma coloro che si comunicano freddamente... S. Paolo dice: “Molti sono imbecilli e dormono”. E questo lo dice nel seguito della lettera di cui abbiamo letto finora una parte. E perché? Perché il loro modo di comunicarsi è languido, è freddo. E allora sorgono i venti delle passioni, specialmente la superbia, l’invidia, la pigrizia spirituale: ed ottengono vittoria! Se non altro coprono il cuore il quale non ha più vita né energia. Ah, quante Comunioni fredde fra le anime consacrate a Dio! Ripetiamo: perché Gesù ha istituito l’Eucaristia? Per amore. E volete sapere perché tante anime, sebbene si comunichino spesso, non si fanno sante? Perché non hanno amore nel comunicarsi.
Cantiamo un inno per impetrare la grazia del fervore nelle sante Comunioni, affinché esse siano sempre sante: Benediteci, o Signore. E poi domanderemo perdono al Signore per il passato. E per l’avvenire? La grazia che tutte le Comunioni [fatte] in questa chiesa, che tutte le Comunioni dei nostri figliuoli e dei cooperatori, e dei parenti e di tutti i cristiani siano Comunioni sante. Facilmente ci comunicheremo in punto di morte come ci comunichiamo in vita. Chi desidera far bene la Comunione ultima, a modo di viatico, faccia bene, per carità verso se stesso, le Comunioni della vita, anzi di ogni giorno, e sarà contento. [...] Leggiamo il tratto di Vangelo: “In quel tempo disse Gesù alle turbe dei giudei: La mia carne è veramente cibo ed il sangue mio è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui... come io vivo per il Padre, così chi mangia di me, vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non però come [la manna che] mangiarono i padri nostri nel deserto e morirono. Chi mangia di questo pane vivrà in eterno”. Consideriamo come Gesù nell’Eucaristia sia la nostra vita. S. Tommaso [d’Aquino] riduce a quattro gli effetti della santissima Eucaristia, e dice: “La santissima Eucaristia ripara le forze perdute, aumenta la grazia, conforta, consola”. L’Eucaristia ripara le forze perdute. Adamo perdette tutte le forze spirituali per causa del suo peccato, e noi, di conseguenza, siamo veramente deboli, anzi feriti, come quell’uomo che cadde in mano ai ladri che lo ferirono, lo spogliarono e lo lasciarono mezzo morto sul ciglio della strada. Ebbene, quella forza spirituale piena di carità che Adamo ha perduto, Gesù nell’Eucaristia la ripara pienamente. Anzi la sua redenzione, per mezzo della croce e dell’Eucaristia è sovrabbondante. Dopo il peccato originale noi molto facilmente cadiamo in mancanze, siamo molto inclinati al peccato. L’Eucaristia ripara le forze.
E tu, o anima, sei caduta in qualcuna delle solite mancanze? Ieri, per esempio, sei stata neghittosa nel bene, ti sei lasciata trasportare dalla superbia e da altri difetti? Giunta la sera facendo l’esame di coscienza hai già chiesto perdono? I piccoli peccati, le piccole negligenze sono come tante ferite che ci dissanguano, tolgono il sangue dalle nostre vene, ma tu stamattina riceverai Gesù, il suo sangue riparerà il sangue perduto e ti restituirà nuove forze. Sarà una trasfusione di sangue nuovo e buono e divino. Va’ alla Comunione. L’Eucaristia aggiunge nuova grazia, cioè vita spirituale. Quando noi facciamo la Comunione, ci facciamo un gran merito, non c’è opera che sia tanto meritoria come la santa Comunione. Il religioso ha tante virtù da esercitare. Colui che mira al sacerdozio ha tanti doveri, specialmente il perseverare. Ebbene, l’Eucaristia ben ricevuta, la Visita ben fatta, la Messa ben sentita sono molto di merito. Non c’è nessun’altra opera, fra le tante opere di religione, che ci guadagni tanti meriti. La Comunione, specialmente se unita alla santa Messa, è il più grande suffragio che noi possiamo dare come individui alle anime del purgatorio. La Comunione è la più grande delle opere che noi possiamo fare nella giornata e perciò dobbiamo riguardarla come il mezzo principale per aumentare la grazia, per aumentare la gloria in cielo. La Comunione conforta. La confessione ha cancellato il peccato, ma rimane la debolezza, e chi conforterà? L’Eucaristia, la Comunione: “Omnia possum in eo qui me confortat” [Tutto posso in colui che mi dà la forza]. La Comunione è il segreto della fortezza dei martiri, la Comunione germina i vergini; tutti i santi specialmente dei primi tempi della Chiesa furono corroborati da questo santo Sacramento. Ed oggi si raccomanda la frequenza alla Comunione in modo particolare alla gioventù perché la Comunione è una grande forza.
L’arcangelo aveva detto al profeta: “Svegliati, alzati, mangia di questo pane, bevi di quest’acqua, perché la strada che hai da fare è lunga”. Ed egli obbediente alla voce dell’angelo si satollò abbondantemente e poté camminare per tanti giorni, fino al monte santo di Dio. Oh! sì, noi abbiamo iniziato la nostra vita spirituale, diciamo così, con la Comunione, quella che abbiamo fatto con coscienza, che ci han fatto fare ai sette o agli otto anni. Noi chiuderemo la vita col Viatico. Ma qual è il viatico della vita, non dico dell’eternità, [ma] della vita? La Comunione è il cibo dell’anima come il pane per il corpo. Oh sì, se aspirate all’osservanza dei voti religiosi: la Comunione! Gesù venendo in noi porta più mozione al cuore, fa comprendere la bellezza della virtù e ci attira. Se un giorno aspirate a celebrare bene, comunicatevi bene. Le Comunioni nell’anno sono come tanti piccoli gradini per cui incessantemente si ascende al monte santo di Dio. La Comunione consola. Sì, quando siamo sconfortati, oh, quale dolcezza inonda l’anima subito dopo che si comunica intimamente con Gesù! Gesù parla all’anima. Quando andiamo in chiesa per l’adorazione, quando ascoltiamo una Messa in più, sembra che la nostra croce quotidiana, cioè i quotidiani doveri, siano portati da Gesù in gran parte: egli è il divin cireneo che si mette con noi e porta la parte più pesante. Quando un’anima è eucaristica, vive sulla terra una vita che è come un preludio di cielo.
Panem de coelo praestitisti eis, omne delectamentum in se habentem: Il Signore ha dato a voi un pane celeste che ha ogni sapore, come la manna del deserto; si adatta al nostro gusto, al nostro palato, cioè ai nostri dolori, a tutti i bisogni che ha l’uomo sulla terra. “Cognoverunt eum in fractione panis”, i due discepoli di Emmaus non conoscevano Gesù, ma quando Gesù prese il pane, lo spezzò, lo consacrò e lo diede a loro, essi conobbero Gesù. Non c’è modo di imparare tanto, di conoscere meglio Iddio, e di conoscerlo in modo simile con cui lo conoscono i beati in cielo, che l’Eucaristia: venire al Tabernacolo. Oh, Tabernacolo santo, circondato da angeli, permetti anche a noi di accostarci a te, a quel divino prigioniero d’amore che abita in te! Gli occhi della nostra fede si fissano su quel Tabernacolo e guardano dentro fino alla sacra pisside. Noi uniti agli angeli ti adoriamo e più fortunati degli angeli ci comunichiamo. Domandiamo la grazia di fare bene la Visita al santissimo Sacramento, veniamo al santo Tabemacolo con molta umiltà: ora raffiguriamoci di essere i pastori che vanno a Betlemme, ora i magi che sono guidati dalla stella della fede a Gesù, ora la Maddalena che va ai suoi piedi, ora il povero cieco che gli domanda la vista, ecc. Molte volte è più facile in una maniera e qualche volta è più facile in un’altra. Per questo dividiamo l’adorazione in tre parti, secondo l’ordine via, verità e vita. Adesso prima di tutto preghiamo per avere la grazia di far sempre bene la Visita.
Beato Giacomo Alberione